Tappe della vita mistica

Tappe della vita mistica (LS)

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I simboli nei Padri della Chiesa greci e latini (2)

I Padri latini godono di un credito universale soprattutto Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Gregorio Magno, la cui fortuna è immensa. Essi formano, con San Girolamo, il gruppo dei quattro grandi dottori della Chiesa occidentale, latori delle principali corrispondenze simboliche. Nel Medio Evo, si riscontrano simboli semitici ed ellenici apparentemente confusi. È facile osservare in Origene le due simboliche giustapposte.

La conciliazione dei testi patristici è già avviata prima del XII secolo. I tentativi, peraltro, vengono portati a compimento nel momento stesso in cui la teologia diviene più creatrice. A metà del XII secolo vedremo precisarsi una formula, già esposta da Sant’Agostino e da Gregorio Magno, riguardante l’accordo dei Padri malgrado un’apparente divergenza: « non sunt adversi sed diversi ».

Gli autori del Medio Evo sono debitori a ciascuno dei Padri della Chiesa di una particolare nozione. Essi prendono in prestito da Tertulliano e da Massimo la nozione di estasi; per il primo si tratta di una amentia, cioè di un’assenza dello spirito, per il secondo di un excessus, cioè di un superamento. Gregorio di Nissa suggerisce loro il mistero dello Sposo, della Sposa e della purificazione dell’anima. Da Gregorio Magno ricavano, tra l’altro, il concetto del distacco da sé che assicura il possesso di Dio. Gli stessi simboli si trovano ripresi, interpretati e utilizzati con significati sempre più estesi. Vediamo un testo apocrifo di Sant’Agostino recitato al Mattutino di Natale e scolpito sulla facciata di Notre-Dame-la-Grande di Poitiers. Talvolta l’immaginazione sostituisce l’interpretazione reale del simbolo; ne deriva una deformazione che si estende in zone sempre più vaste. Per quanto concerne i temi della palma e della corona, della vigna e dell’albero, del pesce e della nave, del carro e della stella, che Jean Daniélou ha studiato nel pensiero ebraico e in quello dei Padri, si sa che queste immagini, commentate dagli autori romanici, erano altrettanti motivi ornamentali.

Gli antichi cataloghi delle biblioteche monastiche ci permettono di ricreare il clima intellettuale dei monaci del XII secolo e di conoscere il numero di manoscritti dedicati alle opere dei Padri. Nella sua Regola che, come noto, era letta da tutti i monaci occidentali, San Benedetto raccomanda gli insegnamenti dei Padri, che possono condurre al culmine della perfezione. Ora, i monaci leggevano ogni giorno qualche commento patristico, sia per i loro studi, sia per la loro personale edificazione. Attraverso i cataloghi monastici è facile constatare l’importanza data, per esempio, a Cassiano e a San Gregorio Magno. Nelle biblioteche, anche i poeti e gli storici occupano spesso un posto grande quanto quello dei Padri.

Gli ultimi libri del Didascalicon di Ugo di San Vittore descrivono l’insegnamento delle Scritture come lo si praticava nel XII secolo. Questo trattato avrebbe fornito le regole interpretative delle Scritture a completare sull’argomento gli scritti di Sant’Agostino, di Cassiodoro e di Rabano Mauro. Gli autori romanici potevano trovare una miniera di citazioni patristiche anche nelle famose Sentenze di Pietro Lombardo.

Così i Padri della Chiesa riprendono e sviluppano i simboli contenuti nella Bibbia. Questi simboli, trasmessi dai Padri ed interpretati dai mistici e dai maestri di bottega, offrono una pluralità di dimensioni. Ora, tale molteplicità non è soltanto l’effetto di una polivalenza inerente ai simboli, ma risulta dalla diversità dei piani sui quali il simbolo è accolto: tutto dipende dalla lucidità della persona che riceve il simbolo e lo considera. Esistono comunque nel campo dell’arte dei canoni: vengono date e seguite delle direttive che dipendono dal tipo di formazione, più o meno diversa, ricevuta nei laboratori. Se da un lato i centri monastici, per esempio le abbazie benedettine, cistercensi e cartusiane, presentano delle affinità, dall’altro troviamo gruppi laici di architetti e di creatori d’immagini, intimamente legati a determinati luoghi geografici. Così il modo di trattare i simboli può variare dalla Borgogna al Poitou ed alla Provenza, mentre, all’interno di questa o di quella regione, l’iconografia sembra obbedire alle stesse leggi.

