Greca e Svastica

La S diritta e la S rovesciata non sono nell’arte romanica, a partire da remote origini celtiche, che la scomposizione degli elementi della svastica, segno che non è stato mai chiaramente spiegato, abusivamente preso da Hitler come un attributo degli antichi Germani, tipico più in generale degli Indoeuropei, secondo le teorie di Knitzer o di Rosenberg. Gli si attribuisce comunemente un valore solare, il che è un po’ vago. La svastica si presenta come un sorta di elica in movimento e può accostarsi al motivo, in apparenza decorativo, che A. Parrot chiama gli «stambecchi alla fontana». La si iscrive, girata in un senso o nell’altro, sul piede di Buddha, sugli idoli cicladici sulle divinità androgine della Beozia dal caratteristico collo rigonfio. A causa delle sue variazioni si potrebbe considerare una scrittura sconosciuta. Sulle statue del periodo cosiddetto beota arcaico, le si danno un significato e una destinazione differenti a seconda della decorazione.

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Dette statue evocano – con le loro vesti svasate a forma di piramide tronca, che vogliono rappresentare la totalità cosmica, la terra, e con la tessa dal lungo collo, che rappresenta il cielo – una divinità maschile o femminile. Quando ci si trova di fronte alla divinità maschile, con le figure di adoratori (D) dipinte sulla veste, le svastiche che sono segnate sul collo si presentano girate a sinistra (E). Quando invece la rappresentazione è femminile, con la matrice tutta spalancata sull’aldilà, disegnata come una finestra chiusa da una grata a sbarre incrociate (C), una svastica positiva, girata verso destra (B), orna il braccio della figurina che sembra tenere in mano delle palmette. La svastica potrebbe essere una combinazione fra la croce che indica le direzioni e la spirale che è simbolo di creazione. In altre parole, essa esprime il ripetersi delle cose, il ripetersi della creazione. È girata in un senso o nell’altro per tradurre il movimento rotatorio del cielo notturno o del sole diurno, le forze passive o attive, negative e distruttrici oppure positive e restauratrici. La sua forza espressiva è tanto più indubitabile in quanto i suoi molteplici significati si riferiscono a quella dei segni che la compongono. La svastica si presenta generalmente sotto forma angolare, e da questo punto di vista essa è la somma di quattro greche, motivo che si compone come un quadrato non chiuso. Si è pensato a questo proposito anche a un significato solare. La sua origine è remota e sembra, in base agli studi più recenti, che debba essere collegata al movimento che si fa quando si tesse: come è noto, gli utensili primitivi hanno valore cosmico, specialmente il fusaiolo e tutti gli altri che hanno a che fare con l’arte del filare e del tessere. Il movimento alternato e rotatorio del tessitore è stato assimilato in modo del tutto naturale all’atto creatore dell’universo – e, inversamente, alle Parche s’è affidato il compito di tagliare il filo dell’esistenza. Il rapporto fra la tessitura e l’ordinamento del mondo appare particolarmente chiaro nella simbologia dei Dogon: la coperta dei morti è decorata con lo stesso motivo a scacchiera delle case, della terra, dei campi in una parola: dell’universo.

La svastica però può disegnarsi anche con linee curve.

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In questo caso rappresenta la congiunzione ortogonale di due S, una diritta e una coricata. La S coricata è un motivo ben noto ai Celti.

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Essa rappresenta in modo chiaro la curva dell’anno, per cui si ricollega ai simbolismi precedenti e mostra alcunché di comune col disegno di un doppio zig-zag o con una N rovesciata, nella quale la metà a forma di V corrisponde all’inverno e la curva contraria all’estate. La S diritta, nella svastica a linee curve, dovrebbe significare la divina azione celeste, la pioggia, la folgore soprattutto, normalmente raffigurata con lo zig-zag del fregio verticale; questa S ha il potere, come pioggia, di favorire o no la fecondità e di dare piena attuazione all’alternanza delle stagioni. Ma se la svastica propriamente detta, formata da linee rette ortogonali, ha un significato solare, la svastica a linee curve tende ad assimilarsi maggiormente al disco rotante e a riferirsi quindi piuttosto alle fasi lunari o magari alla forma letterale della folgore: cosi, per esempio, sulla prima una statuetta beota vista sopra.

Greche o S hanno un significato positivo o negativo, al pari della svastica stessa. La svastica ha l’aspetto di una croce diritta o rovesciata a bracci eguali, iscritta in un cerchio. Di queste, la prima può vedersi sui fondi delle coppe mesopotamiche come un disegno che traduce in astratto il motivo degli «stambecchi alla fontana».

