Physiologus (4)

I geroglifici, con tutte le loro misteriose figure di animali, oltre che di piante e di pietre, sono un esempio, ben anteriore al cristianesimo, dell’esegesi simbolica della natura, ossia della considerazione del mondo fisico come « espressione visibile dell’invisibile », secondo la nota formula ermetica. A partire dal II-III secolo a.C., lo studio dei geroglifici, i cui segreti erano da millenni sepolti nei templi e nei centri iniziatici egizi, godette di una notevole rifioritura grazie soprattutto alle opere di Bolo il Democriteo di Mendes, che gli scrittori alessandrini citano sovente come una prestigiosa autorità dottrinaria. A queste ricerche sono ispirati non solo i manuali di geroglifici di Manetone, Cheremone e, molto più tardi, Horapollo, il solo che ci sia pervenuto, ma anche l’abbondante letteratura raggruppata sotto il nome di Ermete Trismegisto intorno alle proprietà terapeutiche di pietre, piante e animali. Certo, specialmente in quest’ultima produzione, di cui sopravvive il pittoresco trattato delle Ciranidi, l’originario simbolismo iniziatico si ridusse per lo più a speculazioni di bassa magia, a ricettari in cui pochi frammenti incompresi di dottrine tradizionali si mescolano a un’invadente ciarlataneria: una letteratura che può essere forse messa a confronto con le mode teosofiche e pseudo-orientali che attecchiscono oggi in Occidente. Ma è altrettanto vero che, nei suoi aspetti più autentici, e attraverso le inevitabili deformazioni, essa corrispose, nell’àmbito egiziano, a quello ‘ svelamento ‘ dell’esoterismo, di cui testimoniano, nella stessa epoca, l’insegnamento cristico e paolino, il rinnovamento della spiritualità ebraica (gli Esseni, Filone, ecc.) e l’interesse per i ‘ misteri ‘ ellenici.

Il rappresentante tipico di questa letteratura è l’anèr physikos, cioè, per citare la definizione del Wellmann, « l’uomo che è al corrente di tutti i fatti e rapporti occulti nella natura, il mago ». Il Physiologus ne è l’esatto equivalente cristiano: come tutti i magi ellenistici, egli è considerato l’ispirato rivelatore di conoscenze tradizionali intorno ai segreti della natura. Se l’insegnamento di Ermete nelle Ciranidiè dovuto ad una « rivelazione del Dio sovrano e onnipotente la cui saggezza ci ha insegnato la potenza delle piante, delle pietre, dei pesci e degli uccelli, la virtù delle pietre e la natura degli animali e delle bestie selvagge, le loro mutue mescolanze, le loro opposizioni e le loro proprietà » (I, 4), la tradizione naturalistica ebraico-cristiana può rivendicare la stessa remota origine : l’alchimista Zosimo scrive che Ermete, il modello e l’ispiratore dei « magi », non è altri che Adamo, « l’interprete di tutti gli esseri, colui che dà un nome a tutte le cose materiali ». La misteriosa formula che introduce ogni capitolo del Physiologus : « il Fisiologo ha detto… », riannoda le dottrine che vi sono esposte a questa rivelazione primordiale: il primo Fisiologo, il Fisiologo per eccellenza, è Adamo, il quale nella sua originaria nominazione degli animali, in cui ciascuno di essi, come dice Filone, ebbe un nome « interamente rivelatore » delle sue occulte proprietà, offrì una sorta di paradigma perfetto al ‘ bestiario ‘. Un altro degli anelli fondamentali di questa filiazione segreta è Salomone, di cui scrive lo storico ebraico Flavio Giuseppe (I sec. d.C.) nelle Antichità Giudaiche che grazie alla sapienza concessagli da Dio trattò « dei bestiami e di tutti gli animali terrestri, acquatici e celesti: neppur d’uno tra questi ignorò la natura, o la lasciò inesplorata: ma di tutti dissertò come filosofo, e mostrò di possedere somma scienza delle loro proprietà » (VIII, 2). L’idea dell’origine ‘ rivelata ‘ delle « nature » fisiologiche era tanto viva, che numerosi codici attribuirono la paternità del trattato allo stesso Salomone, oppure a scrittori sacri più recenti che apparissero i legittimi eredi del suo sapere, come Epifanio, Giovanni Crisostomo, ecc.

