Cosmogramma della basilica romanica di Stična (3)

Il numero 666

La lunghezza della basilica di Stična è di 55 aunes e 2 piedi, ossia 222 piedi. Poiché un piede contiene tre palmi, la lunghezza dell’edificio è di 666 M (1 palmo).

Il numero 666 rappresenta il numero della Bestia. Benché la sua origine sia ignota, il significato può essere dedotto dal valore che il numero ha nell’abaco di Pell, oltreché, naturalmente, dal suo contesto nella Bibbia e nelle credenze ortodosse russe.

Nell’abaco di Pell l’equivalente di 666 è il numero 41: 666 : 2 = 333

333 : 2 = 166, 5 che si arrotonda in 166

166 : 2 = 83

83 : 2 = 41.5 arrotondato a 41.

Il numero 41 ha il significato della fine di un periodo, il 40 quello della durata del periodo, mentre il 42 simboleggia una durata del tutto eccezionale; sono i numeri biblici: «e il diluvio venne sopra la terra per 40 giorni» (Genesi 7.17): il quarantunesimo giorno l’acqua non cresceva più. Il profeta Giona concesse a Ninive ancora 40 giorni, nel 41° la città sarebbe stata distrutta: «ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Giona 3, 4). Cristo «rimase nel deserto per 40 giorni, tentato da Satana» (Marco 1. 13), ma nel 41° giorno le tentazioni cessarono.

Il significato simbolico dei numeri 40 e 41 è ancora vivo nella letteratura moderna russa ed anche nel folklore: «Mosca contiene 40 volte 40 chiese» (Grigorij Saramazanov), vale a dire che la Terza Roma possiede infinite chiese; «la gazza non s’avvicina a Mosca più di 40 verste» (idem), ciò significa che Mosca si estende per 40 verste.

Nel romanzo Il quarantunesimo (Boris Lavrenjev) il protagonista e la protagonista combattono in campi avversi: lei uccide 40 nemici e il 41° che è il suo amante. Evidentemente l’amore e la sua fine sono espressi con i numeri 40 e 41.

Secondo le credenze ortodosse russe l’anima del defunto attende il giudizio per 40 giorni.

Discende dall’Apocalisse che la
Bestia a cui fu data la facoltà di parlare per 42 mesi (quindi oltre ogni limite) alla fine morì: «il suo numero è 666». Sarebbe in effetti poco logico limitare il potere della bestia con il numero 41, quando la durata del potere viene espressa con il numero 42. La fine del lunghissimo potere è dunque espressa con il numero simile, il 666.

Per Leon Battista Alberti il numero 40 rappresenta la durata di un periodo (De Architectura IX. 5).

Possiamo quindi concludere dicendo che il numero 666 significa la fine, la conclusione di qualunque cosa (FINIS).

Il numero 127

II territorio «coperto dal tetto» della basilica è largo 127 M
(2 piedi)
ed è
delimitato dall’intersezione del prolungamento delle falde del tetto con il piano del calpestio.

Oggi non esistono più le falde con la dolce inclinazione dei tetti mediterranei; a causa delle abbondanti nevicate che contraddistinguono la Slovenia il tetto originario è stato sostituito con un tetto di tipo nordico, con falde a forte pendenza, ma sui muri perimetrali della basilica sono tuttora visibili perfettamente i dormienti delle falde originarie. L’altro punto fermo è il livello del pavimento originario.

Il tetto originario è stato con ogni, probabilità costruito secondo i principi romani che prescrivevano l’inclinazione delle falde in rapporto 5 : 2 oppure 9 : 4. Entrambi i rapporti modulari si trovano nelle successioni di Pell:

0 – 1 – 25 – …

2 – 1 – 49 – …

La larghezza della navata, l’altezza dei dormienti posti sui muri
d’ambito e l’inclinazione delle falde in rapporto 9 : 4 fanno innalzare la linea di colmo a 14 M (1a) oppure a 4 M (3a,
2 piedi) sopra il piano del calpestio. Il prolungamento della falda incontra il piano del calpestio a 9 M (3a,
2
piedi) dall’asse longitudinale dell’edificio. I due punti di contatto distano tra loro 93 aunes. L’aggiunta di un piede a ciascun lato, dovuta alla differenza del livello tra il pavimento della chiesa e quello esterno, porta il territorio «coperto dal tetto» ad una larghezza di 127 M (2
piedi).

