Risurrezione di Cristo

Fonti

La Risurrezione di Cristo, chiave di volta del Cristianesimo, è oggetto di annunci solenni nei quattro Vangeli. La visita al luogo della sepoltura di Gesù porta con sé l’incontro con messaggeri celesti che affermano che il Signo­re «non è qui. È risorto», e che è vivo (Mt 28,1-10; Mc 16,1-8; Lc 24,1-9; Gv 20,1-18).

Le Pie Donne, che a volte sono indicate con l’appellativo di «mirrofore», si recano al sepolcro portando aromi per imbalsamare il corpo di Cristo.

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Le mirrofore al Sepolcro
Douai, B.M. ms. 849 (Francia, Nord)

I Vangeli non con­cordano sul loro numero: sono infatti due per Matteo (Maria di Magdala e Maria ma­dre di Giovanni), tre per Marco (le prece­denti più Salomè) e Luca (Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giovanna), men­tre, secondo Giovanni, solo Maria di Magda­la si reca al sepolcro. In tutte e quattro le versioni, esse scoprono che la tomba è vuota; ma, anche in questo caso, i Vangeli non con­cordano sui particolari della scena: secondo Luca, le donne incontrano un Angelo che annuncia loro la Risurrezione: «Perché cer­cate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6). Secondo Giovanni, so­no due gli Angeli che danno loro la notizia. Secondo Matteo, l’Angelo del Signore rotola via la pietra del sepolcro, mentre le guardie restano tramortite per lo stupore. Negli altri racconti, invece, la pietra è già stata tolta. Giovanni è il solo ad accennare alle bende e al sudario «che gli era stato posto sul capo» piegato accanto al lenzuolo funebre. Le don­ne, stupite per quanto hanno visto, tornano indietro per portare la notizia «agli Undici e a tutti gli altri» e, lungo la via, avranno la pri­ma «apparizione» di Gesù risorto.

La tradizione cristiana ha cercato nella Bibbia i simboli della Risurrezione di Cristo e ne ha trattenuti due in particolare: Giona che esce dal ventre del pesce tre giorni dopo essere stato inghiottito, e il profeta Daniele liberato dalla fossa dei leoni.

Iconografia

La Risurrezione a volte è rappresentata sem­plicemente mediante un simbolo, come la croce o l’agnello di Cristo, oppure la tomba vuota. Ma da tempi remotissimi è evocata anche attraverso le immagini della visita del­le Pie Donne al sepolcro. Verso la fine del periodo romanico, ci si azzarderà a rappre­sentare nella scena Gesù stesso, sul modello delle sacre rappresentazioni.

1. La visita delle Pie Donne al sepolcro

1.1. Le Pie Donne dai venditori di profumi

In alcune chiese romaniche troviamo, come preludio alla visita al sepolcro, la scena in cui le mirrofore acquistano gli aromi. Il tema, popolare soprattutto in Provenza, si ispira evidentemente al dramma liturgico della Ri­surrezione, che comprende un dialogo fra le donne e i venditori di profumi, e ad una par­ticolare devozione a Maria Maddalena.

Un bassorilievo della facciata della chie­sa di Saint-Gilles-du-Gard rappresenta la se­quenza in maniera realistica, perfino aneddotica: la donne aspettano davanti ad un banco dietro al quale sono seduti due mercanti, uno dei quali pesa i profumi. Una composizione simile si incontra anche su un fregio della chiesa di Notre-Dame-des-Pommiers a Beaucaire, dove uno dei venditori è giovane e l’altro anziano. In un capitello del chiostro di Sant Cugat del Valles, in Catalogna, i mercanti sono in piedi, come in un altro, della cattedrale di Modena, una seconda faccia del quale presenta una scena unica nell’arte romanica: Maria Maddalena piange sulla tomba mentre le sue due compagne cercano di rialzarla.

1.2. Le Pie Donne al sepolcro

Nell’arte dell’Occidente medievale, il sepolcro ha la forma di un sarcofago, una caratteristica che deriva dall’influsso del teatro religioso. Quando era il momento, l’attore che interpretava la parte di Cristo usciva da una cassa rettangolare. A seconda dei casi, uno o due Angeli sono seduti sul coperchio rovesciato e, per indicare simbolicamente che morte è stata sconfitta, mostrano la tomba vuota. Le mirrofore, che non sono mai più di tre, a volte fanno oscillare dei turiboli, come per esempio in un affresco di Fornasa, in Svezia.

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Le mirrofore con i turiboli
Affresco della chiesa di Fornasa (Svezia)

In un bassorilievo della chiesa di Saint- Paul-les-Dax, il sepolcro assomiglia a un cofano. Due Angeli ne sollevano il coperchio per confermare che il corpo è scomparso, mentre, al di sopra di esso, due mani agitano degli incensieri e un’altra regge una croce: si tratta della croce che, nella sacra rappresentazione, ornava il sarcofago e veniva tolta prima dell’arrivo delle visitatrici.

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Il Sepolcro vuoto
Saint-Paul-les-Dax (Guascogna)

Una composizione analoga si trova su un pilastro del chiostro di Saint-Trophime ad Arles. I due personaggi «in bianche vesti» stanno ai due lati della tomba al di sopra della quale s’innalza la croce. Uno degli An­geli incensa il sarcofago. Le mirrofore sono rappresentate in un pannello vicino, accanto ai venditori di profumi.

