Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (5)

Scorrendo le pagine dei lapidari colpisce il gran numero e la varietà di pietre: limpidi cristalli e smeraldi verdi come l’erba del prato, lapislazzuli, diamanti, pietre colore del fuoco, nere o lucenti, variopinte come la pietra arcobaleno, il pancro, la pavonia, o grigie come cenere o pelle dì vipera. Alcune racchiudono in sé piccole stelle, altre alberelli fitti di rami come un giardino fiorito. Ci sono pietre di forma rotondeggiante o del tutto simili al corno del cervo, ora levigate ora scabre, dure, compatte, con venature cilestrine o bianche o sfumanti nel giallo, color miele o di cera, pietre che profumano di mirra o di narciso, pietre astrologiche. L’agata rossa e le sue varietà, soprattutto quella fulva come pelle di leone, l’opale, il topazio ricorrono sovente.

Vi sono pietre dalle virtù talismaniche e taumaturgiche di tradizione assai remota. Così il corallo, potente filatterio rosso sangue, o la galattite, la pietra del latte usata ancora oggi dalle donne greche di Melo e di Creta durante l’allattamento.
II cristallo, il corno di cervo, talune pietre efficaci contro i serpenti, compaiono solo nel Lapidario Orfico e nella sua epitome, mentre il gruppo delle onici si trova esclusivamente nel Libro di Socrate e Dionigi. Le pietre «favolose» sono presenti in quest’ultimo e nel lapidario latino. Alcune di esse, la chelidonia, la pietra del falco, della rana, del gallo o della tartaruga sono tratte da animali, altre derivano le loro speciali facoltà dal colore, dalla forma o dall’odore.

Molteplici e diverse le virtù. Le pietre guariscono, leniscono, allontanano i mali, procurano dei benefici. Esse agiscono sugli dei come sulla natura: influiscono sui fenomeni celesti, le piogge, la grandine, i fulmini, i venti e le tempeste sul mare, sulla crescita delle piante; operano sul corpo e sulla psiche di colui che le porta come su coloro con i quali egli viene in contatto. Così il diaspro, di un delicato verde primaverile, ottiene dagli dei pioggia abbondante sui campi riarsi; la licnite allontana la grandine, l’agata arborea produce un ricco raccolto; il berillo trasparente, colore del mare, se vi è inciso Poseidone, protegge dai pericoli del naufragio, e il corallo, appeso con pelle di foca all’albero maestro della nave, si oppone ai venti, e offre resistenza ai flutti agitati dalla tempesta.

Vi sono pietre che giovano alla salute in senso generale, come l’agata, e pietre che possiedono proprietà medicinali specifiche, come l’opale, ottima per curare o prevenire le malattie degli occhi, in grado di ridare acutezza alla vista, ma pure di rendere invisibili i ladri (nel Medioevo è simbolo anche di astuzia). La falsa agata e lo zaffiro sono eccellenti contro le febbri cicliche; il diaspro è adatto per l’epilessia; il corallo utile per la milza e le emorragie. Per l’udito va bene la pietra dei serpenti o ofite; per chi soffre di reni c’è il cristallo; per le cefalee la corsite e ancora l’ofite; per il fegato il berillo; per qualsiasi tipo di dolore l’ostrite. Altre pietre si rivelano particolarmente efficaci in caso di avvelenamento o di morsicature di rettili. Troviamo anche pietre profetiche come la siderite, l’ossidiana, la pietra della tartaruga, la ieracite; pietre che assicurano successo e fortuna nelle relazioni interindividuali, negli affari e nei commerci (smeraldi e topazi), nei tribunali, nei viaggi, in politica, nei rapporti sociali e familiari, in amore, nelle relazioni con i superiori. Altre ottengono il favore dei potenti, allontanandone la collera, e consentono di portare a felice compimento tutto quel che si intraprende; rendono eloquenti, simpatici, graditi. Così chi desidera essere un buon parlatore, porti l’agata o il magnete; gli atleti, i sovrani, gli ambasciatori abbiano con sé la pietra del gallo; per la pace in famiglia, un matrimonio saldo e duraturo, si può sempre ricorrere al magnete. Se uno schiavo desidera la libertà porti lo smeraldo, se si cerca un tesoro, la pietra giusta è quella della talpa, mentre nei viaggi, contro briganti e malintenzionati, non va dimenticato il corallo. La pietra di mirra rende la donna affascinante; ma per l’amore sono perfette anche l’agata (se la possiedi nessuno ti opporrà un rifiuto), la saurite, la pietra della rana, nonché il magnete.