La distanza di 127 in effetti determina la base del muro esterno del chiostro sul lato meridionale.

Secondo Crizia il diametro dei muri attorno all’Atlantide misura 127 stadi. Il numero 127 è la media aritmetica dei numeri 144.106.154. 104. Questi numeri sono i multipli dei seguenti numeri di Pell: 9.53.77 e 13 che troviamo come i quattro punti possibili toccati dal numero formativo 27 del lambda di Platone, se si inizia con il termine 27 dell’abaco di Pell. I numeri 9.53.77 e 13 o meglio i loro multipli determinano le distanze orbitali dei pianeti esterni.

Sembrerebbe quindi che il numero 127 simboleggi il concetto di margine (LIMES).

Il numero 17

La larghezza della basilica di Stična. certamente una delle misure preminenti dell’edificio, misura 17 M (1a). Ignoro il significato simbolico del numero 17 e degli analoghi. Anche se il diametro del cerchio degli y-holes e del fossato attorno a Stonehenge misurano 17 M e 34 M rispettivamente, ciò ancora non dimostra nulla.

Conclusione

Costruita nel XII secolo, la basilica romanica di Stična non assomiglia soltanto agli altri edifici cultuali del suo tempo, ma rappresenta un cosmogramma che può essere confrontato con gli antichi modelli del cosmo, quali Atlantide, distrutta secondo Platone 11.600 anni prima del tempo suo, la Torre di Babele, ricostruita da Nabopolassar intorno al 620 a.C., Stonehenge databile 1800-1500 a.C. e il Tempio di Ezechiele del sesto secolo a.C.

La teoria estetica del suo architetto sembrerebbe richiamarsi all’insegnamento di S. Agostino: «Voltandosi l’intelletto al dominio del visibile, vale a dire al cielo e alla terra, vide che su questo mondo nel campo del visibile piace la bellezza, nella bellezza piacciono le forme, nelle
forme le misure, nelle misure i numeri» (De Ordine I, 15).

L’abuso della teoria ha portato alle critiche. François Rabelais non risparmiava di certo le dottrine mistiche della propria epoca. Tra le molte altre ha reso ridicola anche la numerologia architettonica con la descrizione dell’abbazia di Thélème, che ha esattamente la stessa larghezza della basilica di Stična.

L’uso medioevale di alcuni numeri appositamente scelti, pur senza conoscere il loro originario significato e l’importanza, ci ha permesso di conservare il ricordo delle epoche in cui i nostri predecessori conoscevano la composizione del cosmo in modo non sostanzialmente peggiore di come lo conosciamo noi: per tale motivo lo inserivano nella composizione delle architetture e in quella della poesia.


Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 9.11.34
Vedi anche:
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)

Cosmogramma della basilica romanica di Stična (2)

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Cosmogramma della basilica romanica di Stična (2)

I numeri nella composizione delle misure della basilica

I numeri di Pell, usati come multipli modulari nella composizione delle misure di Stonehenge. dell’Atlantide della Torre di Babele e del Tempio di Ezechiele sono presenti anche nelle misure delle basiliche cristiane.

