Immagine e simbolo in Proclo: l’imitazione poetica

La medesima dialettica tra somiglianza e differenza, quale cardine concettuale della significazione simbolica nella sua opposizione alle immagini, compare in un altro passo della sesta dissertazione sulla Repubblica.

Proclo, infatti, dopo aver dedicato buona parte del suo sesto saggio sul testo platonico principalmente alla discussione del secondo e terzo libro della Repubblica, si concentra sulla critica che lo stesso Platone rivolgeva ancora, all’interno del decimo libro del medesimo dialogo, alla tradizione poetica antica e a Omero in particolare. Platone elabora un attacco centrato sullo statuto metafisico dell’imitazione poetica; per rispondere alle critiche platoniche e conciliare la tradizione della rivelazione poetica con l’insegnamento filosofico dell’Accademia, Proclo sviluppa una più articolata teoria della poesia. Il Diadoco riconosce nell’attività poetica tre diversi “generi”.

  1. La prima tipologia di espressione poetica è quella ispirata; si tratta della poesia alla quale Platone accenna nel Fedro
    e nello Ione. Tale tipologia di attività poetica permette di attingere al sommo livello del sapere e corrisponde alla più perfetta forma di vita nella quale si raggiunge il contatto con il divino. Essenziale, però, per ottenere tale illuminazione mediante la rivelazione poetica, è una corretta decodifica del testo poetico stesso che deve essere letto in modo traslato.
  2. La seconda tipologia di attività poetica è quella didattica. Questo genere poetico sembra essere caratterizzato, stando alle indicazioni procliane, dal fatto che i suoi contenuti sono costituiti da dottrine relative al mondo fisico o a precetti morali; si tratta di una forma di poesia che non si avvale di discorsi traslati e nella quale la lettera non nasconde sensi secondi. A tale modalità della composizione artistica è associata la vita regolata dal nous.
  3. Infine, il terzo genere di poesia individuata dal Diadoco è quella mimetica che viene, però, ulteriormente diviso in:
    1. poesia eicastica: include tutte le narrazioni poetiche che descrivono il mondo sensibile in maniera realistica e fedele;
    2. poesia fantastica: ultimo livello dell’attività poetica, descrive la realtà così come appare ai sensi, con il fine di produrre reazioni emotive negli ascoltatori ed è associata alla più bassa forma di vita, guidata dalla parte irrazionale dell’anima e governata dall’immaginazione.

Proclo utilizza le tre differenti tipologie di discorso poetico, enucleate attraverso l’analisi dei testi platonici, per elaborare una lettura del decimo libro della Repubblica che, pur rimanendo fedele alla dottrina platonica, ribadisca, al tempo stesso, il valore della tradizione poetica antica. Il Diadoco asserisce, infatti, che l’attacco rivolto da Platone contro la poesia deve essere riferito unicamente al terzo genere di discorso poetico fra quelli individuati dallo stesso Platone: la poesia mimetica e, in particolar modo, quella fantastica sono l’autentico obiettivo della critica platonica e solamente a esse si devono riconoscere i limiti e i difetti che il testo della Repubblica elenca.

L’elemento di tale tassonomia procliana intorno alle diverse forme di arte poetica più rivelante per una riflessione sulla natura del simbolo è rappresentato dalla categoria di “mimesi”. Proclo sottolinea che la poesia ispirata, per la sua peculiare natura, non può essere letta in modo semplicemente mimetico, come fosse rappresentazione eicastica di determinate realtà, ma richiede una lettura allegorico-traslata. In modo del tutto analogo anche i simboli non devono essere intesi come una descrizione “somigliante” o mimetica dell’oggetto al quale rimandano ma, piuttosto, come una sorta di enigma che necessita di una particolare decodifica. Anche Anne Sheppard nel suo studio sulla quinta e sesta dissertazione sulla Repubblica sottolinea come proprio nel sesto saggio dedicato alla grande opera politica platonica Proclo identifichi la poesia ispirata con la comunicazione attraverso simboli.

Autore: Francesco Paparella
Pubblicazione: Le teorie neoplatoniche del simbolo. Il caso di Giovanni Eriugena
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 111)
Luogo: Milano
Anno: 2008
Pagine: 26-27