Serpente: il Pastorale e il Tau con Serpente o col Drago

Un certo numero di bastoni pastorali – Saumur, Angers, Louvre – o di tau romanici – Londra, Rouen – terminano con un serpente o con un drago, i quali possono essere benefici, e come il serpente di bronzo di Mosè rappresentare il Cristo, oppure al contrario, in quanto immagine della bestia infernale, minacciarlo. Tale significato contrastante si ricava sia dai testi scritti che dal dettaglio delle rappresentazioni che li decorano. Il Cristo-serpente, su questi oggetti sacri, si ispira in modo particolare al racconto biblico (Esodo, VII, 8-13) secondo cui, avendo il Faraone chiesto a Mosè e ad Aronne un prodigio, quest’ultimo, eseguendo l’ordine del Signore, non fece altro che gettargli ai piedi la propria verga, la quale subito si mutò in serpente. «Ma anche il Faraone fece chiamare i savi e gli incantatori; e i maghi d’Egitto fecero lo stesso coi loro incantesimi: ognuno gettò la propria verga ed esse diventarono serpenti; ma la verga di Aronne inghiottì le verghe dei maghi». Al pari del serpente di bronzo che doveva debellare quelli che aggredivano gli Ebrei, il serpente di Aronne è paragonato al Cristo vittorioso delle nostre colpe in virtù della sua morte sulla croce. A proposito di questo episodio Herrade di Landsberg scriveva: «Così fa il Cristo, il quale, alla fine della propria vita mortale, depone in certo qual modo la propria anima per discendere nella morte che è penetrata nel mondo ad opera del serpente; in questo modo egli distrugge i peccati degli uomini e le loro funeste conseguenze». Un ruolo altrettanto importante è stato svolto da un secondo passo biblico: quello che concerne la missione dei Dodici (Matteo, X, 16): «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe». Sono queste parole a spiegare il simbolismo del pastorale d’avorio di sant’Annone, conservato a Siegbert presso Colonia, nel quale sono riuniti entrambi gli animali, la colomba sulla testa del serpente. La figura della Prudenza, frequente quanto quella di Mosè col serpente sugli altari portatili, appare sempre anch’essa con un serpente. Il bastone pastorale del vescovo è in realtà un oggetto vecchio quanto il mondo, che appare già nel sistro di Osiride (posto altresì nelle mani del Faraone), nel lituus degli àuguri e anche, probabilmente, nel vincastro dei pastori. In ogni caso, bisogna insistere sul fatto che sono stati i Celti d’Irlanda i primi ad assegnare il pastorale, che è stato presso di essi oggetto di leggende, alla persona del vescovo, riprendendo il valore simbolico della spirale dei loro antenati. A dimostrare il valore della spirale romanica concorrono anche i coronamenti in avorio dei tau, la cui formula ha preceduto il pastorale propriamente detto. Essi sono ispirati, come indica il nome, dal famoso tau di Ezechiele, tracciato dal profeta sulla fronte degli Ebrei, nel quale i padri della Chiesa hanno ravvisato una prefigurazione del segno della Croce e al tempo stesso un’immagine della Trinità.

image

In figura pastorale italiano la cui voluta termina con un dragone, simbolo della morte, che minaccia con le fauci spalancate l’Agnello-Cristo, volto col capo all’indietro, in posizione di «contrasto». Il dragone appare con le sue solite due corna, mentre l’Agnello porta la croce ad asta lunga, adorna d’un gonfalone a tre penne. Queste ultime si dirigono palesemente verso le fauci del mostro e stanno perciò a significare – essendo il drago, come già detto, l’immagine della morte –, i tre giorni trascorsi da Gesù nel sepolcro. I soggetti centrali dei tau, alla congiunzione delle due spirali, si armonizzano e si completano con quelli che decorano le volute vere e proprie: si esprime così ancor sempre l’idea dei cicli, dei ricominciamenti perpetui, della morte e della nascita, impersonata appunto dal drago o dal serpente, sui quali trionfano i personaggi collocati al centro, personaggi che possono essere il Cristo, la Vergine, o anche un alto esponente della gerarchia ecclesiastica. Vanno ad ogni buon conto distinti i tau che disegnano una doppia voluta, simile a una bifora, da quelli in cui l’interno della chiocciola superiore è pieno e nei quali di conseguenza le scene laterali s’inseriscono quasi come se fossero dei medaglioni.

image

Una conferma quanto mai evidente di questo simbolismo ci viene offerta da un pastorale di Angeri, nel quale il simbolismo della spirale si combina con quello del disco rotante o della croce inclinata iscritta in un cerchio, a simiglianza del crisma fatto di foglie che troviamo a Saint-Romain-le-Puy. Vi si scorgono infatti chiaramente due cerchi concentrici, non diversi da quelli dei capitelli della Daurade, col cerchio interno, simboleggiante la terra, che termina con una maschera appunto della terra, baffuta e piuttosto ridicola, analoga a una delle maschere di Dinan, mentre l’altro, quello esterno, è più nettamente circolare, in quanto la sua parte terminale, formata da un pertugio rotondo orlato di perle, immagine dell’orifizio per coi si penetra in Cielo, si appoggia al pastorale stesso, là dove termina l’asta diritta e inizia il tratto ricurvo. Il simbolismo vegetale è chiaramente espresso dai boccioli che vi sono sparsi in abbondanza.

image

Un tau d’avorio proveniente da Jumièges, ancora al Museo di Rouen, presenta al centro un abate: lo si riconosce dal fatto che tiene il pastorale girato verso di sé. Tale direzione è quella del sacrificio, della mortificazione, dell’ascesi, che conducono al Cielo; i due animali che lo fiancheggiano sui cerchi laterali appartengono a un classico tema di caccia, simile a quello della balaustra di Pommiers. Si distingue in cima all’albero associato alla belva una S girata dal lato dell’agnello, al fine di mostrare la vittoria della belva stessa. il duplice intreccio che rinserra la vittima ricalca la direzione data al pastorale dell’abate. Si distinguono da questa pane dieci nodi, conformi all’abituale gradazione dell’accesso al Cielo: sono disposti tutt’intorno alla bestia che abbassa la testa.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 258-260

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...