Direzioni: destra e sinistra

La contrapposizione della destra alla sinistra è uno dei rari temi, fra quelli che qui analizziamo, che possa giustificarsi senza alcuna possibile ambiguità, sia attraverso i testi scritti o gli usi e le concezioni che fanno parte del nostro vivere ancora oggi, sia attraverso le opere: l’arte romanica offre una miriade di indicazioni sul significato delle due direzioni. L. Réau riconosce il valore e i molteplici aspetti di questo accoppiamento. Una chiara contrapposizione è presente già nella chiesa, fra il nord, che è anche la regione delle tenebre e del gelo, votata al dominio di Satana, al regno della Legge, agli avvenimenti apocalittici, e il meridione donde vengono il calore e la luce, che evoca al contrario il Cristo Salvatore, il regno della grazia, la salvezza. Ebbene, secondo lo stesso Réau, la contrapposizione è legata al fatto che, entrando in chiesa, il fedele ha normalmente il nord alla sua sinistra e il sud alla sua destra.

La sinistra, in effetti, ha sempre una reputazione negativa; essa è di cattivo augurio, come dimostra anche la doppia accezione della parola sinister, conservatasi tale sia in francese che in italiano. La destra occupa viceversa il posto di onore. Sul piano del folklore, sembra che, secondo la superstizione popolare, porti male calzare prima il piede sinistro. A detta del Talmud, uno schiaffo ricevuto sulla guancia destra è più offensivo di uno schiaffo sulla guancia sinistra. La benedizione stessa non può essere riconosciuta come valida se non viene impartita con la mano destra, al punto che l’amputazione della mano destra ha potuto essere considerata un impedimento alla ordinazione sacerdotale. E risaputo inoltre che nei tribunali è richiesto ai testimoni che prestano giuramento di levare in alto la mano destra e che, reciprocamente, gli spergiuri, i falsi testimoni, è della mano destra che erano passibili d’essere amputati La mano sinistra veniva chiamata «la mala mano».

Secondo Rabano Mauro, «dextera Domini Testamentum Novum, sinistra Vetus»; per Alano di Lilla, «laeva Christi humana natura dicitur, dextera divina». Molti teologi sottolineano il significato mistico del settentrione e del mezzogiorno: «Aquilo (il settentrione) diabolus vel homines infideles aut mali; Auster (il mezzogiorno) Spiritus Sanctus, calor fidei».

Un brano di Cassiano ci mostra a qual punto di sottigliezza poteva arrivare la contrapposizione della destra e della sinistra. Egli pone sulle labbra dell’abate Teodoro l’elogio delle virtù degli atleti di Cristo che sanno rimanere impassibili nella tempesta: sono i contemplativi. In effetti si tratta di una interpretazione allegorica di Giudici III, 15: «I perfetti», dice l’abate, «sono rappresentati nelle sacre Scritture sotto la figura di ambidestri». È il caso, in questo versetto, del famoso Aod «che si serviva delle proprie due mani come della destra. Anche noi possederemo questa virtù, ma in senso spirituale, se con un buon uso della prosperità, ch’è rappresentata dalla mano destra, e dell’avversità, simboleggiata dalla mano sinistra, sapremo rivolgerle entrambe alla stessa maniera verso il lato destro, in modo che tutto ciò che ci accade divenga per noi, secondo la parola dell’Apostolo, arma di giustizia… Il giusto ha una mano destra: è il successo spirituale. Nel fervore della propria anima, egli comanda allora a tutte le passioni e le cupidigie… Il suo volo si eleva così in alto al di sopra della terra che le cose presenti gli appaiono come fumo. Egli emigra verso le cose eterne, al punto che non gli sembra più di abitare in una carne mortale. «Però egli ha pure una mano Sinistra: il turbine delle tentazioni lo assale, i fuochi della concupiscenza accendono i desideri della carne. La tristezza, che opera per la morte, lo prostra… Quando il monaco si sente travolto da questi flutti, egli si accorge che l’attacco gli viene mosso da sinistra» (il lato del demonio).

