Direzioni. Destra e sinistra: le colonne a spirale

Il motivo più comune per indicare la destra e la sinistra, specialmente nella zona egiziana, è quello delle spirali sulle colonne, motivo che è stato senza dubbio trasmesso attraverso i manoscritti. Lo si vede in particolare nel Codice vat. Latino 1202 della Biblioteca Vaticana, contenente la vita di san Benedetto. Una serie di immagini ci mostra qui degli altari sormontati da ciboria, sorretti a loro volta da colonne: queste colonne sono spesso adorne di spirali. Si vedono chiaramente delle striature a sinistra sull’altare pagano di Apollo che san Benedetto distrugge sul monte Cassino prima di costruire il suo celebre monastero; le striature sono invece a destra per gli altari eretti in onore di san Giovanni Battista e di san Martino, e lo stesso per quelli che appaiono in relazione coi miracoli del santo. Un sapiente giuoco fondato sull’idea di destra e di sinistra si può vedere in dettaglio a Rozier. il primo lupo androfago viene qui da sinistra (tav. 93) questo ci riporta automaticamente al testo di Cassiano citato nelle pagine precedenti. Sul secondo capitello, il lupo che assiste allo strazio e alla decomposizione dell’essere – conseguenza e destino della nostra condizione umana, poiché «non siamo che polvere» – arriva per contro da destra: è dunque «rivoltato». Una sapiente rotazione appare di nuovo nel terzo tema, dove l’uomo circondato da tutte le cifre e le figure della Rivelazione sembra «innalzare il suo volo» verso il Cielo ed «emigrare verso le cose eterne, al punto che dà l’impressione di non abitare più in una carne mortale»: infatti è girato e si afferra a una colonna avvolta da spirali a destra, mentre un’altra colonna, con spirali a sinistra, si trova a sinistra, sul lato del dragone. Delle colonne striate, il cui sapiente simbolismo numerico corrisponde perfettamente a quanto noi diciamo a proposito dei numeri sacri, possono vedersi inoltre sulla faccia anteriore della parete che separa il presbiterio dalla navata a Nohant-Vicq: troviamo qui degli affreschi di una vivacità di stile e di tocco assolutamente incredibile, dove l’impeto dei gesti è senza eguali e dove tuttavia J. Hubert ha individuato una rigorosa geometria delle masse. Sei striature a sinistra ornano la colonna di sinistra su cui poggia l’arco che sovrasta la Presentazione al Tempio: il numero Sei è un equivalente del crisma e in questa scena il Cristo è come investito della sua missione. La scena dei magi sovrastante è spartita in due: l’arrivo a cavallo sulla sinistra, l’adorazione a destra; ebbene, una colonna con tre striature a sinistra sta a indicare, come a Moissac, che se anche i Magi sono iniziati alle cose del cielo, lo sono però secondo una via poco ortodossa; per contro, il seggio della Vergine col Bambino, sormontato dalla stella, presenta delle sbarre che disegnano chiaramente delle striature a destra, sempre in numero di tre. Delle due scene del lato destro, allo stesso livello delle precedenti e a destra dell’Agnello centrale in posa di «contrasto» (cioè con la testa volta all’indietro, verso il Cristo dell’Adorazione dei Magi), una rappresenta il Dubbio di Giuseppe, l’altra l’Annunciazione. La colonna che le separa è solcata da quattro striature – Quattro: simbolo della terra e della vita – rivolte a destra, a significare l’ordine vero, quello della Incarnazione del Figlio di Dio.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 109-110

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