Strage degli innocenti

Fonti

Nel Vangelo di Matteo, il racconto della stra­ge degli Innocenti segue quello della fuga in Egitto. Furente per essere stato giocato dai Magi che non sono tornati a riferirgli del loro viaggio a Betlemme, Erode, che sente il suo trono minacciato dalla nascita del «Re dei Giudei», per essere sicuro che Gesù non gli sfugga, ordina di uccidere tutti i bambini di due anni «a Betlemme e in tutti i suoi dintor­ni». L’Evangelista si è ispirato ad una profe­zia di Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Ra­chele piange i suoi figli» (Ger 31,15). Nel li­bro di Geremia, questo brano allude a Ra­chele, madre degli Ebrei del nord, che si la­menta sui suoi figli esiliati, ma qui è interpre­tato come profezia della strage dei bambini di Betlemme, la città in cui si trova la tomba di Rachele. Inoltre, la strage degli Innocenti ha molte analogie con l’assassinio dei figli d’Israele annegati nel Nilo per ordine del Faraone, preoccupato dalla rapida crescita del popolo ebraico.

Comunque, il culto dei Santi Innocenti è diventato molto presto popolare in Occi­dente, e ha continuato ad espandersi fino al Medioevo, quando gli furono dedicati molti edifici religiosi. Il tema ha ispirato in modo particolare gli artisti romanici.

Iconografia

In generale, la strage è rappresentata con una serie di duelli fra i soldati di Erode e le madri che cercano di proteggere i figli. Que­sti ultimi vengono uccisi in modo barbaro: infilzati, decapitati, tagliati in due. Per ren­dere il carattere drammatico e odioso della scena, gli artisti non hanno esitato di fronte a nessun particolare, neppure il più maca­bro. A volte, Erode assiste personalmente al massacro.

Molti capitelli illustrano questo tema. Nella cattedrale di Saint-Lazare ad Autun, una madre nuda, coi capelli dritti come una furia, minaccia con un coltellaccio Erode, che ha afferrato il suo bambino per i capelli e sta per ucciderlo con un’ascia. Nel chiostro di Moissac Erode, con gli attributi della rega­lità, la corona sul capo e lo scettro in mano, è attento spettatore della strage. Contro i muri di una torre che rappresenta Betlemme, si accatastano i cadaveri. Composizioni simili compaiono sulla porta Miégeville della chie­sa di Saint-Sernin a Tolosa, sulla porta di San Michele della cattedrale di Poitiers o nella cappella di Saint-Caprais di Agen, dedicata ai Santi Innocenti.

La scena s’incontra anche su molti por­tali romanici, fra cui quelli di Notre-Dame di Étampes, della cattedrale di Le Mans e di Notre-Dame di Saintes. In quest’ultimo, sui numerosissimi cunei di un archivolto, viene ripetuto uno stesso motivo: un solda­to che uccide un bambino; tuttavia ogni cuneo è diverso dagli altri. La scena è stata rappresentata anche dai pittori. Ricordia­mo, per esempio, gli affreschi di Brinay, nel Cher, tanto espressivi quanto realistici.

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Brinay (Berry): Strage degli innocenti 

Le raffigurazioni della strage sono molte­plici anche fuori della Francia. Ci limitere­mo a citare gli affreschi della chiesa di San Isidoro a León, quelli di Stiepel, in Westfalia, il soffitto dipinto di Zillis, le porte di bronzo della cat­tedrale di Pisa, o ancora la facciata della chiesa di Santo Domingo di Seria.

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Zillis (Svizzera), soffitto dipinto: Strage degli innocenti

 

Dizionario di Iconografia Romanica, Jaca Book, Milano 1997, pp. 350-351

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