Serpente: la Spirale

La spirale è un annesso del serpente. E la sua forma aniconica, possiamo dire. Essa esprime il relativo, ciò che ha un fine, al contrario del cerchio che è invece una ripetizione indefinita, e il contatto col reale anche, quello che mette capo a una sconfitta, alla morte. E inoltre, per essenza, il fusto della pianta, la manifestazione della sua crescita, lo stelo in germe prima ch’esso si sviluppi. Abbiamo già detto come, movendo da esempi offerti dalla natura – la conchiglia della lumaca e il ramo dell’albero –, non si potesse stabilire una relazione con le proporzioni auree, che A. Dürer aveva con grande maestria messo in risalto. Il pastorale del vescovo rappresenta a questo riguardo una forma particolarmente armoniosa e dimostra che non esistono distinzioni fra la spirale e il serpente, poiché in essa sono presenti sia quella che questo.

La spirale è soggetta a variazioni importanti, secondo la direzione impressa alla sua parte terminale: verso l’interno o verso l’esterno. Le volute d’angolo su un capitello, quando inquadrano una testa, costituiscono una variante della Y. La si accosta alla chioma dell’lggdrasil, l’albero cosmico dalle spirali esterne, che simboleggia la pressione della linfa, l’idea della vita – e del male anche, talvolta. Naturalmente, queste diverse sfumature vanno esaminate in funzione del contesto, nel quadro di un insieme coordinato. Si può ritenere che nel caso delle due volute angolari, le spirali, quando appaiono commiste agli abituali elementi del capitello teodosiano – palmette o acanti a foglie larghe, rosetta a forma di corolla con più petali, ecc. –, significhino, rispettivamente, l’una la crescita, l’altra il declino: in questo caso, esse costituiscono una variante del segno a S coricata, con cui si esprime la contrapposizione fra le due parti dell’anno.

A Saint-Romain-le-Puy, su un capitello dell’absidiola sud, dal lato della strada, incontriamo due spirali d’angolo asimmetriche, poste al di sopra di quattro alte foglie striate, che con i dieci livelli in esse facilmente distinguibili, evocano la forma della conchiglia e insieme il concetto di totalità . Una delle spirali è come accartocciata, vicino alla terra, con quattro componenti alla base. L’altra è più slanciata. Ma quella che è soprattutto significativa è la margherita con quattro petali a forma di croce inclinata interposta fra di esse, al consueto posto della rosetta: ebbene, i petali di destra, dalla parte della spirale slanciata, sono due volte più grandi di quelli di sinistra, dalla parte della spirale più tozza – il tutto in armonia con l’asimmetria delle spirali stesse.

Anche nella zona egiziana, dove essa è così diffusa, la presenza delle spirali è comunque motivata da un simbolismo. Il valore ambiguo della spirale con cui si chiude in alto il bastone pastorale appare riflesso in un particolare d’importanza cruciale, comune all’una e all’altra zona, e caratteristico della Francia, a detta del Galbreauth: il vescovo tiene la spirale rivolta verso l’esterno, l’abate la tiene rivolta verso se stesso. E una costante iconografica, diffusa nella scultura, nella miniatura, ecc. L’uomo posto di fronte all’alternativa delle due vie si presenta talvolta fra due spirali; a Rozier, fra due colonne tortili dalle striature rivolte in direzione opposta. Entrambi i capitelli del coro dell’Hôpital-sous-Rochefort recano scolpita una figura umana: sul primo, il dannato che mostra la lingua, immagine della morte, collocato al centro del calato al di sopra di un cespuglio di foglie, è rappresentato fra due spirali volte verso l’esterno; sull’altro c’è invece un personaggio ignudo che pare stia salendo al cielo ed è girato verso destra. Alla sua sinistra si scorge una specie di corda o di colonna con otto striature (Otto è il numero della morte). Lui stesso regge una cordicella, all’estremità della quale è attaccato un ornamento di forma circolare (il mondo?). Con questa in mano lo vediamo dirigersi verso una maschera di monaco dalla testa tonsurata, sulla quale sono tracciare delle spirali in senso contrario e che rappresenta il bene. Quest’ultimo si trova ovviamente in direzione dell’Oriente.