La basilica romanica di Stična è una composizione modulare. Il suo modulo progettuale è l’aune francese, derivata dall’ulna romana, lunga 4 pedes. Il suo colonnato è ritmato dal modulo di 5 aunes, ossia M (5a). Il comune denominatore degli intercolumni larghi 5 o 7.5 aunes è M (2,5a). La larghezza della navata
centrale di 7 aunes e il raggio dell’abside di 3.5 aunes hanno in comune il modulo M . E poiché l’aune può essere divisa in 4 pedes, ogni pes in 2 semes o 3 trientes o 4 palmi o 12 uncie o 16 digiti, nella composizione della basilica possono essere trovati una serie di altri moduli minori.

I numeri che troviamo nei multipli modulari della basilica sono 1. 2. 4. 5. 10. 7. 6. 432. 666. 127. Tenterò di spiegare il significato simbolico di questi numeri nella teosofia cristiana ed anche il ruolo che avevano nelle culture precedenti e nelle credenze numerologiche ancora presenti, infine cercherò di illustrare l’importanza operativa dei singoli numeri per la composizione.

I numeri 1, 2, 3, 4

A Stična il numero 1 è presente come 1 M che rappresenta lo spessore dei muri, come 1 M (1a). misura dell’intercolumnio, ecc.

Per i greci il numero 1, o meglio l’unità, non era considerata come numero, bensì come monade. L’unità è la fonte di tutti gli altri numeri ed è uguale ad ogni altro numero.

Non è necessario dimostrare l’importanza per la composizione del numero 1 e di altri numeri piccoli.

Il numero 2 fu considerato come il numero femminile. Il due è l’unico numero primo della serie pari. Dal punto di vista della modellatura il numero 2 appartiene ai numeri rettangolari.

Il numero 3 fu considerato come il numero maschile ed è numero primo. La sua forma è triangolare.

Il numero quattro è quadratico. I numeri quadratici sono rilevanti per la composizione.

I numeri dispari 1 e 3 hanno valore compositivo maggiore dei numeri pari. Uno stelo sottile può stare bene in un vaso, mentre 2 stanno male. La disposizione dei tre fiori è nella consuetudine (ikebana), mentre non è possibile disporre in un vaso 4 fiori di grandezza uguale.

I numeri 5, 10, 6, 7

Gli interassi tra i pilastri della nostra basilica misurano 5M (1a), oppure
10 M (2pedes); la larghezza della navata centrale e di 7 M (1a); la lunghezza del transetto è di 6 M (4a).

I Pitagorici consideravano il numero 5 come il numero dell’amore o «gamos» od anche come il numero di Afrodite in quanto somma del numero maschile e femminile: 5 = 2 + 3. L’Alberti lo considera come numero divino: dal punto di vista simbolico infatti significa DIVINITAS.

Il numero 10 è il più importante numero pitagorico. La sua forma triangolare è chiamata tetractis. Il numero perfetto 10 è la somma di 1 + 2 + 3 + 4 (componibilità additava) e il prodotto di 2 x 5 (componibilità moltiplicativa).

Il numero 10 rappresentava per i pitagorici il simbolo di armonia
(HARMONIA).

Il numero 6 è il numero euclideo perfetto in quanto uguale alla somma e al prodotto dei propri fattori: 6 = 1 + 2 + 3 = 1 x 2 x 3. Per le sue proprietà compositive ottimali il numero 6 è divenuto il simbolo delia perfezione (PERFECTIO). Per i cristiani fu importante perché il nome di Gesù scritto in greco contiene sei lettere.

Ancor oggi il numero 7 è considerato come il numero prodigioso. Lo troviamo nelle favole, nei detti e negli incantesimi. È il numero che viene citato più volte nella Bibbia. La sua fama può essere spiegata razionalmente con le sue proprietà compositive. II numero 7 è il più piccolo numero intero che, messo in rapporto con altri piccoli numeri interi, approssima con precisione i più frequenti valori irrazionali.

In quanto alla forma, il numero 7 o numero ettagonale, ha per gnomone (come accrescimento) il numero 11. Il rapporto 11 : 7 è molto vicino al pigreco diviso 2. rapporto spesso usato nella composizione architettonica. Il rapporto tra il numero triangolare 10 e il numero ettagonale 7 si avvicina alla radice di due.

