Orientazione

L’orientazione delle chiese in direzione est è un fenomeno normale a partire dal secolo V, e costituisce cena misura una sopravvivenza del paganesimo: i sacerdoti egiziani volevano che la mattina del giorno in cui si festeggiava la divinità nel suo santuario un raggio del sole nascente passasse esattamente sull’asse del tempio e andasse a illuminare il volto del dio; tutto ciò ovviamente imponeva una rigorosa orientazione dell’edificio. I cristiani, tuttavia, si sono rifiutati di fare come i pagani, ovverosia di pensare che le chiese debbano essere orientate solo perché si ritiene che Dio risieda in Oriente. Come dice san Gregorio di Nissa, «se noi ci volgiamo verso oriente per pregare, non è perché crediamo che Dio colà abbia stanza, ma perché ci ricordiamo che la nostra prima patria, quella in cui l’uomo abitava prima della sua caduta, era appunto dalle parti d’Oriente.» Rivolto verso l’Oriente, il sacerdote deve tenere a mente la patria perduta che un giorno ritroverà. Pure, non mancarono quelli che espressero dei dubbi sulla necessità di pregare nella tale o tal altra direzione. Valafrido Strabone, per esempio, nel secolo IX, faceva osservare che, essendo Dio dappertutto, non c’era nessun motivo per doverlo adorare rivolti da questa o da quella parte. E a dimostrare che un’usanza del genere esigeva una giustificazione, ecco cominciare a proliferare le ragioni che potevano fornirla. Fra i più zelanti si distinsero certi simbolisti, come Onorio di Autun e Guglielmo Durand: «Se ci giriamo verso oriente è per contemplare la faccia di Gesù Cristo inchiodato alla croce, giacché sul Calvario il Salvatore aveva gli occhi rivolti verso occidente, volgeva le spalle a Gerusalemme e guardava nella direzione di Roma, la Gerusalemme dei tempi nuovi». Ecco come si spiega la presenza, su alcuni avori antichi, della lupa capitolina dinanzi a Gesù crocifisso o la contrapposizione fra le due città, a tutto vantaggio della capitale della cristianità, su certi avori carolingi. Altra cosa da tener presente: il sacerdote, per celebrare gli uffizi col viso a oriente, doveva dare le spalle ai fedeli. Tutto sommato, l’orientazione delle chiese e dei riti cristiani aveva all’origine le stesse cause che l’avevano promossa nell’Antichità: anche se non si trattava più di una pura e semplice adorazione del sole questo per i cristiani dei primi secoli era pur sempre il simbolo del Cristo. Un raffronto si può stabilire in particolare con l’islamismo: come le chiese, stando a un ceno tipo di interpretazione, erano orientate verso Gerusalemme, perché là il Cristo era morto, così il mihrab delle moschee, destinato al pari dell’altare a focalizzare la direzione della preghiera, era (ed è) orientato verso la Mecca. Manifestazione stupefacente della persistenza di un’usanza antica, il Nilssen, che aveva fatto rilevare l’osservanza dell’orientazione già nella costruzione dei templi pagani dell’Antichità, ha dimostrato attraverso l’esame di 211 edifici sacri che l’orientazione prescelta per la chiesa coincideva con il punto del cielo da dove si levava il sole il giorno della festa del santo a cui quella era dedicata. Ed è a giusta ragione che E. Male lamenta lo scarso interesse delle sociétés d’archéologie delle varie regioni francesi ad eseguire, anche dopo la pubblicazione di questo lavoro, un controllo sistematico dell’orientazione delle loro chiese. Da pane nostra, abbiamo notato una evidente relazione fra certi temi absidali e i testi relativi all’orientazione verso la nostra patria celeste ai quali abbiamo prima fatto cenno. E davvero sorprendente osservare come il rispetto dell’orientazione abbia potuto portare talvolta a risultati in flagrante contrasto con la bellezza: basta girarsi, a Lione, a guardare dalle rive della Saona, la cattedrale di Saint-Jean e la chiesa della Fourvière per rendersi conto di come la posizione di entrambe le chiese, con la schiena al fiume, faccia letteralmente a pugni con l’estetica. Vanno comunque sottolineati i due motivi dei capitelli della finestra assiale della suddetta cattedrale, nella parte romanica: sono imperniati sul sole e la luna, temi significativi Significativa anche la decorazione assiale del coro di alcune chiese: fra le altre, quella rappresentata dai noti personaggi inseriti nei racemi a 5 dell’abside di Aulnay (tav. 5), nei quali è riconoscibile un’allusione al contrasto fra i dannati e gli eletti.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 54-55

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