L’armonia delle sfere (5)

Ed ora trasponiamo le serie di note finora ottenute nelle cosiddette scale di trasposizione greche antiche (tropoi) mediante le quali l’altezza assoluta delle note planetarie era fissata, in contrasto con le scale ricavate dalle ottave (harmoniai); ne risulta che le note fisse (hestotes, note terminali e mese) corrispondono al Sole e a Giove, cioè ai due pianeti maschili più importanti, mentre le note intermedie e mobili rappresentano i pianeti che sono usati o meno a seconda all’ethos della tonalità. Dovrebbe essere fuori discussione che nella valutazione etica sono coinvolti punti di vista astrologici:

L‘ethos dei tropoi dipende dal fatto che sono tutti incardinati nel Sole ed in Giove ma pigliano questo o quel valore morale nella misura in cui includono altri pianeti e così creano forti opposizioni astrologiche.

Quanti più pianeti cozzano in un modo, tanto più accidentato dovrà essere l’oroscopo della tonalità. Ecco perché il modo dorico povero di pianeti è così univoco per Platone. Esso è l’espressione della forza, della prudenza virile, dell’operosità e del coraggio, poiché accanto alle note fondamentali del primo Sole e del saggio Giove esso comprende soltanto il suono di Marte guerriero. Il modo ipodorico aggiunge il cupo ma tenace e laborioso Saturno. Il modo frigio è entusiasta e di forti sentimenti (specie in senso religioso). È meno prudente del dorico ma sommamente attivo poiché comprende il nobile Mercurio. Nella specie ipotonica è orgiastico, data la presenza della Luna, portatrice dell’eccesso passionale. La soavità e sensibilità del modo lidio si debbono alla partecipazione di Venere, che è considerata molle e in combinazione con il tono marziale conferisce alle melodie di tipo ipotonico un accento erotico. Il misolidio dovrebbe essere « alto, lamentoso e aspro come i canti funebri », il che rinvia al carattere severo dei due pianeti maggiori.

Con questa spiegazione della dottrina etica però entriamo in aperto contrasto con la concezione di E.M. von Hornbostel, il quale riteneva che soltanto l’altezza assoluta delle toniche delle scale nate dall’ottava (dunque le harmoniai: nel dorico mi, nel frigio re, ecc.) fosse l’esponente di una tonalità. Ma, come ha ben dimostrato O.J. Gombosi, la prassi portò tutte le harmoniai alla stessa nota fondamentale attraverso la trasposizione (come s’è rappresentato nella figura precedente), e perciò una determinazione dell’ethos attraverso le altezze delle toniche. Per esempio, non avrebbe senso valutare il modo dorico in base alla sua tonica come l’esponente della prudenza virile se poi si usano le note di Venere o di Mercurio come sesta o settima della scala. Già il Gombosi ha riconosciuto nelle sue opere sulle scale greche che l’ethos delle note si può concretare soltanto nelle scale di trasposizione e non in quelle ricavate dall’ottavo.

A questo proposito egli scrisse che le tracce di questa connessione con l’etica delle singole note si mostrano ancora nel passo aristossenico di Plutarco sull’inutilizzabilità di certe note κατὰ τὸ μέλος nel tropos spondeicos del sistema dorico: « Se si fossero adoperate queste note, ci si sarebbe dovuti vergognare del loro ethos ».

Il modo deriva il suo ethos dal numero e dal carattere delle note planetarie che comprende. Ma poiché la serie greca dei pianeti si limitava alle note fa sol la si bem./si do re mi, tutte le altre note dovettero sembrare prive di una carica etica, cioè note di pianeti estinti o in esilio. La radice ultima e più profonda dell’ethos però non sta nell’altezza assoluta delle note bensì nel timbro di voce e nel modo di esecuzione che si usava designare con le vocali sacre.

Questi caratteri delle tonalità ci diventeranno più chiari se osserveremo il rapporto astrologico reciproco degli astri. Nel modo dorico il Sole è in un rapporto di quarta e di quinta con Marte e Giove, e il contrasto Marte-Giove è espresso dalla seconda. L’ipodorico pone l’intervallo di seconda fra il cupo Saturno ed il Sole. Mercurio, che sta bene più o meno con tutti i pianeti salvo che con Marte, è ad un intervallo di seconda con questo pianeta guerriero nel modo frigio. Il massimo contrasto vige fra la sentimentale Luna ed il saggio Giove dato l’intervallo di semitono. Ancor più aspro è il contrasto tra Sole e Venere (settima) e fra Giove e Venere (quarta aumentata). Il più infelice dei modi è l’ipolidio, in cui perfino Sole e Giove stanno nel rapporto teso di fa-si.

La coincidenza delle note astrali greche con la serie delle armoniche planetarie ricostruita su base indiana non consente di negare più il rapporto con l’Oriente. È significativo che Platone fa partire il pellegrinaggio delle anime dei defunti verso l’asse del mondo dall’Asia minore (Panfilia) e dà al protagonista il nome di Er. Ma da tutto il complesso dei dati risulta che la dottrina dell’ethos dev’essere più antica del sistema tonale tramandatoci. Essa si è in certo modo concretata nella scala B, cioè nella scala che porta alla serie di terze – cioè alla serie di vocali E – e rappresenta verosimilmente una scala occulta e rituale. La vera serie musicale del tempo di Platone fu probabilmente la scala C.

Nel sistema di scale di trasposizione dei canti antichi nel bacino mediterraneo si produce un continuo mutamento del genere tonale su una tonica costante è comune. Su questo sistema di scale è basata la regola essenziale, che la musica orientale ha adottato per sviluppare la struttura melodica. Ci si domanda se anche nell’antichità greca come in Oriente la scala di trasposizione non fu originariamente la norma mentre le tonalità furono una tarda trovata dei teorici.

Comunque, con la perdita delle scale B e C e il trapasso alla scala D ed alle tonalità diventa comprensibile perché già nel periodo arcaico la struttura della musica delle sfere non fosse più riconoscibile, e con essa la base intrinseca della dottrina dell’ethos.

Autore: Marius Schneider
Pubblicazione:
Il significato della musica
Editore
: Rusconi (Problemi Attuali)
Luogo: Milano
Anno: 1996
Pagine: 223-227
Vedi anche:
L’armonia delle sfere (1)
L’armonia delle sfere (2)
L’armonia delle sfere (3)
L’armonia delle sfere (4)

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