Direzioni. Destra e sinistra: le striature rossiglionesi

Il tema che meglio di ogni altro esprime il concetto di «direzione» è quello delle striature diagonali, le quali possono assumere aspetti diversi.

Nel Roussillon esse presentano un carattere sistematico, formando il fondale dei capitelli contro il quale si stagliano animali con la testa volta all’indietro, «turpi leonesse» e uomini fra animali. In linea generale, queste striature appaiono rivolte verso sinistra, in accordo, specie a Serrabone, col programma d’insieme della tribuna, che evoca un mondo terreno destinato alla distruzione apocalittica. Ed è significativo che tali striature siano rivolte verso destra (le chiameremo a destra, per semplificare) solamente a sud sul capitello, dei leoni che stringono goffamente un uomo e lo leccano, e a nord, su quello degli atlanti. Sui due capitelli centrali, le striature a sinistra concordano con i due leoni dalla testa all’indietro, addossati l’uno all’altro, le cui criniere si toccano, mentre i loro corpi sinuosi disegnano delle curve dolci e regolari, rinserrando un vuoto non meno elegantemente scolpito con un asso di cuori. Quando invece sono rivolte verso sud, esse corrispondono a dei grifoni eretti l’uno contro l’altro e accoppiati fra loro con un’unica testa a ciascun angolo del capitello. Questi ultimi si trovano dal lato del Battesimo, evocato dalla Caccia al cervo del capitello anteriore della tribuna, mentre i leoni sono dal lato di Gilgamesh ed evocano la caduta nell’esistenza terrena, l’incarnazione, variante degli uomini col leone. Il cuore capovolto, la posizione a testa indietro, le striature a sinistra ci avvertono che solo nell’aldilà potremo beneficiare del godimento perfetto, di cui l’amore non è che un preludio – e questo tema è posto logicamente dal lato del battesimo, morte simulata. La morte reale comporta invece, col medesimo spinto, delle striature a destra. Le troviamo sugli atlanti del capitello centrale, lato nord, vicino ai quali vediamo dei leoni che s’inseguono, movendo a caccia, espressione delle minacce che gravano su di noi, degli animali che ci divoreranno l’ultimo giorno (come sull’architrave di Beaulieu). Le striature che appaiono tracciate sulle vesti degli atlanti sono quindi rivolte verso destra. Durliar nota che queste cariatidi, ritratte a mezzo busto e moltiplicate a bella posta per dare l’idea di un brulichio di teste tormentate, hanno tutte i gomiti puntati verso l’alto: «Le loro mani contratte sul petto e convulsamente afferrate al fogliame del registro inferiore testimoniano […] della violenza dello sforzo che stanno compiendo». Questa relazione con le foglie è l’immagine dell’asservimento al peccato. Davanti a noi, cioè, è la visione delle anime nell’attesa angosciosa del Giudizio. È una sorta di Purgatorio che ci viene presentato.

Nei capitelli della parte anteriore della tribuna ci si trova invece davanti a una gradazione. Lo straordinario accumularsi di mostri, di leoni che stringono zampe fra i denti, di serpenti, che fa venire in mente l’architrave di Beaulieu e a cui fa riscontro la vittoria sul dragone a opera di san Michele, presenta delle striature a sinistra – ed entrambi i temi stanno dalla parte di Gilgamesh. Dal lato della salvezza propriamente detta, viceversa, del cervo cioè trafitto dal sagittario, i due animali superiori del Tetramorfo sono riuniti insieme: leoni e aquile, entrambi con la testa volta all’indietro – i leoni in particolare con la zampa sospesa a mezz’aria, nel tipico atteggiamento di difesa dell’hom –, mentre la parte inferiore dei loro corpi si fronteggia sulla faccia anteriore e i loro torsi si uniscono agli angoli fra i becchi delle aquile, poi, compare un cordone celestiale e la loro testa si solleva al di sopra delle squame, anch’esse celestiali: due varianti dell’incrocio. La distribuzione dei temi sui capitelli di questa entrata della tribuna conferma che questo è un lato nefasto, sinister, il lato nord appunto, quello delle distruzioni apocalittiche, quello della forza di Gilgamesh, mentre il sud è il lato della vittoria sulla morte attraverso il battesimo.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, p. 109

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