L’armonia delle sfere (4)

Ora parecchi autori neoplatonici tardi citano una serie di vocaboli che si usava unire a codesti astri nei canti rituali. Il Ruelle, in riferimento al canto sillabato dei sacerdoti egizi e alla formula: « Ti invoco, Signore, con quest’inno, lodo la tua Gloria Α Ε Ι Ο Υ Ω Ω Ω », ha tentato di congiungere queste vocali alla scala D.

Ma tutte queste serie si contraddicono, tranne per l’attribuzione di O a Marte; dunque la serie delle vocali presuppone un ordine diverso, ma questo sembra derivare dalla serie contraria, quella degli anelli, che Platone ci ha trasmesso.

Gli anelli forniscono la serie dei pianeti secondo la concezione dominante in una scala diatonica. La seconda serie, a destra, potrebbe però indicare una serie di vocali se si interpreta il passo τὸν τοῦ χείλους κύκλον
non già, come di solito, come « il cerchio più ampio del limite » bensì come «il più ampio cerchio delle labbra». E questa interpretazione si confà anche ad una traduzione migliore, essendo il significato primario di χείλος « labbro » e non « limite ». E trattandosi qui delle sirene che cantano sull’albero dei pianeti, πλατύτατον τὸν τοῦ χείλους κύκλον, non può che indicare la grandezza delle labbra delle sirene. Se si riscontra questa seconda serie che è fondata sullo stringersi progressivo delle labbra, si ottiene la serie di terze della vecchia scala B, la quale chiaramente coincide con la serie delle vocali dell’alfabeto greco. Aprendo progressivamente le labbra si ottiene la serie U Ü O I E Ä A. Ma poiché l’alfabeto greco fa procedere la ε alla η, dobbiamo, nell’ambito greco, porre la E fra l’A e la H.

Ma l’alfabeto non è l’unica serie, come sembra credere il Ruelle, con cui si possa invocare una divinità. Le vocali gnostiche sono ordinate ora in quadrati magici con inizi variabili, ora in forme triangolari, che indicano sempre una lunghezza crescente delle vocali.

In realtà, secondo Nicomaco, queste vocali sono solτanto indicazioni dei suoni delle sfere che i sacerdoti imitavano in forma di urli inarticolati, privi di consonanza. La vocale era chiaramente soltanto l’indicazione dinamica sonora del pianeta dominante nel canto d’una melodia, cioè il timbro con cui si cantava la serie delle vocali, poiché la tavola gnostica di Mileto dimostra chiaramente che per ogni pianeta si potevano cantare tutte quante le vocali:

Saturno: A E H I / Ο Υ Ω
Giove: E H I O / Υ Ω Α
Marte: H I O Y / Ω Α Ε
Sole: I O Y Ω / A E H

Era anche possibile cantare sullo stesso tono tutte le lettere o sillabe, pur mutando ogni volta il timbro.

Un canto di bambini spagnolo,che rappresenta forse il resto di una tradizione arcaica, si canta in tal modo e l’essenza del gioco sta nel fatto che il seguito di queste vocali, le quali nel testo cantato vanno di conserva, dà un senso segreto (Más sabe
el lindo
oso que tu).

Il tentativo di ricostruire anche nella serie delle armoniche l’alfabeto (il progressivo chiudersi delle labbra) che porta entro un ordine lessicale le varie voci (la giusta intonazione, la voix juste degli antichi Egizi), fornisce le possibilità seguenti:

(Le note fra parentesi appartengono alla serie delle armoniche, quelle vicine alla scala platonica.)

La serie 1 è la fondamentale, però non l’unica utilizzabile: comincia da A e attraversa l’intero alfabeto. Poi interviene il Sole e subito l’alfabeto va a ritroso, tuttavia senza far tornare il Sole fra O ed H. Il Sole ricompare come punto divisorio, quando l’alfabeto ricomincia dall’inizio. Dal tempo primordiale alla fine del tempo intermedio la bocca si apre a poco a poco e le vocali diventano più sorde. Quindi giunge l’I, il « grido del Sole », come si chiama nell’antica mitologia egizia, e le cose si sforzano nel corso del tempo recente di riemergere dall’oscurità (U) alla luce (A). Ma allora ritorna il giro precedente con quel rinnovato grido del Sole (armonica 20a = 10). Che questo salto indietro 20 = 10 fosse un’idea non greca ma un’idea adottata da Socrate, dimostra il Politico (271-272) di Platone, in cui lo « Straniero » analizza questa teoria. La terza serie corrisponde alla quarta serie di vocaboli. Il confronto dei due ordini platonici con la serie 1 delle armoniche dimostra che la scala C sta alla base dell’ordine degli anelli e la scala B alla base della serie di terze (che in realtà è solo un seguito di vocali). La scala diatonica (fuso) coincide con la scala greca del tempo recente D: la si do re mi fa sol, la serie delle vocali con il tempo primordiale ed il tempo di mezzo, in cui i timbri di Mercurio e Marte (come contrastanti con Venere) non sono contrassegnati da E ed O (come nel tempo recente) bensì da O ed E. I numeri, che Platone dà all’ordine dell’apertura delle labbra, corrispondono anche alle armoniche, nella misura in cui causano la nascita o la rinascita di astri (ved. la seconda serie dello schema precedente).

La serie di vocali o di terze di Platone sembra aver avuto una portata musicale anche in epoca più tarda anche perché era decisiva per la qualità etica delle tonalità, perché soltanto a condizione che Saturno corrisponda a sol e la Luna a la (scala B) la valutazione etica delle tonalità ha una base univoca, per cui l’ethos delle tonalità, prima di esprimersi in altezze assolute, cioè in note d’una scala, era legato a certi timbri di voce. Lo stesso sviluppo ci è noto nell’India antica, dove i gridi originari furono ordinati successivamente in una scala le cui note portarono i nomi abbreviati degli animali di voce corrispondente a quei gridi.

Autore: Marius Schneider
Pubblicazione:
Il significato della musica
Editore
: Rusconi (Problemi Attuali)
Luogo: Milano
Anno: 1996
Pagine: 218-223
Vedi anche:
L’armonia delle sfere (1)
L’armonia delle sfere (2)
L’armonia delle sfere (3)

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