L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (2)

L’essere in quanto tale si esprime nell’Uno (contrapponendosi al Nulla — lo zero — che in realtà è un non-numero): l’Uno contiene in sé potenzialmente tutti i numeri, come l’essere ha in sé tutta la manifestazione allo stato seminale: ciò si esprime simbolicamente nel numero Quattro. Per questo la prima descrizione cosmogonica di Timeo riguarda i quattro elementi (ben altra cosa, s’intende, da quelli fisici). Nel pitagorismo il Quattro ha un’importanza capitale. L’Uno è il punto, il Due il primo numero rettilineo, il Tre il primo triangolare, il Quattro è il primo piramidale (quattro sono gli spigoli di un tetraedro): esso esprime quindi lo spazio. È la prima potenza (22) ed inoltre la somma dei primi quattro numeri dà Dieci (1 +2 + 3 + 4= 10), simbolo del tutto: il Dieci è dunque il triangolare del Quattro, come esprimeva la divina tetraktys:


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Che nel Dieci si riveli il Quattro lo troviamo ancora nella cifra romana (X), a forma di croce, collegando la croce appunto il Quattro alla manifestazione. La natura degli elementi del discorso di Timeo è resa comprensibile allorché egli dice che tra quelli estremi (terra e fuoco) gli altri due (acqua e aria) si pongono come due medi di una proporzione matematica. La necessità di due medi è data dalla natura ‘solida’ (cioè tridimensionale) degli elementi stessi: in sostanza si vuole dire che due numeri cubici (in particolare i primi due cubi: 8 e 27) non possono essere collegati proporzionalmente da un solo numero, ma da due:

23 : (22)3 = (22)3 : (32)2 = (32)2 : 33

cioè

8: 12= 12: 18 = 18:27

Questa proporzione, mediando tra il binario e il ternario, costituisce il nocciolo della prima descrizione cosmogonica, secondo l’essere: da tale proporzione nasce tutta la costruzione demiurgica del mondo archetipale, sviluppato nella seconda descrizione di Timeo. È lo stadio dell’anima mundi,
l’essere intermedio che partecipa sia della natura dell’identico sia della natura dell’altro: è cioè fuori dal tempo e dalla generazione ma, avendo in sé una molteplicità di rapporti, non è più l’unità originaria.

In questo stadio della realtà il numero non è quantità ma qualità: non è cioè indefinita enumerazione ma una serie discreta (vale a dire non continua) che esprime l’ordine primigenio, l’armonia appunto. Quest’armonia numerica è tutto quanto si può estrarre dalla proporzione primordiale sopra riportata: i numeri esclusi da essa non faranno parte dell’harmonia mundi.

Il demiurgo parte da due progressioni di quattro termini l’una: la prima è una proporzione geometrica che comprende l’unità e le prime tre potenze del Due:

1 : 2 = 2 : 22 = 22 : 23 cioè 1:2:4:8

la seconda (anch’essa proporzione geometrica) sempre l’unità e le prime tre potenze del Tre:

1 : 3 = 3 : 32 = 32 : 33 cioè 1 : 3 : 9 : 27

Da queste due serie, che simbolizzano i primi due elementi (terra e fuoco), si ricavano le due serie dei medi secondo il procedimento illustrato più sopra.

Gli spazi restanti sono riempiti con il τονος (9/8 = 32/23) e con la ‘particella’ (λεῖμμα 256/243 = 28/35). Riportando questi rapporti su corde di corrispondente lunghezza otteniamo 34 suoni, disposti su una gamma diatonica di quattro ottave più una sesta.

Osservando con attenzione la tabella si noterà che le potenze del Due (terra) operano passivamente, spostando su altezze diverse (oggi diremmo su altre ottave) suoni simili: le potenze del Tre (fuoco) creano invece attivamente suoni nuovi: la duplice attività origina un insieme di natura circolare, la gamma eptatonica che, pur potendo continuamente evolvere su altezze diverse, finisce là dove principia. Timeo accenna simbolicamente a ciò descrivendo l’operazione con la quale il demiurgo piega circolarmente la gamma: in realtà essa è già stata creata circolare, poiché nella proporzione primigenia le potenze del Due e del Tre, incernierate sull’Unità, si comportano come un compasso (il lambdoma); lo vediamo nella forma che ci consegna Francesco Giorgi Veneto nella sua Harmonia mundi (Venezia 1525):

Poiché il cerchio è simbolo dell’uovo cosmico, dell’Uno-Tutto, il compasso quale attributo del dio ordinatore è notevolmente diffuso; così lo ricorda Dante:

[…] Colui che volse il sesto

allo stremo del mondo, e dentro ad esso

distinse tanto occulto e manifesto

(Paradiso, XIX, 40-2)

Nell’emblema principale della moderna massoneria troviamo riuniti i due strumenti dell’attività creatrice e ordinatrice divina: il compasso con cui Egli tracciò il Cielo (il cerchio) e la squadra con cui tracciò la Terra (il quadrato); ma come il Cielo comprende la Terra, così il compasso (sempre nella simbolica massonica) viene aperto al massimo a 90°, e in tal caso coincide con la squadra, rappresentando il dominio perfetto dello spirito sulla materia. Ritroveremo questi simboli nella Atalanta fugiens di Michael Maier.

Autore: Bruno Cerchio
Pubblicazione:
Il suono filosofale. Musica e Alchimia
Editore
: Libreria Musicale Italiana (Musica Ragionata, 2)
Luogo: Lucca
Anno: 1993
Pagine: 14-18; 85
Vedi anche:
L’Harmonia Mundi e la ricomposizione dei misti (1)

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