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Oppure, con tratti più elementari, nelle rotelline celtiche. La seconda, invece, appare sui petroglifi come evocazione dell’anno totale.

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A causa del valore sacro e celeste del numero Tre, la svastica può limitarsi a tre S soltanto – o piuttosto spirali.

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Questo, sempre presso i Celti, ma anche in Egitto, dove assume normalmente l’aspetto di tre pesci con la testa in comune: motivo del quale J. Baltrusaitis ha messo in mostra la discendenza (Il Medioevo fantastico, ediz. 1979, fig. 67, pag. 149).

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Da non trascurare è infine il motivo del doppio cerchio: se un unico cerchio significa l’anno, il cerchio doppio che rappresenta la ripetizione evocherà la vita: due cerchi riuniti con un bastoncino costituiscono un segno molto diffuso, più precisamente un carattere runico (antica grafia germanica). Si tratta anche, è bene sottolinearlo, di una forma più compiuta della S rovesciata. I Celti, inoltre, hanno adoperato pei loro idoli – vedasi, per esempio, la figura gallo-romana in terracotta della cosiddetta Venere di Gien – i fregi di S a specchio l’una dell’altra e se ne sono serviti per esprimere la rinascita alla vera vita dopo la morte. E questo, altresì, il probabile significato del numero 8, altra maniera, più concisa, per unire insieme due cerchi: ne è prova il fatto, sottolineato da Salomon Reinach, che alle immagini del Dio con la mazza (Mercurio-Teutates), diffuse nella regione Rodano-Reno, sono attaccate talvolta delle sfilze di 8, curiosa prefigurazione del valore simbolico del numero battesimale cristiano, la cui forma letterale sarà conosciuta, non dimentichiamolo, solo in epoca romanica, con le cifre arabe.

Da ultimo, bisogna osservare che la svastica può essere diritta o reclinata, passiva o attiva, comportare perciò delle varianti. Tutto ciò vale pure per la S, naturalmente. Nella seconda Bibbia di Carlo il Calvo (Bibl Nat., Lat. 2, f. 410), la grande S iniziale della Seconda Epistola di Pietro – SIMON PETR(US) SERVUS ET APOSTOLUS –, con la disposizione data alle maschere dei cani (o felini) che ne segnano l’estremità superiore e inferiore e le due curve centrali, sottolinea perfettamente il tracciato della svastica come alleanza fra una S rovesciata, formata da due cuori contrapposti, e una S verticale.

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Nel lezionario di Cluny del secolo XI (Bibl. Nat., Lat. 3779, f. 132), la S è disegnata da un felino a coda di serpente, da una variante dunque dell’anfisbena.

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Ma la stessa belva nel suo insieme è un anfisbena, dal momento che è per metà verde e per metà bianca. Al felino corrisponde la curva positiva e una combinazione vegetale che disegna a sua volta una svastica quaternaria; alla coda di serpente, invece, la curva regressiva e una vegetazione a forma di triscele. Nel lezionario di Montmajour, abbazia nei dintorni di Arles (Bibl. Nat., Lat. 889. f 13), compaiono due S associate a delle svastiche simboliche iscritte entro degli anelli che sono di fatto forme di compromesso fra la rotella e la croce in un cerchio, eretta o rovesciata.

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Il motivo suddetto è disposto al centro; la croce è eretta per l’iniziale di STEPHANUS e il cerchio è doppio. A disegnare la svastica è l’intreccio, sopra o sotto il cerchio bianco, delle linee rette formanti la croce; la rimpiazzano due raggi neri che si giustappongono, in alto alla banda bianca del lato destro: da questo lato compaiono due draghi attorcigliati pel collo, uno bianco e uno nero; quattro altre maschere di felini, alternativamente grigie o nere, secondo un sapiente gioco di contrasti e complementarità, accentuano la rotazione. La croce diritta, la prevalenza del nero sul bianco, il cuore che appare sulla curva inferiore della S, il doppio cerchio, tutti questi motivi si annunziano col tema del sacrificio del diacono protomartire che accetta la notte temporanea della morte.

La S e il fiore centrale sono molto più semplici nel caso di una omelia di sant’Agostino sulla Pentecoste contenuta nello stesso manoscritto (Bibl. Nat., Lat. 889, f. 73), dove la S è l’iniziale della parola Sanctitati.

