Piede nudo e piede calzato

Zona mesopotamica

È una caratteristica delle allegorie femminili sia nel sud ovest della Francia che nella Spagna, nella quale si perpetuano le usanze e le credenze del paganesimo. Nelle concordanze microcosmiche e astrologiche del corpo umano, i piedi corrispondono ai pesci. L’alternanza della gamba nuda e della gamba coperta è tipica degli dèi e dei sacerdoti in Mesopotamia, in Assiria e a Creta: per esempio, su alcuni cilindri cretesi dell’epoca di Hammurabi rinvenuti a Ras-Shamra, in Siria. Certe figure di geni intenti a spargere d’acqua lustrale una palma e impugnanti nella mano destra una conifera, assegnati all’epoca di Assur-Nazir-Pal (IX sec. a.C.), presentano lo stesso particolare.

Nell’Antichità classica, sono numerosi gli autori che parlano dell’abitudine di tenere scalzo un piede soltanto come di un fatto avente significato rituale, che però non era più molto chiaro nei contemporanei: fra gli altri Virgilio, nell’Eneide, quando dice che Didone sacrificava agli dei con un piede scalzo e un piede calzato (Libro IV, 518). Euripide e Tucidide affermano la stessa cosa a proposito della caccia di Calidone, ma il secondo giustifica questa abitudine col motivo pratico di agevolare la corsa dell’eroe, il che è palesemente destituito di fondamento e dimostra che la tradizione era già allora perduta.

L’uso della stessa alternanza era conosciuto anche ai Galli: lo rileviamo osservando la figura del fabbro Bellicus sulla stele funeraria del Museo di Sens e quella del dio Mercurio di Saint-Révérien (Nièvre), due opere attualmente custodite presso il Museo di Saint-Germain-en-Laye. Entrambi gli esempi confermano il significato sacro di questa alternanza: qualsiasi intervento operato sulla natura, sui metalli, tipo quelli che si effettuano nei riti ermetici e negli esperimenti di alchimia, è investito di un significato magico e dà vita a manifestazioni di ierogamia fra la terra e il cielo; Hermes, agente degli dèi, è quello che realizza compiutamente tale legame. Sembra altresì evidente che questa usanza possegga un significato iniziatico: si tratta per colui che esegue il sacrificio di accrescere il valore del suo atto, di stabilire una duplice relazione col cielo e con l’inferno, con gli dèi del mondo sotterraneo e con gli dèi celesti, nonché di far concorrere all’atto stesso tutte le forze della natura. Nell’iconografia cristiana, è un privilegio dei personaggi sacri l’andare a piedi nudi; il Vangelo lo prescrive agli Apostoli (Mt., X, 10) e ai discepoli (Lc., X, 4) inviati in missione. Mentre la testa rappresenta in certa misura l’orgoglio umano, i piedi, la parte più umile dell’individuo, subordinano interamente costui all’ordine divino. Scoprirsi il capo, come fa il sacerdote caldeo di fronte al suo dio – o prendendo la parte per il tutto – scalzarsi, come fanno gli Arabi all’entrata della moschea o come fece Mosè sul monte Sinai, significa far mostra di una sottomissione totale alla Potenza superiore. Il piede di Buddha era contrassegnato da elaborate corrispondenze con l’universo. Da qui il significato altissimo della Lavanda dei piedi. A sua volta, l’aries-leo è un’immagine caratteristica dell’ambiguità terra-cielo simboleggiata proprio dal piede calzato e dal piede nudo. Il primo si connette al disegno delle squame celesti, il secondo alla protome del leone terrestre.

Poiché nella cosmologia biologica, che fa corrispondere un segno zodiacale a ogni parte del corpo, i piedi corrispondono, come già si è detto, al segno dei Pesci, questi pesci possono essere assimilati a un complesso lunare, al freddo, all’acqua, all’umidità, alla notte, al silenzio, al mare, al sonno. L’incrocio e l’insistenza sul simbolismo dei leoni solari che l’hanno vinta sulle acque lunari sono perciò emblematici della supremazia del Cristo sole sulle forze delle tenebre.