Che cosa farà allora il cristiano veramente spirituale per servirsi ad egual titolo di entrambe le mani? Prenderà come esempio all beato Giobbe, che vince la sua corsa a destra», ma che «trionfa anche sulla sinistra»; il «patriarca Giuseppe»; la sposa del Cantico quando dice: «La sua mano sinistra sosterrà la mia testa e la sua destra mi terrà abbracciata»; il «dottore dei Gentili» (san Paolo) che fu anche lui un autentico ambidestro. «Ambidestri lo saremo a nostra volta quando nè l’abbondanza né la carestia ci potranno più trasformare…» (Conferenze, VI, 10).

Si nota nella evoluzione dell’Ordo Romanus che, a partire dal secolo XI, il diacono o il sacerdote cantano il vangelo rivolti a nord, poiché è la dimora dei demoni che s’intende far retrocedere. Sarebbe inoltre questa, a quanto pare, la ragione per cui i sacristi sono quasi sempre collocati a destra dell’altare, e quindi a sud, al riparo dai diavoli. Gli antichi fonti battesimali e i battisteri sono generalmente a sinistra della chiesa, incorporati nell’edificio e protetti da un muro senza uscita, ma di faccia al demonio – e questo in relazione col rito dell’esorcismo che prelude al battesimo. Analogamente, nel «gruppo cattedrale», antica agglomerazione di tre edifici (chiesa cattedrale, chiesa parrocchiale e battistero), fintanto che questi sono rimasti distinti – tripartizione che si è mantenuta sino a tardi, per esempio a Lione, a Vienne e a Le Puy –, il battistero è stato per lo più sistemato sul lato nord: è il caso di Vienne e di Saint-Rambert (Loire).

La contrapposizione della destra e della sinistra si trova espressa pure nei romanzi cortesi o cavallereschi In Chrestien de Troyes, per esempio, leggiamo del cavalier Tristano che si dirige «sulla via della destra». Il Bayrav, che ha analizzato a fondo il simbolismo di questi romanzi, afferma giustamente che tale indicazione non ha un valore topografico obiettivo, ma piuttosto un significato morale: la via seguita dal cavaliere è una via allegorica, non reale. A nostra volta, possiamo osservare che nella tavola di destra del Livre de portraiture di Villard de Honnecourt è proprio verso destra che si dirige il cavaliere.

Nelle Crocifissioni simboliche, la Chiesa è sempre alla destra del Cristo, la Sinagoga alla sua sinistra. La Vergine che non ha cessato di credere alla resurrezione gloriosa è a destra; san Giovanni, che è stato l’ultimo a penetrare nel sepolcro e che rappresenta di conseguenza la Sinagoga, è invece a sinistra. Il Cristo è seduto a sua volta alla destra del Padre; gli eletti, nelle rappresentazioni del Giudizio (per esempio a Conques), sono alla destra del Cristo, i reprobi a sinistra, conformemente al Vangelo di san Matteo (XXV, 32-33): «Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra.» Nelle Deposizioni della Croce il corpo del Cristo, portato da Giuseppe d’Arimatea, si piega obbligatoriamente verso sinistra, mentre nelle Ascensioni degli avori carolingi e dei timpani di Leòn o di Tolosa il Cristo cerca la mano divina verso destra, mentre sale su una montagna. Particolare significativo, Simon Mago, sulla porta Miégeville di Tolosa, leva in direzione di san Pietro la mano sinistra velata e contemporaneamente si gira dal lato destro: vuoi dire che l’Apostolo è l’unico suo rifugio contro i demoni che lo minacciano. San Pietro benedice con la destra, ovviamente. La mano sinistra sembra significare, nella fattispecie, la magia pura e semplice: la sua pratica, infatti, non è di per sé una cosa malvagia; lo diventa solo se non è posta al servizio di Dio. A Dinan, sulla dritta dello sguancio sinistro del portale, nella parte del programma iconografico in cui sono sviluppati i Vizi tipici dell’uomo, vediamo per due volte lo stesso tema: un uomo seduto, rivolto verso sinistra, chino su un libro con applicazione eccessiva, non dissimile dalle figure di Evangelisti al loro scrittoio, quali vengono presentate dalla iconografia della fine del medioevo. La loggia che sormonta questi ultimi dimostra che essi sono in rapporto col Cielo. Il primo riceve dei personaggi che provengono da sinistra: e la magia ocra; nel secondo caso questi vengono da destra ed è la magia bianca.