A Saint-Romain-le-Puy, dalla crociera del transetto e dalle absidiole laterali al coro propriamente detto, preceduto da una sua propria campata, si delinea tutta un’accurata progressione. Nella crociera troviamo il Cristo-ariete, le cui corna disegnano delle spirali interne, simili a quelle che sovrastano il monaco de l’Hôpital-sous-Rochefort; sono dirette nella fattispecie verso una specie di ara pagana, ricordo evidente delle are crioboliche. Al livello inferiore, dei nastri a doppia bandella tracciano delle forme che stanno a mezza via fra l’intreccio e le onde, le quali disegnano a loro volta delle spirali analoghe a quelle del pastorale dell’abate; è un modo per dimostrare che il Cristo-pastore riconduce a sé i suoi fedeli, col suo vincastro. Sul capitello vicino un altro intreccio, al centro, rappresenta anch’esso un’immagine «cristica», ma il suo aspetto è quello di un Tetramorfo astratto. È posto fra due comuni spirali, al di sopra di una zona a motivi vegetali formata da cinque specie di alberi circolari. Sono dei nastri, a due bandelle che disegnano in modo grossolano due S rovesciate. Le due spirali e il tema dell’intreccio così riuniti evocano il Giudizio. Più avanti, nella campata del coro i capitelli hanno tre livelli, al posto dei due dei capitelli fin qui esaminati. La prima zona, in basso, è formata da nastri a doppia bandella che tracciano delle spirali di senso contrario rispetto a quelle che abbiamo visto accostate all’ariete. La seconda è formata da palmette. La terza presenta alternativamente una maschera virile, i cui capelli ricordano alquanto le corna dell’ariete, e delle spirali. La maschera dell’uomo, figurazione dell’eletto, è collocata in mezzo a dei fiori. Qui, sul lato destro, che è il lato del bene, l’intreccio evoca nuovamente l’immagine del Tetramorfo; questa volta, però, le bandelle sono tre. Una S sostituisce dal canto suo la margherita a sinistra dell’uomo, sul lato del male. A ciascun angolo dei capitelli sono sommariamente abbozzate le porte del cielo, formate da una foglia dischiusa al centro e da una fila di perle all’intorno che ne segnano la cornice semicircolare.

Nel coro, i nastri hanno un’importanza più rilevante. Ritroviamo una prima zona di onde identiche alle precedenti, poi i nastri a due bandelle disegnanti dei meandri che, pur essendo orizzontali, ricordano quelli che risucchiano le creature verso il Cristo ad Ainay; le spirali a una sola bandella si avvolgono con più eleganza e assumono un’ampiezza maggiore. La «porta del Cielo», unica, molto meglio caratterizzata da una triplice arcata più l’arco penato, si trova al centro, stavolta, nel secondo livello, fra due palmette di dimensioni ridotte, e non agli angoli, mentre al di sopra una margherita raffigura coi suoi petali la croce del Giudizio. Ci si trova, insomma, di fronte a una sapiente gradazione, corrispondente a quella che può essere osservata nelle variazioni del motivo della Croce rovesciata, fra il fregio esterno e il capitello dell’absidiola nord della cripta.

Ad Autun, nella Lapidazione di Santo Stefano, l’eroe è come proiettato al Cielo da un fascio di spirali che formano, più semplicemente, una specie di molla simbolica. Lo stesso motivo è stato maldestramente imitato a Beaune, in un esiguo meandro che termina alla maniera di un pastorale.

Zona mesopotamica

Naturalmente nella zona mesopotamica, in cui le spirali sono forme del tutto eccezionali, si può essere sicuri che quando esse compaiono la loro presenza è sempre intenzionale. Ci riferiamo all’esempio offerto dalla porta dei Conti a Tolosa e a quello di Leòn, dove esse incorniciano un personaggio accovacciato, nudo e infelice, che sovente, accanto all’uomo o alla donna col serpente, o all’arciere, simboleggia il rimorso, oppure come nel caso di Saint-Sernin la dannazione. Troviamo numerose spirali simboliche, rappresentate come una successione di S, nella cripta di Hagetmau, in basso, sul capitello degli uomini col leone: stanno a indicare le fiamme dell’Inferno che minacciano i corpi dei dannati, e tuttavia la loro forma è quella ambigua del cuore. Spirali analoghe si stagliano in alto, nell’abaco, sul capitello degli uomini vestiti in lotta col basilisco, raffigurazione dei peccati dello spirito, così come quelli precedenti raffiguravano le tentazioni della carne. La loro presenza e la loro collocazione sono perfettamente logiche, perciò. Ma anche sul capitello vero e proprio, al posto della rosetta, là dove cioè il motivo vegetale viene normalmente esibito come simbolo di fecondità, troviamo qui due spirali che disegnano una sorta di cuore: e un modo per simulare l’alternativa che appare ripetersi anche a livello dell’abaco.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 256-258

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