Il contrasto fra i due piedi si completa infatti con l’incrociarsi delle gambe e col fronteggiarsi dell’ariete e del leone qui rappresentati. Essi fanno vedere il Cristo nei suoi due aspetti: terribile (il leone) coi malvagi, dolce (l’ariete) con i buoni. Secondo Dumège, il piede nudo sta per l’inverno, il piede calzato per l’estate, il segno del leone per la fase ascendente del sole, quello dell’ariete per la sua fase calante. Si tratta indubbiamente di un’immagine complessa, che troviamo evocata anche nel cap. XII dell’Apocalisse, là dove una donna «vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle» viene affrontata dal gran dragone che vuol divorare il figlioletto ch’essa sta per dare alla luce. Il quale fanciulletto, appena nato, viene «rapito verso Dio e il suo trono», mentre la donna fugge nel deserto e il dragone è sconfitto e precipitato giù dal cielo a opera di san Michele e degli Angeli suoi compagni. Ora, il dragone in questione è sostituito a Tolosa dalle protomi leonine. Le squame lunari corrispondono al vello dell’ariete; il leone sembra solare; dal basso in alto, viene messa in atto una trasformazione delle posizioni facendo leva sull’incrocio delle gambe, a simiglianza del miracolo che s’è compiuto per le vergini. Da raffrontare è anche il doppio capitello esterno di Cunault, dove la medesima trasmutazione si realizza grazie all’intervento della Vergine, senza che a lei sia imposta, ovviamente, l’alternanza magica della quale ci stiamo occupando. il moltiplicarsi delle antinomie e dei doppi significati è un fenomeno tipico della zona mesopotamica. Appare evidente che il significato dell’incrocio delle gambe e dell’alternanza dei piedi, anche se a noi ora in parte sfugge, era allora perfettamente determinato. Le donne lussuriose, col leone e col berretto frigio, della mensola destra della porta Miégeville a Tolosa, che rappresentano l’antitesi assoluta delle vergini dell’aries-leo, obbediscono infatti a un’alternanza simmetrica, dalla quale ci viene provata l’esistenza di una concezione simbolica ben chiara. Un particolare va comunque notato: il simbolo del piede scalzo e del piede calzato si ricollega a una gran quantità di altri elementi. I piedi sono contraddistinti dal numero due più che qualsiasi altro organo del corpo, giacché sono essi a metterci in contatto col mondo; sono, in pratica, da porre sullo stesso piano dei clavi, le doppie bende che costituiscono di norma l’attributo specifico di Abramo nella scena del sacrificio di Isacco, e quindi del sacerdote in generale, del grande sacrificatore ebraico, poiché è il sacrificio quello che garantisce l’accordo con l’universo. In una prospettiva non dissimile, si nota per esempio negli affreschi di Ligugé (Haute-Vienne), specialmente nella scena della Decollazione del Battista, e così pure a Saint-Plancard (Haute-Garonne), che i carnefici hanno le gambe contrassegnate da due colori: l’una gialla, talvolta, e l’altra grigia. Il leone, per contro, è il segno che corrisponde al cuore: mettere il piede sul leone, come fa l’aries-leo, è lo stesso che effettuare un rovesciamento del segno – il che è sempre profondamente significativo, come ogni associazione di principi contrari. il costume medievale di scalzarsi un piede esprime in sé un atto di amore, non diverso dal posare il piede su un leone o, più ancora, dal cavalcarlo; l’usanza, per esempio, voleva che durante il rito di un matrimonio in contumacia, celebrato simbolicamente in assenza dello sposo, la donna scoprisse uno dei suoi piedi.

Sulla porta degli Orafi a Compostella, due Donne col leone posseggono un significato paragonabile a quello dell’aries-Ieo. Entrambe sono completate da una terza allegoria. In quanto immagine del mondo, la Donna col cranio evoca la voluttà in tutto il suo orrore; anche i termini sono rigorosamente antitetici all’aries-leo: come si sa, essa era per il pellegrino il ritratto della donna adultera condannata dal marito tradito a baciare due volte al giorno la testa mozza del proprio amante. Qui quasi tutto è grossolanamente simmetrico: i due piedi su delle squame disegnate alla meno peggio, la seggiola a forma di protomi e zampe di leone; la asimmetria compare invece nei seni, l’uno coperto e l’altro ignudo, nelle gambe, esse pure una coperta e una ignuda, segno che i poteri non risiedono nei suoi piedi, parte nobile, ma nel suo corpo, agente della seduzione bestiale. L’aspetto della Donna col leoncino ricorda il testo apocalittico citato prima: non c’è dubbio infatti che trattasi di una Vergine col velo sulla testa, dotata di poteri identici a quelli delle vergini dell’aries-leo, che sta mettendo al mondo il Cristo, rappresentato nella fattispecie dal leoncino, simbolo della resurrezione. L’alternanza dei piedi e l’incrociarsi delle gambe dimostrano la sua identità con l’aries-leo. Essa solleva il cucciolo di leone, presentandolo con le mani velate, e volge gli occhi al cielo, rappresentato dalle striature concentriche. Il terzo termine, infine, è costituito dall’immagine della Vergine col Bambino – o della Maternità (?) – collocata in alto; la Vergine che regge il Bambino destinato al supplizio corrisponde in tutto e per tutto alla Vergine che regge l’ariete-agnello.

Zona egiziana

Il tema delle Vergini con un piede calzato e un piede scalzo non è sconosciuto nel sud est della Francia, dove si può vedere, per esempio, a Saint-André-le-Bas, posto al di sotto della figura di Giobbe. Con tratti differenti, provenienti da Bisanzio, lo troviamo inoltre a Cletmont-Ferrand, in Notre-Dame-du-Port: un genio palesemente celeste, che difende il Paradiso e tiene i due rami dell’albero a Y, ha qui stranamente i piedi nudi, come protetti da dei gambali. Si tratta senza dubbio di un sistema per mettere in mostra la sua relazione totale col Cielo.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 237-239

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