Stefano

Fonti

Santo Stefano è conosciuto soprattutto per il discorso riportato dagli Atti degli Apostoli (At 7) che è causa della sua lapidazione. Ordinato diacono dai discepoli di Cristo, si dimostra un grande difensore della fede cristiana avviando un aspro confronto con gli Ebrei di lingua greca. Dopo aver espresso la propria visione della storia degli Israeliti, rimprovera ai loro antenati di aver sempre maltrattato i Profeti e li considera responsabili dell’assassinio di Gesù. Stefano viene arrestato e lapidato. Saulo, il futuro san Paolo, assiste al suo martirio e vi partecipa anche indirettamente, facendo la guardia alle vesti dei seviziatori. Il santo, seguendo l’esempio di Cristo, perdona i suoi aguzzini: «Signore, non imputare loro questo peccato».
Molte chiese sono dedicate a santo Stefano, considerato dalla tradizione come il primo martire cristiano.

Iconografia

L’arte cristiana raffigura Stefano come un giovane imberbe, che indossa la dalmatica del diacono. In epoca romanica, il ciclo della sua passione ha ispirato molte opere.
La lunetta della chiesa di Cahors ce ne dà una rappresentazione completa: nel registro superiore, santo Stefano discute coi suoi avversari, alzando il dito per sottolineare l’importanza delle parole; gli ascoltatori si tappano le orecchie per non sentire quella che per loro è una bestemmia. Poi si vede il santo lapidato da due uomini che portano le pietre nelle loro vesti; il sommo sacerdote, sotto un baldacchino, assiste al supplizio.

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Martirio di Santo Stefano, Cahors (Quercy)

Nel registro inferiore, vediamo il martire accolto in cielo: Cristo, che siede alla destra del Padre, apre le braccia in un gesto di benevolenza; i due personaggi divini sono inquadrati dalla luna e dal sole.
Una vetrata della cattedrale di Le Mans tratta l’epilogo del dramma. Cinque medaglioni presentano, nell’ordine:

  • Stefano che esce dalla prigione e viene accompagnato dalle guardie al luogo del supplizio;
  • la lapidazione ad opera di due carnefici alla presenza di Saulo;
  • la morte del martire, il cui cadavere è lasciato in balia delle fiere che non osano avvicinarglisi;
  • la sepoltura;
  • un miracolo postumo di Stefano: un prete morto risuscita davanti alla bara del santo.

La lapidazione è spesso rappresentata indipendentemente dagli altri momenti del dramma.
La scena comprende alcuni motivi costanti: Stefano è in ginocchio davanti ai carnefici, che lo giustiziano alla presenza di Saulo; a volte un Angelo, o la mano di Dio, porta una corona (è un’allusione al nome greco del martire, Stephanos, che significa corona).
In un capitello della cattedrale di Autun, il santo è seduto, con le mani giunte per implorare pietà o, più probabilmente, per rivolgersi a Dio; i due carnefici gli stanno accanto uno per lato. Questo capitello ne ha ispirato un altro, della chiesa di Notre-Dame di Beaune.

In un bassorilievo del chiostro di Saint-Trophime ad Arles, vediamo l’anima che esce dalla bocca del santo e viene portata in cielo da due Angeli. Anche le miniature hanno spesso rappresentato la scena della morte del Protomartire. In una iniziale di un manoscritto di Verdun, al di sopra del santo in ginocchio appare Cristo, in piedi, con la corona del martirio in mano.

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Martirio di Santo Stefano, Bibbia di Verdun, B.M., ms 42

 

Dizionario di Iconografia Romanica, Jaca Book, Milano 1997, pp. 348-349

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