Il microcosmo e il macrolibro (1)

“Omnis mundi creatura quasi liber et pictura nobis est in speculum…”

Quasi tutti li conoscono, questi versi che più volte sono direttamente e indirettamente citati nel Nome della Rosa. E la poesia di cui essi sono il cominciamento, tutta intera hanno potuto leggerla, trascritta dal tomo 210 della Patrologia latina, quei lettori che del romanzo di Eco abbiano voluto approfondire la comprensione leggendo la “guida alla lettura”, redatta da due studiosi tedeschi, Klaus Ickert e Ursula Schlick, che si intitola Il segreto della rosa decifrato. Ma è lecito ritenere che di Omnis mundi creatura ben pochi sapessero l’esistenza, forse i soli specialisti di letteratura latina medioevale o di filologia romanza, prima dell’anno 1946 che resterà memorabile nella storia degli studi di estetica.

Fu nel 1946, infatti, che videro la luce i monumentali Études di Edgar De Bruyne, lo scopritore dell’estetica medioevale. E nel secondo volume di quell’opera, citate in un paragrafo che scandalosamente per quella che era allora la mentalità corrente si intitola L’allegorisme universel comme valeur esthétique, lessero alcune strofe di Omnis mundi creatura gli allora giovani studiosi sino a quel giorno convinti che la riflessione filosofica sull’arte fosse nata con Baumgarten, a metà del Settecento; e che scarso interesse potevano avere le teorie elaborate in quei secoli, dal cominciare del sesto fino alla fine del quattordicesimo, che per convenzione antica e ormai non sradicarle siamo abituati a unificare sotto la denominazione di Medioevo. Tanto più che nell’euforia progressista di quel dopoguerra, davvero l’involgarito schema illuministico-evoluzionistico del medioevo come “tenebra”, “oscurità”, “barbarie”
si apprestava, come egli dice, a succhiarlo col latte della scuola elementare, il nostro Franco Cardini, nato se non sbaglio nel 1940 e oggi storico medioevale, ma non soltanto medioevale, du premier mérite.

Quanto poi ai protagonisti e promotori dei “revival” di cui parla Cardini, Umberto Eco, classe 1932, nel 1946 aveva quattordici anni; di Tolkien, tanto per restare ai nomi citati da Cardini, nessuno qui sapeva nulla, tranne pochi anglisti; e del resto The Lord of the Rings
(Il Signore degli Anelli) è del 1955. Bergman, infine, era un giovanotto meno che trentenne, nel 1946; e forse non pensava ancora che una decina d’anni dopo, al tempo del Settimo Sigillo proprio nel Medioevo o meglio, ripeto Cardini, in “una società rurale e arcaica, che si muove nell’arco delle ‘lunghe durate’ e che quindi è suscettibile, sia pure con un’operazione filologicamente non irreprensibile, di venire storicizzata secondo parametri medievali” – avrebbe scelto, citiamo ancora Cardini, “il luogo privilegiato della sua meditazione esistenziale”. Nè alcuno poteva allora pensare che con più o meno buona grazia un giorno sarebbe stato, come dire?, ricevuto in società, quello che con termine à la mode potremmo chiamare il “revisionismo storiografico” di Régine Pernoud. Nel 1946, probabilmente, la Pernoud era ancora una studentessa. E per tutte queste ragioni, penso si debba ringraziare Umberto Eco, che nella traduzione italiana di Pour en finir avec le Moyen Age (Régine Pernoud, Medioevo un secolare pregiudizio, Bompiani, 1983), se non direttamente certo indirettamente la sua parte di merito deve averla avuta.

Senza lo strepitoso e meritato successo del Nome della rosa, dubito forte, infatti, che un editore italiano avrebbe osato mandare in libreria un libro come quello, per sei anni, con tutta probabilità, rimasto in qualche cassetto, secondo l’usanza di comperare i diritti di un’opera momentaneamente scomoda per impedire che venga messa in circolazione da un concorrente più spregiudicato. E che negli “anni Settanta” vi fosse in Italia gente come la ricercatrice universitaria di cui Régine Pernoud riferisce che era convinta essere stato Galileo arso vivo nel Medioevo per aver detto che la terra era rotonda, poteva in fin dei conti far comodo, ai fini della “trasformazione progressista del senso comune”.

Autore: Rosario Assunto
Pubblicazione:
Musica e architettura nel pensiero medievale
Editore
: Cesare Nani
Luogo: Lipomo (Como)
Anno: 1994
Pagine: 25-26

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