Serpente: donne e uomini con i serpenti

Per quanto riguarda i rapporti fra gli uomini e i rettili, il tema della donna coi serpenti, simboleggiante il castigo della lussuria, è uno dei più sorprendenti e dei più importanti dell’arte romanica; su questo tema ha particolarmente insistito E. Màle. Esso non è il solo tema che presenti un essere umano alle prese con il serpente, raffigurato nella fattispecie in maniera realistica: il tema della donna coi serpenti e quello della sirena sono ben lungi dal riassumere, come si ha la tendenza a credere, l’idea del peccato di lussuria. Nel sud est, zona egiziana, bisogna far posto a tutta una serie di maschere o di personaggi, maschili per la maggior parte, che mirano a condannare l’idolatria dei resti antichi, così diffusi, soprattutto lungo le numerose strade romane partenti da Lione, itinerari strategici destinati a trasformarsi molto più tardi in vie di pellegrinaggio.

Il tema della donna con i serpenti è comune ad entrambe le zone. Esso nasce a Moissac, dove si vede una ripugnante megera, alla quale serpenti e rospi stanno divorando i seni e il sesso, ma assume una straordinaria importanza soprattutto in ambiente cluniacense, dove diventa pane integrante della vita monacale e dell’impegno ascetico che la informa. Uno degli episodi famosi della vita di san Benedetto, raffigurati a Saint-Benoit-sur-Loire, è quello del demonio che presenta al santo una vecchia conoscenza femminile: per respingere la tentazione, san Benedetto, si getta fra i rovi, con un comportamento che ricorda le usanze degli asceti indiani. E ancora serpenti sono quelli che si attorcono minacciosi intorno al corpo di una donna nuda su un capitello di Vézelay, collocato a pochissima distanza dal tema della Disperazione, rappresentata sotto l’aspetto di un personaggio dai capelli irti che si trafigge il petto – creazione, questa, assolutamente originale. I due temi sono inoltre riuniti in un unico tema su un affresco di Tavant, dove la donna lussuriosa dai capelli sciolti si trapassa il petto con una spada. L’uno e l’altra vogliono dimostrare che la disperazione o la collera sono gli inseparabili compagni del peccato, fondendo insieme due temi della Psicomachia di Prudenzio: Lussuria e Disperazione.

Ma da dove viene questa bizzarra figurazione? Qualche studioso ha dimostrato che si tratta, ancora una volta, della trasformazione di un tema antico, quello della Natura, della terra nutrice, Tellus, Terra Mater, che gli Antichi rappresentavano dandole i lineamenti di una donna nuda intenta ad allattare dei mammiferi e dei rettili.

Proprio in questo modo appare raffigurata la terra madre sui rotoli d’Exultet, dove la si vede porgere il seno a un bue e a un cervo, oppure a un bue e a un serpente; la stessa cosa sul Rabano Mauro di Montecassino.

L’antica figurazione della Terra ha ispirato a un tempo le immagini allegoriche della Lussuria e quella della Carità nutrice di fanciulli. A Bourg-Argental i due temi sono riuniti su una statua-colonna e su un capitello dei piedritti, ma la Carità si presenta qui vestita, tutto al contrario della donna coi serpenti. L’associazione del serpente alla Terra Madre si spiega col fatto che i serpenti avevano fama nell’Antichità di nutrirsi di terra, così come le salamandre, simbolo del fuoco, erano a loro volta ritenute capaci, per nutrirsi, di assorbire dell’aria.

Di fatto, confondere l’immagine del peccato di lussuria nell’arte romanica col tema della donna coi serpenti, quando invece i temi che lo richiamano sono di gran lunga più numerosi, così come insistere sull’obbrobrio eccessivo di cui la donna sarebbe stata oggetto, rischia di portare parecchio fuori strada, giacché sono se mai i peccati dell’uomo lussurioso quelli più severamente stigmatizzati. Bisogna cioè tenere bene davanti agli occhi anche gli uomini col serpente, effigiati in pose per lo meno altrettanto triviali oppure in contesti che comprovano lo spregio con cui venivano bollati e la posizione ignominiosa che era loro riservata.

Incriminare la donna soltanto sarebbe stato un grossolano abbaglio, evidentemente, in un peccato che si commette in due. La Bibbia, dal canto suo, non fa che insistere, senza tregua, sulla coppia, sui rapporti fra l’uomo e la donna – e l’iconografia, ovviamente, non può che fare altrettanto: è raro che a una sirena non corrisponda un tritone, a una donna di malaffare un giullare; basta guardare le mensole del portale di Semur-en-Brionnais. La gamma, infatti, dei lussuriosi diversi dalle donne coi serpenti e per lo più di sesso maschile è parecchio vasta.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 263-264

Annunci