Su un capitello di Autun ritroviamo ancora Simon Mago: sta precipitando a capofitto, urlando d’ira e di terrore, e agita delle ali svolazzanti, due appiccicate alle braccia e due alle ginocchia; esse esprimono l’inversione totale dell’uomo che porta a privilegiare il valore del corpo su quello dello spirito. Volge la testa a sinistra, inoltre, per distaccare lo sguardo da san Pietro che lo osserva vittorioso. Per contro, sempre ad Autun, su un altro capitello la Vergine, nella scena dell’Assunzione, esce, sollevata verso destra da due angeli, dall’arco che sormonta la sua tomba, il cui sarcofago è ornato di squame positive, rivolte verso l’alto. Se piega il capo a destra, è solo perché essa è l’intermediaria per eccellenza e perché è colei che intercede in nostro favore.

Analogamente a destra si volge, ancora ad Autun, la Vergine della Natività, mentre Il Bambino è messo a bagno entro una tinozza dalla levatrice. Sul piedritto di Moissac, a mano dritta, i Magi che sono stati miracolosamente avvertiti dalla stella vengono da sinistra ad adorare il Dio Fanciullo. In questo caso la Vergine, benché posta a sedere sul letto della Natività, presenta il figlio girandosi verso di essi, cioè a dire in senso contrario alla Natività stessa; la culla si trova all’estrema destra. Allo stesso modo, al di sopra di questa scena, ch’è raccolta sotto due arcate contemporaneamente, segno che comprende due ante, l’asino e il bue della grotta si scorgono a destra. Nella rappresentazione della Fuga in Egitto, il Cristo si dirige verso sinistra per vincere la magia: gli idoli di Eliopoli crollano al suo passaggio. Ma nella Presentazione al tempio i protagonisti si dirigono invece verso destra: è infatti solo con l’acconsentire al proprio sacrificio che il Cristo riceverà il misterioso potere sulla morte, elargito da Dio.

A Charlieu gli animali di Ezechiele danno corpo a una duplice contrapposizione in senso inverso della destra e della sinistra, in funzione dei molteplici rapporti che si possono stabilire fra quattro temi disposti in quadrato, alla maniera di un «quadrato magico»; rapporti che sono quasi infiniti, possiamo dire, e in relazione anche con l’alto e col basso. Il Cristo, colto nell’atto di giudicare, s’identifica con la Croce trionfante che separa, sul timpano di Beaulieu, l’alto—il nimbo crocifero—dal basso—lo sgabello sotto i suoi piedi (la terra), e che a Carennac, invece, separa la destra benedicente dalla sinistra che regge il libro simbolo del Giudizio, nel quale sono contenuti i nomi degli eletti e dei dannati. Gli animali del Tetramorfo, allusione a un ordine ineffabile, a una difficile via scandita da tappe che occorre superare per poter giungere alla salvezza, contrappongono destra e sinistra in due sensi differenti: il Leone è superiore al Bue, pur stando alla sua sinistra, perché di natura doppia, e per la stessa ragione l’Aquila è superiore all’Uomo.

Altrettanto complessa è nelle Crocifissioni romaniche e gotiche la posizione dei quattro personaggi ai piedi della croce—la Vergine, san Giovanni, la luna e il sole—, che tutti insieme formano un Tetramorfo alla rovescia; la Vergine a sinistra è in un senso superiore a san Giovanni per la ragione che prima s’è detta, ma san Giovanni è a destra perché, simboleggiato dall’aquila, è lui il «discepolo che Gesù amava». Il sole è più normalmente al posto dell’aquila che ha, come si sa, la facoltà di fissare il sole in faccia, in contrapposizione alla luna, simbolo doppio. Come regola generale, nelle absidi i temi sono disposti in senso rotatorio da sinistra a destra: è questo il caso di Notre-Dame-du-Port a Clermont-Ferrand o di Saint-Pierre a Chauvigny: seguendo il deambulatorio, si può leggere una progressione che va da Eva a Maria, da Adamo al Cristo, dalla Terra al Cielo, nel primo caso, e dagli astri alla Città «che non ha più bisogno di astri che la illuminino», nel secondo caso.