Per le sue eccezionali proprietà compositive il numero 7 divenne il simbolo della santità (SANCTITAS).

I due numeri perfetti 6 e 10 compongono il numero perfetto vitruviano 16 (III°, 1, 5-9). La divisione in
sedici pollici permette il proporzionamento in sezione aurea: 6 : 10 = 10 : 16 = 4 : 6 ss <p.

II numero 432

La larghezza del tetto della chiesa e delle fondazioni misura 18 aunes, uguali a 72 piedi, ossia i 432 M (2 pollici).

Molto importante risulta la simbologia del numero 432 nelle culture precristiane, mentre non ho trovato i suoi valori simbolici nella teosofia cristiana.

Berosus, mago in Babilonia nel terzo secolo a.C., riferisce che il regno mesopotamico, precedente il diluvio, ebbe la durata di 432.000 anni.

Il periodo di 12.960.000 giorni, pari a 36.000 anni di 360 giorni, rappresenta un anno cosmico babilonese che è uguale ad un anno nuziale platonico: 12.960.000 = (62 x 100)2 = 604.

Aryabhata insegna che 4.320.000 anni stellari chiamati in lingua indù maha-yuga vengono divisi in quattro yuge.

Una kalpa, detta anche il giorno oppure la notte di Brahma, ha la durata di 1.000 maha-yuge e, di conseguenza, di 4.320.000.000 anni umani.

Un anno di Brahma, composto da 720 kalpe, ha la durata di 8.640.000.000 anni divini o 3.110.400.000.000 anni umani.

La vita di Brahma ha la durata di 100 anni di Brahma, vale a dire 864.000.000.000 anni divini, ossia 311.040.000.000.000 anni umani.

Con il termine della vita di Brahma il ciclo inizia nuovamente.

Una spiegazione numerologica del 432 può essere trovata nella gematria.

Lo storico Diogene Laerzio sostiene che Pitagora ha avuto 4 reincarnazioni, ciascuna a
distanza di 216 anni; la somma è di 864 anni. 864 è anche la somma dei valori numerici delle lettere greche che compongono il nome di Pitagora.

Ancora una perla della gematria: la somma dei valori numerici che compongono il nome Gerusalemme è 864 (nuova Gerusalemme).

Il numero nuziale di Platone (Repubblica VIII, 546b – d) determina «la nascita buona o cattiva». Questo numero vale: 63 = 53 + 43 + 33 ossia 216 = 125 + 64 = 27 o, letteralmente secondo il testo:

12.960.000 = (3 x 4 x 5)4 o anche

12.960.000 = (62 x 100)2; in questo caso 6 = 7-1;

la diagonale del quadrato con il lato 5 è quasi 7.

I numeri 216 e 12.960.000 sono simili al numero 432:

216 = 432 : 2

12.960.000 = 432 x 30.000.

II numero 432 si trova persino nell’Edda islandese. Nella saga è presente il numero 432.000 come prodotto di 540 (porte) per 800 (armati, ciascuno dei quali attraversa tutte le porte): 540 x 800 = 432.000.

Il Rig Veda contiene 432.000 versetti.

Nell’abaco di Pell possiamo riconoscere il numero 432 come il numero 27:

432 : 2 = 216

216 : 2 = 108

108 : 2 = 54

54 : 2 = 27

Ma il 27 è il diametro del maggiore canale circolare dell’Atlantide del Crizia e simboleggia la distanza di Marte dal sole. Il 27 è inoltre il massimo numero che compare nel lambda di Platone; a sua volta, la somma di tutti i numeri del lambda è 2 x 27 = 1 + 2 + 3 + 4 + 9 + 8 + 27 (in questo ordine) = 54.

Gli eoni babilonesi e indiani derivano verosimilmente da una rotazione completa dello zodiaco che rappresenta anche un anno grande di Platone. Se lo dividiamo sessagesimalmente, otteniamo ancora 432.