Qualche pietra viene usata per arrecare il male, come la terribile pietra della vendetta, la pietra media; certune servono per evocare le ombre, come il diadoco; la pietra dell’upupa fa apparire di giorno, come se si fosse nelle tenebre, visioni spaventose di fantasmi (per cui non la si usi mai prima di coricarsi).

Per le loro virtù segrete le pietre sono amiche care alle donne, compagne preziose e ministre fedeli nei momenti più importanti della vita. Alcune fanno della donna una creatura incantevole, altre le donano la fecondità, la proteggono mentre è incinta o durante l’allattamento, l’assistono e soccorrono nel parto (numerose sono le pietre del buon parto), agevolandolo e alleviandone il dolore, guariscono dai disturbi mestruali. Pietra pettegola e un po’ maliziosa, amica-nemica, proprio come accade talora nella vita, il magnete rivela al marito l’infedeltà della sposa. Cercheremo successivamente di riassumere in una tavola sintetica le diverse funzioni delle pietre. Quanto alla natura degli effetti, distinguere il naturale dal soprannaturale non sempre è agevole. I nessi tra medicina, mineralogia e magia sono stretti. Considerazioni di natura mineralogica e medico-terapeutica si associano a considerazioni magico-taumaturgiche, simpatetiche, e magico-analogiche. Ordini differenti di categorie sono accostati senza distinzioni di gerarchie. Manca ogni intento di inserire le informazioni sulle singole pietre in un discorso organico, ampio e articolato.

Autore: Ludmilla Bianco
Pubblicazione:
Le pietre mirabili. Magia e scienza nei lapidari greci
Editore
: Sellerio (Il divano, 49)
Luogo: Palermo
Anno: 1992
Pagine
:
23-27
Vedi anche:
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (1)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (2)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (3)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (4)

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Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (6)

L’uso dei minerali è vario. Spesso le pietre vanno tritate, ridotte in polvere, mescolate con qualche emolliente o solvente (olio o acqua ad es.) e applicate localmente o internamente: possono essere bevute con acqua, vino miele o latte, portate, appoggiate, tenute in mano, legate intorno al collo, al braccio o alla gamba, ai fianchi o poste sotto la lingua. In qualche caso sono utili le fumigazioni o le unzioni. Consacrazione e incisione rendono poi la pietra più potente nei suoi effetti. Le pietre medicinali vengono per lo più tritate e spalmate, o tritate e bevute, ingerite o applicate; solo sporadicamente basta tenerle legate o sospese sulla parte malata per ottenere la guarigione. Invece per difendersi dai malefici e dai pericoli di varia specie, per sedurre, o per ottenere la vittoria, o dei sostanziosi guadagni, è sufficiente di solito portare su di sé la pietra. Lo stesso dicasi nel caso in cui si aspiri ad ottenere virtù come la bellezza, l’eloquenza, l’amabilità, l’accortezza. Anelli, bracciali e collane (la pietra forata e infilata in un filo di seta colorato o in un pelo di asino, o in un filo di lana di pecora gravida) compaiono con una certa frequenza.

I nostri testi hanno il pregio di esemplificare per molti aspetti il carattere proprio del genere lapidario: ripetitività e variazione in primo luogo. La natura ripetitiva nel contenuto come nei modi della descrizione è tratto peculiare dei lapidari, e può forse disturbare e un po’ tediare il lettore. Va compresa tuttavia nel suo significato. Quasi mai infatti si tratta di una ripetizione meccanica. Certo le affinità colpiscono più delle differenze, almeno inizialmente, e dalla lettura sembra quasi trasparire la forma archetipa del genere. A ben guardare, però, ci si accorge che ogni opera è diversa dall’altra con caratteristiche sue proprie.