I significati delle Sacre Scritture possono essere adattati all’arte romanica. Ricordiamo la triplice distinzione esposta da Origene e di ispirazione filoniana, che concerne i principianti, quelli che stanno progredendo ed i perfetti: Abramo, Giacobbe ed Isacco impersonificavano queste tappe. Il tema è ripreso da numerosi autori del Medio Evo. Guglielmo di Saint-Thierry, in un trattato destinato ai certosini di Mont-Dieu, descrive a lungo questi tre gradi: stato animale, stato della ragione, stato spirituale. Ogni significato delle Scritture corrisponde a uno di questi tre stadi. Nel primo, viene edificato il « semplice », nel secondo l’anima penetra nell’aspetto religioso e mistico del mistero. Infine, la comprensione di questo mistero varia a seconda della qualità dell’anima. Donde la molteplicità delle interpretazioni.

Bibbia, agiografia, mistica, liturgia ed arte riprendono tutte i medesimi soggetti. E questi simboli biblici e patristici si mescolano talvolta ad un apporto profano ancor più composito nelle sue fonti e nelle sue rappresentazioni.

Autore: Marie Madeleine Davy
Pubblicazione:
Il simbolismo medievale
Editore
: Mediterranee (Orizzonti dello Spirito, 48)
Luogo: Roma
Anno: 1988
Pagine: 141-143
Vedi anche:

Giovanni Scoto Eriugena: «Omnia cum ipso et per ipsum facta sunt» (Gv 1,3)

La funzione mediatrice del Verbo divino nella creazione di tutta la realtà è elemento fondamentale, nella diversità delle formulazioni, di tutto il platonismo cristiano, da Origene ad Agostino, a Dionigi, a Massimo il Confessore, a Giovanni Scoto, alla Scuola di Chartres, fino a Bonaventura e a Niccolò Cusano. Il problema dell’essere del molteplice, del suo rapporto con i fondamenti eterni, risolto da Platone con il «mito verosimile» del Demiurgo, resta infatti insoluto in Aristotele, per cui il motore immobile, se giustifica il movimento di tutte le cose (attraverso il moto uniforme e invariabile del Primo Mobile, e quindi attraverso il moto variato degli astri, che si sostituiscono alle idee platoniche), non giustifica però l’essere delle cose. L’interpretazione sistematica del pensiero platonico da parte di quel «medio platonismo» del II sec. (Plutarco, Gaio, Albino, Apuleio, Attico, Massimo di Tiro, Numenio), al quale i primi autori cristiani devono in larga misura la loro formazione filosofica, tende in primo luogo a superare definitivamente il modello «artigianale» di costituzione della realtà proposto dal grande mito del Timeo, per ricondurre la produzione del molteplice al momento della fondazione, cioè alla generazione delle idee, quindi a un puro atto di pensiero pensato, da parte di un principio assolutamente trascendente. Questa linea interpretativa trova il punto d’arrivo nella grande sintesi speculativa di Plotino, nel sec. III, dove la supremazia radicale dell’unità, come principio assolutamente trascendente e attività pura che crea se stessa (cfr. ad esempio Enneadi VI 8, 15), è affermata al di sopra di ogni dualismo, di ogni frattura fra sensibile e intelligibile. Se il processo di generazione-emanazione è conseguenza necessaria della perfezione assoluta, alla trascendenza suprema dell’Uno succede l’Intelligenza, il Νοῦς, espressione prima della realtà del molteplice, in quanto sede delle idee nella loro differenziazione e molteplicità, mentre l’Anima rappresenta l’intermediario destinato a colmare l’abisso fra l’intelligibile e il sensibile, la materia come ultimo grado dell’essere, al limite della pura negatività. L’identificazione cristiana fra Intelletto e Verbo, sede degli archetipi eternamente reali della realtà transitoria del molteplice, unisce nel più intimo rapporto il processo creativo al dinamismo interno della generazione trinitaria, che non segue l’ordine discendente dell’emanazione plotiniana, perché la Parola fondante eternamente generata dal Padre, costituisce un’unica e identica divinità.

Sulla tradizione platonica cristiana, cfr.:

  • Arnou, Platonisme des Pères;
  • Festugière, L’idéal religieux des Grecs et l’Evangile;
  • Henry, Plotin et l’Occident;
  • Courcelle, Les lettres grecques en Occident;
  • Daniélou, Platonisme et théologie mystique;
  • Hoffmann, Platonismus und christliche Philosophie;
  • Von Ivanka, Plato Christianus;

 

Autore: Marta Cristiani
Pubblicazione:
Giovanni Scoto – Il Prologo di Giovanni
Editore
: Mondadori (Fondazione Valla)
Luogo: Milano
Anno: 2001
Pagine: 96-97