Autore: Francesco Zambon
Pubblicazione: Il Fisiologo
Editore
: Adelphi (Piccola Biblioteca Adelphi, 22)
Luogo: Milano
Anno: 2011
Pagine: 23-26
Vedi anche
:
Physiologus (1)
Physiologus (2)
Physiologus (3)

De Virtutibus Lapidum (2)

Le pietre preziose fissano, una volta per tutte, la “loro” Luce: il loro rosso di fuoco o di sangue, i loro verdi, i loro azzurri, i loro gialli oro. La “loro” Luce sarà la “loro” potenza, quella lama d’arcobaleno che guiderà ad un certo, e particolare, bene. Arcobaleno: iride, in Greco, significava la Via, e la pietra preziosa è un tratto della Via, è quasi una parte della unica strada che porta alla Fonte di ogni Splendore (Zohar…).

Piante, animali, pietre, parole potenti, sono gli strumenti attraverso cui l’uomo-mediatore interagisce col cosmo. Il cosmo è, essenzialmente, ordine (Gr. kòsmos) e da quest’ordine lo sciamano prende gli elementi utili a ricostruirsi ed a ricostruire chi ricorra a lui. Egli chiama a sé e respinge oppure sale e scende; guida le anime nell’altro mondo, riporta tra gli umani le anime prematuramente o “illogicamente” andate nell’aldilà. Cura malanni d’ogni tipo, predice future cose. E per tutto questo usa strumenti adatti a mediare: trita pietre, semi e animali, distilla erbe e liquidi organici, confeziona medicamenti.

L’antropologia sciamanica vede un uomo in perenne contatto con le forze naturali e celesti: quest’uomo deve imparare ad usare di ciò che le drammatizza, di quanto le rende percepibili, per potersi nobilitare. Conosce sim-patie ed anti-patie, lo sciamano, e sa riequilibrare, con sottile arte spagirica, ogni dissesto, interiore ed esteriore. Come avrebbero detto Comario o Zosimo panopolitano: sa usare dell’Arte delle Bilance.

Queste conoscenze tecniche non sono state, nella storia, esclusivo appannaggio di coloro che, fino a tempi relativamente recenti, ancora le possedevano. Chi aveva curato se stesso dal primo grande male, il male originario, avrebbe anche potuto curare gli altri, da ogni malanno, sì, ma anche dai mali più subdoli, sottili, pervadenti, nefasti. E la medicina dell’anima questo proprio rappresentava.

Molti santi uomini si sono prodigati in quest’arte; hanno lasciato testi di terapeutica tradizionale importanti fondati su conoscenze sottili che riguardano, prima di tutto, l’anima umana e, dopo, il corpo. Ci hanno consegnato anche opere di medicina e farmacopee, sceverando le capacità terapeutiche dei semplici e, last but not least, le potenze incantate nelle pietre. Qui i lapidari antichi e medioevali: testi in cui la Pietra è considerata secondo le leggi di analogia che di fatto incarna. Ogni Pietra ha sue sym-patie e sue anti-patie, serve, secondo universali logiche, in un ambito od in un altro; cura un male dell’anima o un altro; guida ad un bene o ad un altro.

Autore: Maurizio Barracano
Pubblicazione:
Il libro delle gemme. I lapidari di Ildegarda di Bingen e Marbodo di Rennes
Editore
: Il Leone Verde (Via Lattea, 2)
Luogo: Torino
Anno: 1998
Pagine: 10-12
Vedi anche:
De Virtutibus Lapidum (1)