25.920 : 60 = 432.

Il giorno contiene 84.600 secondi (60 x 60 x 24). Il numero 84.600 è confrontabile con quello del giorno di Brahma che contiene 8.640.000.000 anni umani. E poiché il cuore sano pulsa in concordanza con il ritmo dei secondi, sembrerebbe che le pulsazioni del microcosmo siano accordate con la rotazione del macrocosmo.

Il numero 432. con i suoi multipli e divisori, sembra essere legato al tempo e forse anche alle distanze.

Il numero viene citato anche da Vitruvio: «[…] anche Pitagora e i suoi seguaci scrissero i loro precetti […] secondo un sistema cubico e costruirono un cubo di 216 versi […]. Ma il cubo è un solido equilatero […]. Pare che prendessero la similitudine proprio da questa proprietà: che quel dato numero cubico di versi, in qualunque mente cada, ivi resti nella memoria stabile come un cubo» (V, I, 3-4). L’argomentazione non convince: sembrerebbe quasi che Vitruvio volesse sviare coloro che si fossero accorti dell’importanza per gli architetti del numero 216 = 6 x 6 x 6. Secondo Vitruvio il numero 217 dovrebbe simboleggiare il concetto della STABILITAS.

Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 6-9
Vedi anche:

Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)

I numeri usati come multipli modulari nella basilica romanica di Sticna sono importanti per il loro significato simbolico, non limitato soltanto alla teosofia cristiana, ma presente già nelle culture precristiane dell’antichità. Alcuni tra questi numeri hanno considerevoli proprietà compositive, altri sono presenti nella composizione delle misure di alcune tra le più antiche strutture conosciute, quali ad esempio l’Atlantide secondo Crizia, il Tempio secondo Ezechiele, l’Etemenanki, lo Stonehenge. Sembrerebbe quindi che nell’epoca romanica si sia tentato di perpetuare l’antica sapienza dell’ordine cosmico.

L’ottagramma e i numeri di Pell

Non si può comprendere appieno le architetture antiche senza conoscere l’ottagramma e i numeri di
Pell. L’ottagramma o la stella regolare a otto punte è la fonte geometrica di alcune proporzioni irrazionali che vengono razionalizzate approssimativamente dai termini delle successioni di Pell.

L’ottagramma venne usato come chiave proporzionale nella composizione delle misure delle architetture e delle costruzioni antiche in Mesopotamia, a Roma, in India, in Cina e in Giappone, nonché nell’America precolombiana.

Nella sua teoria sulla costruzione della città, Vitruvio assegna all’ottagramma il ruolo seguente: «Il perimetro delle mura, poi, non dovrà essere quadrato, né disegnare angoli acuti, ma possibilmente linee curve […]» ed anche «Le torri debbono essere di forma rotonda o poligonale», occorre poi progettare le strade «a riparo dai venti che se freddi molestano, se caldi fiaccano, se umidi nuocciono […]», e poiché «i venti sono otto […] bisognerà ora fissare il metodo per calcolare quali sono le
regioni da cui i venti nascono» […]». Si collochi in mezzo alla città un dispositivo di marmo, detto amusium, oppure si spiani perfettamente il terreno con riga e livella, in modo che si possa fare a meno del dispositivo di marmo». Con l’amusium oppure con due disegni ottagonali, detti schemata, oppure anche «presa una superficie perfettamente piana, […] otterremmo […] sulla circonferenza otto parti […]. Fatto questo, si ponga tra gli angoli dell’ottagono lo gnomone e, in base a queste indicazioni, si traccino le strade» (De Architectura, I, 5-6).

Nel 1960 è stato trovato sotto il selciato del palazzo di Diocleziano a Spalato «il terreno perfettamente spianato con riga e livella […] posto al centro della città». La forma a croce che deriva dalla suddivisione dell’ottagramma fu usata dagli architetti dei tempi antichi come dispositivo per il proporzionamento. Tutte le piante e gli alzati del Palazzo sono stati determinati con l’ottagramma. Anche le planimetrie delle città nuove romane sono rettangoli proporzionati con l’ottagramma.