Certi temi ripetuti, come le greche o i nastri che disegnano una greca, possono avere un significato ch’è importante esaminare con attenzione. Lungo la circonferenza, per esempio, del timpano di Moissac, le greche confluiscono verso il Cristo centrale, al contrario dei fregi animali dell’archivolto esterno del portale meridionale di Aulnay. Le svastiche possono avere un significato positivo o negativo: quelle dell’architrave del battistero di Ainay, che inquadrano la mano divina, hanno un significato positivo; quella del fregio di Saint-Romain-le-Puy, fatta di elementi giustapposti che evocano l’antico paganesimo ha un significato negativo ed è girata verso sinistra.

Anche i personaggi possono avere, secondo le pieghe delle loro vesti, un significato destro o sinistro. I personaggi che circondano il Cristo col Tetramorfo nell’ascensione di Angoulême, evocano l’idea del Giudizio, volgendosi verso destra o verso sinistra. Una semplice modanatura può esprimere un certo significato, attraverso il disegno dell’armilla o attraverso le scanalature (corde). I racemi a volute arcuate alternativamente in un senso e nell’altro rendono l’idea di entrambi i significati in opposizione ininterrotta, e la stessa cosa avviene con gli animali. Basta questo per rendersi conto della rilevante portata del tema, ch’è in grado da solo, come ogni tema importante, di riassumere il simbolismo romanico nel suo insieme. Nonostante ciò, a dispetto della chiarezza dei testi e dell’esperienza che si può avere, questa contrapposizione destra e sinistra appare, nel dettaglio delle immagini, piuttosto ambigua, ed è importante perciò esaminarla attentamente in un contesto generale.

Capita a volte – e la cosa succede spesso nell’arte romanica – che l’immagine sia come rivoltata. Quando si tratta di una visione che riguarda l’aldilà, la destra e la sinistra sono viste in rapporto al personaggio centrale del Cristo e si presentano quindi invertite rispetto allo spettatore. Nei Giudizi già citati, per esempio, è una vera e propria regola quella di inserire gli eletti sotto le arcate della Gerusalemme celeste alla destra del Signore: ciò naturalmente comporta ch’essi si trovino a sinistra dal nostro punto di vista. Abbiamo già notato inoltre la posizione ambigua della Vergine nelle scene della Crocifissione. Ma non basta. Alla sommità della facciata di Angoulême, i sei personaggi che emergono dalle cornici rotonde sotto il parato di rami e di fronde sono a sinistra del Cristo, e i dodici, invece, corrispondenti al numero degli Apostoli, sono dal lato opposto. Allo stesso modo san Pietro, a destra sulla porta di Miégeville di Tolosa, è a sinistra nel Giudizio di Beaulieu.

Definire una regolare disposizione dei temi nella chiesa, in funzione della contrapposizione attestata fra il lato settentrionale e il lato meridionale dell’edificio, come fa Réau, non può quindi essere considerata una regola sacra e inviolabile, senza eccezioni. Secondo certi testi, non la chiesa nel suo complesso, ma solamente l’abside dev’essere assimilata al corpo disteso del Cristo; bisognerà allora considerare la destra non in rapporto al fedele che entra ma in rapporto al presbiterio: è il caso, questo, della chiesa di Saint-Vincent a Chalon-sur-Saône, dove il lato del bene, dell’unità, dell’albero integro, del Cristo, si trova a settentrione, là dove era il lato del vangelo, e il male per contro sta a mezzogiorno, in quello che era il lato dell’epistola.

Notiamo fra parentesi che una visione dell’aldilà in cui tutto è sottosopra, quasi fosse capovolto, è peculiare di certe concezioni archetipiche tradizionali, per esempio presso i popoli altaici: ecco la ragione per cui viene rotto il vasellame e viene invertito il senso di deposizione delle offerte che è usanza lasciare sulle tombe dei morti. Data però la difficoltà sul tema, ci limiteremo in questa sede a prendere in considerazione solo delle manifestazioni che non si prestano a contestazioni, piuttosto limitate e sempre inserite in complessi più ampi. Ci soffermeremo, per esempio, sulle striature che si protendono ora verso destra, ora verso sinistra, sui capitelli del Roussillon, e così pure sulle spirali delle colonne più caratteristiche della Zona egiziana propriamente detta, che consentono non di rado di invocare lo stesso riferimento. Si tratta dunque di un tema troppo diffuso, troppo radicato nella iconografia cristiana in generale perché si possano distinguere le sue manifestazioni nelle due zone. Si può constatare, nondimeno, come esso rivesta più importanza nella zona egiziana che nella zona mesopotamica.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 105-109

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