L’armonia e l’uomo in Platone

Tenendo conto che l’anima del mondo è stata ripartita secondo gli intervalli della scala musicale pitagorica, ne consegue che nel sistema cosmologico di Platone essa muove e dà vita al corpo dell’universo secondo le leggi matematiche dell’armonia musicale. La musica è per Platone la disciplina scientifica dell’armonia, cioè del movimento misurato, e poiché il cosmo si muove seguendo i
dettami della sua anima, secondo i principi matematici e armonici che ne costituiscono l’essenza, vi è una corrispondenza necessaria fra l’armonia cosmica e quella che è oggetto della disciplina musicale. Ma Platone, nel Timeo,
non pone un’esplicita relazione fra l’armonia nella teoria pitagorica della musica e il costrutto armonico dell’universo. L’harmonia cosmica è il modello perfetto, scevro da ogni contatto con la sensibilità. A esso l’uomo, microcosmo di anima e corpo che è immagine imperfetta del perfetto macrocosmo, deve guardare per ristabilire «nei suoi circoli» l’armonia originaria. La sensibilità della musica serve dunque all’uomo, non all’universo. Proseguendo nella spiegazione di come il Demiurgo procede alla generazione degli esseri viventi (XVI, 46e-47e), Platone parla del beneficio enorme che arriva all’uomo dai sensi della vista e dell’udito: le sensazioni sono infatti il “movimento” che il corpo umano subisce dalle impressioni esteriori. Se l’uomo è ben nutrito ed educato – torna qui, appena accennato, un tema ampiamente trattato da Platone nella Repubblica –,
riesce a dirigere senza errori i propri sensi, così da percepire contemplando l’universo la perfetta armonia che lo governa; la stessa che l’uomo ascolta nell’armonia sensibile, dono delle Muse, e che lo aiuta a ricomporre i «giri dell’anima» in lui divenuti discordi (XVI, 47d-e). Ecco dunque che nella psicologia delineata da Platone anche la “musicoterapia” consente all’uomo di ritornare allo stato di equilibrio e di perfetto bilanciamento psicofisico che è obiettivo specifico del sapiente, il quale, attraverso la speculazione matematica della scienza armonica, si accorda alla perfezione universale. Raggiungere il bilanciamento può quindi essere un’operazione che si compie anche a partire dalla meno nobile sensibilità acustica. Questo accade perché la musica sensibile, per Platone, influenza l’anima umana in quanto quest’ultima è immagine o imitazione di qualità morali; infatti, la struttura armonico-matematica dell’anima del mondo è riprodotta nelle anime individuali umane, dunque ogni melodia, essendo movimento misurato, imita più o meno fedelmente la struttura armonica perfetta dell’universo, quella che nella sua forma sensibile più compiuta è l’harmonia della scala pitagorica, che più da vicino la ricalca. Se dunque la costruzione delle armonie musicali e la natura dell’anima umana giustificano l’imprescindibilità dell’influsso emotivo esercitato dalla musica, solo l’educazione nelle discipline matematiche permette di volgere in terapia tale influenza:

Ora, la cura di tutte le parti è per tutti una sola, dare a ciascuna parte alimenti e movimenti appropriati. E della nostra parte divina sono movimenti affini i pensieri e le circolazioni dell’universo. È dunque necessario che ciascuno segua quelli, e i circoli guasti in sul nascere nella nostra testa li corregga imparando le armonie e le circolazioni dell’universo, e renda simile, secondo la sua antica natura, il contemplante al contemplato, e fattolo simile raggiunga il fine di quest’ottima vita, che gli dèi hanno proposto agli uomini per il tempo presente e per l’avvenire.
(Timeo, 90d)

Queste «quattro pagine di greco», come osserva Andrew Barker (Psicomusicologia nella Grecia antica, Napoli 2002, p. 127), relative alla struttura armonica del cosmo furono il testo platonico chiave attorno al quale si dibatterono i successivi autori platonici e pitagorici, oltre che quelli di scuola peripatetica, nell’accostarsi alla filosofia del maestro. Al di là delle divergenze di analisi e delle differenti prospettive di ricerca, tutti condivisero la necessità di partire dalla complessità di questo testo; la sfida che Platone riservava ai sapienti aveva infatti il fascino irresistibile di accordare la mente umana all’immensità dell’universo. Con queste stesse pagine, la scienza della musica entrava stabilmente nell’evoluzione del pensiero filosofico.

Autore: Cecilia Panti
Pubblicazione:
Filosofia della Musica. Tarda Antichità e Medioevo
Editore
: Carocci (Studi Superiori, 541)
Luogo: Roma
Anno: 2008
Pagine: 24-26

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