Natività

Fonti

La Nascita di Cristo è narrata solo nel Vangelo secondo Luca. In virtù di un decreto di Cesare Augusto, Giuseppe, accompagnato da Maria, deve andare a farsi registrare. Poiché discende da Davide, si reca in «Giudea, alla città di Davide, chiamata Betlemme (…). Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,1-7).
La stringatezza del racconto ha permesso alla tradizione cristiana di arricchire la scena con molti particolari attinti a fonti diverse. La presenza dell’asino e del bue accanto alla mangiatoia deriva dal libro di Isaia: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del suo padrone» (Is 1,3).

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Soffitto dipinto di Zillis (Svizzera)

Il bagno del Bambino è dedotto dall’intervento di due levatrici, ricordato nel Protovangelo di Giacomo. E si arriverà al punto di mostrare ai pellegrini di Betlemme, vicino alla grotta, la pietra sulla quale fu versata l’acqua del bagno. Questi particolari assumeranno un ruolo importante nell’iconografia della Natività.

Iconografia

Nell’arte cristiana, la versione bizantina della Natività sottolinea il carattere miracoloso dell’evento: la Vergine è seduta e non sembra aver sofferto; ma questa soluzione idealizzata non ha avuto quasi alcun seguito nell’arte del Medioevo occidentale, che ha preferito trarre ispirazione dai modelli orientali. La versione siriaca è molto più realista: la Vergine è distesa, col capo voltato, come dice Messarites, un commentatore greco della fine del XII secolo: «Ella mostra il volto di una donna appena uscita dalla sofferenza, pur non avendo provato dolore perché nessuno potesse dubitare dell’Incarnazione». La Madre di Cristo acquista in umanità quello che perde in maestà. Il Bambino è adagiato nella culla, fra il bue e l’asino. Il resto della composizione si dispone attorno ai due personaggi principali: Giuseppe, seduto, e le due donne che lavano Gesù sono nella grotta, mentre all’esterno gli Angeli, in piedi sulla montagna, stanno fra i pastori e i Magi.
L’arte romanica ha ripreso la maggior parte degli elementi di questa scena, semplificandone alcuni. La rappresentazione del bagno del Bambino, per esempio, non corrisponde sempre al modello. Su un capitello della cattedrale di Lione, sulla facciata della chiesa di Le Boulu e su quella di Notre-Dame-la-Grande a Poitiers, le due levatrici si danno da fare attorno alla vasca.

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Le Boulou (Francia, Roussillon). Fregio: Natività, Bagno del Bambino Gesù

Su un capitello del chiostro di Saint-Trophime ad Arles, invece, è una sola la donna che fa il bagno a Gesù. Certamente lo scultore non ha voluto sovraccaricare lo spazio ristretto del capitello. Un analogo desiderio di sintesi rivela la lunetta meridionale del nartece della basilica di Vézelay.

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Lunetta del nartece, Vézelay (Borgogna)

È vero che, anche in questo caso, le esigenze di spazio imponevano all’artista particolari costrizioni: qui la grotta è simboleggiata da un semicerchio al cui interno sono stipati Gesù, la Vergine distesa, Giuseppe che si tiene la guancia e una levatrice; al di sopra della grotta, due Angeli stanno di fronte ai pastori. Negli affreschi della chiesa di Brinay, nel Cher, e di Saint-Martin di Fenollar, nel Roussillon, gli unici personaggi rappresentati sono il neonato, la Vergine e Giuseppe. Gli Angeli, i pastori e i Magi sono scomparsi. I capitelli della sala capitolare di Saint-Caprais ad Agen e della chiesa di Sainte-Croix a Gannat, nell’Allier, sono anch’essi di grande sobrietà. E la stessa cosa si può dire di un paliotto d’altare di El Coll, conservato nel museo episcopale di Vic, in Catalogna.

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El Coll. Paliotto conservato al Museo Episcopale di Vic: Natività

Qui, in modo alquanto inatteso, compare l’Arcangelo Gabriele che sembra rivolgersi sia a Maria (Annunciazione) che a Giuseppe (Sogno). L’artista avrebbe dunque operato una toccante sintesi del Mistero della Nascita di Gesù e dei suoi antefatti.

Verso la fine del XII secolo, in concomitanza con la semplificazione del modello, viene rafforzato l’aspetto simbolico della Natività, i cui caratteri pittoreschi si attenuano. Per esempio, l’episodio del bagno, considerato superfluo, non compare nella vetrata dell’Infanzia di Cristo della cattedrale di Chartres. Qui la Vergine è distesa su un letto, mentre la culla del Bambino è posta su un piedistallo. Una lampada sospesa al soffitto e delle cortine semiaperte accentuano la somiglianza fra la mangiatoia e un altare. Gesù è offerto all’adorazione dei fedeli, come su un’ara; è già il Redentore, futura vittima di espiazione per i peccati dell’umanità. In un medaglione smaltato del paliotto di Klosterneuburg, eseguito dall’orafo lorenese Nicola di Verdun, Gesù, anziché nella tradizionale mangiatoia, è posto su un altare. Émile Mâle ha visto in questa rappresentazione l’influsso dottrinale di Sugero, il grande abate di Saint-Denis.

Dizionario di Iconografia Romanica, Milano, Jaca Book 1997, pp. 291-293

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