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L’asimmetria appare qui nelle curve della stessa S, più corta quella superiore, più lunga quella inferiore; la croce è inclinata e la circondano motivi vegetali neri o grigi che disegnano anch’essi una svastica; altri motivi formano, entro un cerchio perfetto, la croce diritta e la croce rovesciata. Le maschere che chiudono le spirali sono assai simili ai felini della E nella Bibbia di Carlo il Calvo (Bibl. Nat., Lat. 2, f. 80).

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Questo tema rotatorio e solare che insiste sul significato della svastica, della S, si accorda col fervore e la passione con cui s’insiste, all’inizio del testo, sull’amore per gli uditori e soprattutto col significato generale dell’omelia, imperniata su una festa di carità, solare quant’altre mai.

Greca e svastica sono parenti. Ricordiamo, in particolare, la sapiente gradazione di Saint-Romain-le-Puy, dove la svastica volta a sinistra si presenta come un simbolo tipologico antecedente, precursore della croce, associato a delle croci rovesciate racchiuse in un quadrato, poste in vicino. il motivo in questione, unito al cerchio e divenuto maschera del morto in faccia alla bivias, appare nell’absidiola nord; la croce, infine, reale e trionfale, è il vaso eucaristico al quale si abbeverano i pavoni (o le fenici?) sui capitelli della cripta. E’ importante notare il senso, la direzione della greca disegnata dai nastri: per esempio la greca che fa il giro della visione smeraldina del timpano di Moissac, uscendo da due maschere asimmetriche, si dirige in due sensi contrapposti, per poi convergere verso la visione divina che costituisce il centro perfetto. Ma non è questa la sola manifestazione del nastro ripiegato a greca: bisogna osservare anche la posa profondamente diversa del profeta Isaia e dell’apostolo Pietro sugli stipiti; il primo ha un atteggiamento ad un tempo quieto e meditativo, e il suo corpo disegna un fregio a zig-zag verticale, formato da quattro tratti, che s’accorda con la sua profezia dell’incarnazione. L’atteggiamento rude e ancheggiante del secondo, contemporaneamente rettilineo e contorto – gomito del braccio sinistro e testa –, fa invece sì che lo si possa iscrivere in una S verticale; detto in altre parole, s’apparenta con la svastica; se la spalla destra, con il collo e il braccio che tiene la chiave, delinea chiaramente la curva positiva, una piega assurda alla base del ginocchio destro segna la fine della curva inferiore che corrisponde all’anca. Inoltre, gli incavi a mezza luna dei piedritti sono lisci dal lato di Isaia, mentre dei tratti a forma di greca compaiono a sinistra, in corrispondenza delle punte, dal lato di san Pietro. Le greche stesse sono volte, in basso, in senso discendente, e viceversa, in alto, in senso ascendente: alludono, evidentemente, alla porta che si apre agli eletti. Ci troviamo cioè di fronte a un riferimento preciso e indiscutibile, alla doppia chiave che l’Apostolo stringe in modo palese nella mano destra.

Sui piedritti di Souillac, una greca piegata a destra corona il piccolo bassorilievo di sinistra, in cui si vede un caprone – o ariete che sia – sollevato al cielo da una coppia di felini: è nota l’importanza che ha il «capro espiatorio» nella Bibbia; più esattamente, l’ariete interviene nel sacrificio di Abramo, rappresentato sul falso trumeau che fa riscontro al bassorilievo precedente dal lato destro. Per formare il fregio in cima a questo piedritto di destra sono stati scelti dei semplici fioroni: il motivo centrale, inoltre, si conclude con una figura d’uomo che sta salendo al cielo ma che non ha nulla di sacro. Sul suo capo è posta una corona perché, al vertice di una gerarchia, l’uomo è il re della creazione. Ad Aulnay una bellissima svastica (disco rotante) compare fra le mensole dell’abside, proprio sull’asse, là dove si vedono dei personaggi che cercano di uscire dagli avvolgimenti a doppia S dei racemi ai due lati della finestra: è una prova dell’importanza che veniva attribuita all’orientazione nella regione della Saintonge.

Il caso del san Pietro di Moissac, che disegna una S, non è comunque isolato: gli atlanti dalla grande mano inginocchiati sull’archivolto mediano del portale sud di Aulnay, quella dei Vegliardi, disegnano proprio con quella mano una svastica volta a destra sul lato destro e volta a sinistra sul lato sinistro, in armonia con le striature delle corrispondenti colonne: stanno a indicare la separazione dei buoni e dei malvagi, giacché senza dubbio il potere magico che essi hanno nelle mani ne svela loro il segreto.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 154-160

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