Vitruvio rappresenta l’ottagramma mediante la rosa dei venti: nell’antico Egitto l’ottagramma assume l’aspetto di geroglifico significante «città» o «insediamento»; in India si trasforma in jantra; in Cina lo ritroviamo come simbolo di Tao.

I numeri di Pell sono termini delle successioni che vengono chiamati con il nome del matematico inglese John Pell che li ha presentati per primo alla nostra civiltà. Occorre ricordare che i numeri di Pell sono sempre numeri interi. Inoltre, ciascun numero di Pell non rappresenta soltanto se stesso, ma anche i numeri similari (multipli o sottomultipli) che possono essere 2.4.6 … e/o 10, 100, 1000 volte maggiori o minori: così il 17 ha anche il significato di 34, il 53 significa anche 26; il 157 appartiene alla stessa famiglia irrazionale a cui appartiene il pigreco (3,14…).

Stonehenge, Atlantide di Crizia, Etemenanki, Tempio di Ezechiele e le loro misure

L’ottagramma è la chiave di proporzionamento nella composizione delle più antiche costruzioni note.

I cerchi che formano Stonehenge corrispondono alle suddivisioni dell’ottagramma. I loro diametri, le circonferenze ed i rispettivi divisori, vale a dire massi e breccie, che ne formano gli anelli, nonché gli intervalli tra questi, sono dati dai numeri di Pell. I numeri che determinano come multipli modulari i diametri degli anelli di Stonehenge sono disposti nell’abaco di Pell in concordanza con il codice noto sotto il nome di Lambda di Platone.

I numeri che determinano i diametri dei cerchi dell’Atlantide nel Crizia (115 e-117 e) sono anch’essi numeri di Pell, disposti nel suo abaco in accordo con i numeri formativi del lambda di Platone. Questi numeri si susseguono nello stesso rapporto delle distanze planetarie dal sole, vale a dire, come i perieli e gli afeli delle orbite ellittiche di Mercurio, Marte e Plutone e come distanze medie delle altre orbite, più o meno circolari. Evidentemente Platone aveva ragione nel sostenere che «il mondo […] ebbe generazione per via proporzionale» (Timeo 32 e) e che «l’anima (= ottagramma) è del corpo (= modello) più veneranda […]» composta dal «Medesimo (cerchio) […] dall’Altro (quadrato) […] e da una Terza Esseità (Ottagono) […] e di tre entità una sola otteneva: il prodotto reciprocamente, nella sua totalità suddivise in tante parti quante
conveniva», mediante quei numeri che oggi conosciamo come il lambda il Platone.

I lati dei terrazzi e la base dell’Etemenanki sono tra loro nello stesso rapporto dei diametri dei cerchi che formano l’Atlantide. In altre parole: l’Etemenanki, che significa la pietra fondamentale del cielo e della terra, noto come la biblica Torre di Babele, e l’Atlantide di Platone rappresentano, entrambi, modelli del cosmo.

I numeri che determinano i multipli modulari nelle misure del Tempio di Ezechiele sono numeri di Pell. La composizione delle misure della pianta del Tempio concorda con lo schema dell’ottagramma e lega tutte le misure del Tempio, dalla maggiore, rappresentata dai lati del Tempio, alla più piccola, quella del lato dell’altare sacrificale.