Su un capitello della chiesa di Saint-Andoche a Saulieu, un Angelo con le ali spiega­te è seduto sulla tomba vuota dalla quale sporge il lenzuolo funebre. Le tre donne al­zano gli occhi verso di lui. La stessa scena compare in un capitello di Saint-Pons-de-Thomières, nella Linguadoca, conservato al Museo del Louvre.

A volte, il sepolcro è sotto un baldacchi­no, come nel dramma liturgico; una colloca­zione che ne simboleggia la santità. Troviamo questa particolare caratteristica in un bassori­lievo della chiesa di Chalais, sulla facciata di quella di Cognac e in una vetrata della catte­drale di Poitiers. In una miniatura del Codice del vescovo Bernoldo, a Utrecht, la tomba, inquadrata da due colonne, sembra al centro delle mura della Città. Due mirrofore sono all’ingresso del sepolcro, di fronte all’Angelo seduto sul sarcofago, all’interno del quale si vede il lenzuolo. Da una parte e dal­l’altra due guardie addormentate. Su un reli­quiario smaltato di Issoire, in Alvernia, la raffigurazione è molto simile, anche se si dispone secondo la lunghezza del cofanet­to, mentre su un capitello del chiostro del­l’antica chiesa di La Daurade a Tolosa, attual­mente al Musée des Augustins, una delle visitatrici si china sulla tomba aperta per prende­re il sudario abbandonato.

I soldati romani posti a guardia del sepol­cro, quando sono rappresentati, hanno l’a­spetto degli uomini d’armi del Medioevo. In un bassorilievo di Saint-Gilles, notevole per la qualità del modellato, portano cotte di ma­glia, come pure su un capitello di Mozat.

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Le guardie al sepolcro
Capitello di Mozat (Alvernia)

Negli affreschi della cattedrale di Le Puy e della chiesa di Saujon, nella Charente, sono protetti dall’usbergo e dall’elmo conico.

In casi eccezionali, il sepolcro non ha l’a­spetto di un sarcofago, ma ricorda i monu­menti funerari dell’antichità greca. E quanto vediamo in un capitello della chiesa di Mo­zat, dove la tomba ha la forma di un piccolo santuario. I volti molto espressivi delle tre mirrofore sono velati di tristezza e commozione; esse indossano pesanti vesti il cui drappeggio è modellato con cura. L’esul­tanza dell’Angelo, seduto di profilo sulla tomba, contrasta con l’austerità delle donne. Anche i tre soldati addormentati sono ritrat­ti con grande realismo.

Questa scena è stata riprodotta su un capitello della chiesa di Saint-Nectaire, in Alvernia, in cui l’artista ha reso perfetta­mente le diverse reazioni delle tre donne che scoprono il sepolcro vuoto. La prima indica col dito l’ampolla degli aromi per spiegare lo scopo della visita; la seconda ascolta, stupita, le parole dell’Angelo; la terza, più lontana, non si è ancora accorta di niente e stringe a sé la sua fiala di profumo. Secondo Emile Mâle, i due rilievi alverniati si ispirerebbero a un manoscritto bizantino.

Una rappresentazione più semplice ma non meno espressiva è quella che troviamo su un capitello della chiesa di Brioude, dove l’Angelo, seduto, è nell’atteggia­mento di chi annuncia una buona notizia.

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Le pie donne del Sepolcro
Capitello di Brioude (Alvernia)

2. Cristo risorto esce dal sepolcro

Per molti secoli, Gesù non compare nel­le immagini della Risurrezione. Secondo il Nuovo Testamento non ci sono testimoni diretti dell’Evento che trascende il nostro mondo terreno, dunque nessuno ha visto Gesù risuscitare. Tuttavia, sul finire del pe­riodo romanico, compariranno delle rappresentazioni del Signore che esce dal se­polcro. E questo, probabilmente, si spiega con l’influsso del dramma liturgico: durante la scena, infatti, un attore usciva dalla tom­ba. Quest’innovazione audace e, dal punto di vista teologico, discutibile, compare su un capitello del chiostro di La Daurade a Tolosa dove Cristo, aiutato da un Angelo che lo sorregge col braccio, scavalca il sar­cofago di cui ha rovesciato il coperchio. Su un capitello del chiostro della cattedrale di Pamplona, sotto la pietra sollevata da due Angeli compare solo la testa.

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Cristo esce dal sepolcro
Chiostro di Pamplona (Navarra)

Nel paliotto di Klosterneuburg, opera di Nicola di Verdun, Gesù si alza nella tomba aprendo le braccia in segno di benedizione; il meda­glione con la Risurrezione è posto simboli­camente fra altri due nei quali vediamo Gia­cobbe che risveglia il leone di Giuda (cfr. Gn 49,8) e Sansone che abbatte le porte di Gaza, due prefigurazioni della Risurrezione di Cristo, vero leone della tribù di Giuda e colui che ha infranto le porte della morte. Ritroviamo il Signore vittorioso, che esce dalla tomba, su un reliquiario di San Pantaleone a Colonia, in Renania. Egli impugna la croce ed esce fra due Angeli che lo salutano.

Dizionario di Iconografia Romanica, Jaca Book, Milano 1997, pp. 333-337

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