Lazzaro (Risurrezione di)

Fonti

I Vangeli sinottici non parlano della Risurrezione di Lazzaro, che è riportata solo da Giovanni (11,38-44).
Lazzaro, fratello di Maria e di Marta di Betania, cade ammalato e muore. Quattro giorni dopo la sua morte, Gesù arriva nel villaggio e incontra Marta, alla quale annuncia che suo fratello risusciterà: «Io sono la Risurrezione; chi crede in me, anche se muore, vivrà». Raggiunto anche da Maria, Cristo scoppia in pianto di fronte alla disperazione dei suoi amici. Si reca quindi al sepolcro, fa togliere la pietra che lo chiude e pronuncia una benedizione: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato». Poi ordina a Lazzaro di uscire, e «il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario». Gesù ordina di slegare il risorto e di lasciarlo andare.
Questo è uno dei miracoli più sorprendenti e più emblematici fra tutti quelli compiuti da Gesù durante la sua vita pubblica. E, naturalmente, ha fatto nascere nell’arte romanica una ricchissima iconografia.

Iconografia

Le diverse rappresentazioni hanno molti punti in comune: Gesù è raffigurato in piedi, con la mano alzata in un gesto di benedizione; una o due donne – Maria e/o Marta – gli si gettano ai piedi implorando il suo intervento. Lazzaro, avvolto in bende, secondo il costume giudaico, può essere sia all’interno, sia all’ingresso della tomba; è circondato da alcuni discepoli di Cristo, anche se il Vangelo non dice nulla in proposito. Alcuni di loro aprono il sepolcro, gli altri slegano il risorto, a volte uno di loro si tura il naso: Lazzaro è morto da quattro giorni e, secondo le parole di Marta, «già manda cattivo odore».
La forma del sepolcro e l’atteggiamento di Lazzaro sono i due elementi essenziali per la caratterizzazione delle diverse composizioni. La sepoltura a volte è una vera e propria tomba, che ricorda i monumenti funebri dell’antichità. In questo caso, Lazzaro è sulla porta. Questa versione della scena, ispirata all’arte bizantina, compare in un affresco della chiesa di Oberzell a Reichenau.

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Molto più spesso il sepolcro è un sarcofago di pietra o una bara di legno, come per esempio nel soffitto dipinto di Zillis, e Lazzaro è rappresentato nell’atto di uscirne.

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In un capitello della chiesa di San Isidoro di León, egli emerge con la testa dalla tomba, il cui coperchio si apre davanti a Maria.

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Il Cristo e due discepoli indossano le vesti medievali tipiche della regione, e le arcate che ornano il sarcofago ricordano una tomba antica. In un affresco della chiesa di Saint-Jacques des Guérets, nel Loire-et-Cher, Lazzaro sta seduto nella bara. Infine, in un bassorilievo del deambulatorio della cattedrale di Chichester , è in piedi, ma ancora fasciato fino alla vita, e giunge le mani in un gesto di adorazione verso Gesù, che gli sta di fronte. Un discepolo lo libera dalle bende mentre Marta e Maria, in disparte, hanno ancora l’espressione afflitta.

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Gli esempi di illustrazioni di questo miracolo, che ha così spesso ispirato gli artisti romanici, si potrebbero moltiplicare. Citiamo solo, per concludere, un bel capitello del chiostro di Moissac che, in uno spazio molto ristretto, offre una felice sintesi della scena. Le diverse facce presentano, nell’ordine: Marta e Maria ai piedi di Gesù che ha in mano il libro dei Vangeli; le due sorelle che si affrettano verso la tomba; i discepoli che, per ordine del Maestro, sciolgono le bende di Lazzaro, in piedi nel sarcofago; infine, i Giudei pieni di meraviglia di fronte al miracolo.

Dizionario di Iconografia Romanica, Jaca Book, Milano 1997, pp. 267-268

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