Dal punto di vista compositivo la pianta del Tempio è analoga alla planimetria dell’Atlantide e a quella della Torre di Babele. L’altare centrale può essere paragonato all’isola centrale dell’Atlantide e al tempio di Baal-Marduk sito sulla sommità della Torre di Babele. II cortile interno ricorda lo spazio delimitato dal canale più ampio di Atlantide e l’interno del secondo gradino di Etemenanki, di cui il primo non è che il basamento. La larghezza del tempio, vale a dire 500 cubiti, oltre i 4 cubiti per lato per i gradini, in totale dunque 508 cubiti, ossia 127 M(4 cubiti) è simile al diametro dell’Atlantide che, come riferisce Crizia, fu di 127 stadi. Questa dimensione può essere confrontata anche con quella del basamento della Torre di Babele che misurava 127 pertiche babilonesi.

Pertanto si può sostenere che, dal punto di vista della composizione delle misure, il Tempio di Ezechiele, l’Atlantide di Crizia e la Torre di Babele sono modelli del nostro cosmo eliocentrico.

Stonehenge, strutturata in modo simile all’Atlantide del Crizia, deve essere pure legato al cosmo, se dobbiamo credere a Platone.

Ruota medica della montagna Big Horn

La conoscenza del cosmo e del ruolo dell’ottagramma fu, secondo i massoni di Tolstoj: «la massima sapienza [che] conosce una sola scienza, quella che interpreta la costruzione dei mondo e che vi precisa il posto dell’uomo» (Guerra e Pace II. II-2). Affinché non se ne potessero appropriare i non iniziati, occorreva spiegare il collegamento tra il cosmo e l’ottagramma a coloro che in qualche modo l’avevano intuito, pur non essendovi stati chiamati, in modo simile a quello in cui Vitruvio spiegò il ruolo dell’ottagramma nella pianificazione delle città, con una teoria apparentemente logica e nello stesso tempo verosimile fino al punto da soddisfare il curioso e da sviarlo dalla «sapienza massima». Una tale teoria ha offerto Platone con la sua descrizione dell’universo geocentrico, attorno al quale «nelle sfere musicali celesti» che ne formano il perimetro viaggiano otto sirene, «ciascuna delle quali canta la propria nota» (Repubblica 616 b- 617 d). A questa descrizione del cosmo nella Repubblica di Platone corrisponde pienamente la composizione fatta di pietre grezze e nota come The Big Horn Medicine Wheel, trovata nelle alte montagne dello Wyoming negli Stati Uniti d’America.

Le pietre del cerchio di medicina sono disposte nel seguente ordine: nel centro vi è un ammasso di pietre ( = la terra) con il foro nel mezzo ( =
la base della colonna della luce, su cui appoggia il firmamento): di qui, verso la circonferenza sono disposti 28 raggi ( = legami con il cielo, simili all’ossatura della nave da guerra) che arrivano fino al perimetro esterno ( = otto cerchi inseriti uno nell’altro), sul quale sono disposti otto ammassi di pietra ( = otto sirene); tre esistono ancora, tre sono stati spostati, due non esistono più).

Il ruolo dell’ottagramma nella teosofia cristiana

Nella dottrina della chiesa cristiana è ancora presente il ricordo dell’ottagramma, definito da Platone come l’anima del mondo: «poiché il numero 8 nel passato rappresentava il simbolo della pienezza, e di conseguenza, della vita eterna, nei primi secoli i battisteri vennero costruiti in forma ottagonale» per testimoniare «la fede che il battesimo conferisce il diritto alla pienezza della vita eterna».

Il ruolo operativo dell’ottagramma nella composizione architettonica è stato invece dimenticato dalla teosofia cristiana in cui anche il numero 100 è il simbolo della pienezza, mentre il numero 8 simboleggia anche la santità. Il collegamento tra il numero 8 ed il suo significato metafisico rappresenta un bell’esempio della gematria. Poiché ciascuna lettera greca rappresenta anche un numero, ogni parola scritta acquista un preciso valore numerico.

La somma dei valori numerici delle singole lettere che in lingua greca formano il nome di Gesù è 888. I tre otto rappresentano dunque il superlativo di santo, quindi santissimo. Nell’evocazione «Sia lodato il nome di Cristo» c’è un eco del numero 888.

Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 3-6