Nel poemetto dello Ps. Orfeo, ad esempio, l’ispirazione mitico-religiosa si fonde con l’elemento magico- medicale; ed il rapporto simpatetico che sì stabilisce tra l’uomo, gli animali, le piante e i minerali, sembra trovare fondamento nel loro comune carattere di nati, generati dalla terra madre. Di qui le interrelazioni: il sostrato religioso (terra-Helios-serpenti) conferisce al lapidario una sua propria fisionomia che si riflette anche nei modi della descrizione delle pietre. La rapida consultazione, la lettura casuale ed episodica del testo, è in questo caso impossibile: la parte litica si inserisce in una tessitura complessa. I Kerygmata, l’epitome in prosa del
Lapidario Orfico,
compilata in epoca medievale, ricalca poi fedelmente la fonte, anche se l’autore, forse un cristiano bizantino, non manca talora di prendere le distanze da quanto viene notando. Diverso, più apertamente magico, come vedremo, lo spirito del lapidario latino di Damigeron-Evax, traduzione del V-VI sec. d.C. di un originale greco di età alessandrina, probabile fonte anche dello Ps. Orfeo. Pietre incastonate in oro o argento, intagliate con figure di dei, serpenti o scarabei sono invece ciò che resta impresso nella memoria leggendo il Libro di Socrate e Dionigi, verosimilmente redatto in Egitto in epoca imperiale e aggregatosi agli altri testi nella tradizione manoscritta. Trasparenti acque marine, distese di cielo, turbini di vento e fragore di flutti sono infine le immagini evocate dalle pietre nel tardo, breve ma splendido Lapidario Nautico dello Ps. Astrampsychos.

Nei Lithiká si individua un sostrato arcaico fortemente caratterizzato, che ci riporta ad una realtà di tipo agrario in cui uomini e animali sono strettamente congiunti. Si pensi alla delicata analogia donna-capretta a proposito della galattite. La vita dei campi, la semina, l’aratura, il raccolto, le greggi, le piante come la vite e l’olivo, hanno una importanza rilevante. Quasi tutte le pietre usate nei sacrifici agli dei per impetrarne la benevolenza sono pietre agrarie: servono a ottenere la pioggia o ad allontanare la grandine, la tempesta e tutte le calamità che possono abbattersi sui campi, danneggiandone il raccolto. Nei Lithiká non si fa invece parola di commerci, affari, tribunali e processi, relazioni sociali, tutte cose che occupano maggiore spazio nei Kerygmata, e che acquisteranno grande rilievo poi nel Socrate-Dionigi e nel Damigeron-Evax. I più frequenti rapporti interpersonali cui si fa cenno sono legati alla famiglia; tuttavia la galattite fa acquistare onori presso nobili sovrani e le pietre auree rendono venerabili e magnifici.

Una mentalità francamente magica sembra caratterizzare in modo precipuo, come si è già accennato, il lapidario latino: credenze e pratiche superstiziose, pregiudizi e paure ne riempiono le pagine. Qui è Dio che ha creato le pietre e ne fa dono agli uomini (ma qualche volta si dice anche la natura). Vengono ampiamente sottolineati gli effetti psicologici delle pietre sul portatore (ciò che è del tutto assente invece nel poemetto). Nel Liber di Socrate e Dionigi emerge poi un gusto e una sensibilità particolare nel descrivere le pietre, soprattutto i loro colori: il giallo nelle sue varie tonalità, dal miele all’oro al bruno, i rossi, infuocati, violacei o chiari, i blu, i verdi giallastri, i grigi: una straordinaria varietà di colori dispiegata innanzi ai nostri occhi. Quanto alle indicazioni sul modo di usare le pietre, esse sono in genere precise ma non numerose nel Poemetto; conformi ai caratteri delle incisioni nel Socrate- Dionigi, ampie e dettagliate soprattutto nel testo latino. Compare di frequente la prescrizione di conservarsi casti nel portare le pietre, che sarà motivo ricorrente nei lapidari medievali. Così nel Lapidario Estense troveremo la raccomandazione di portare ogni pietra ‘saviamente’, «…e coloro che possiedono le pietre sì guardino dal fare cosa per la quale esse possano perdere la virtù; e quando proprio la vogliono fare, le mettano in disparte, finché non abbiano compiuto quel fatto, e poi le riprendano».

Un modo, come si vede, ancora più savio.

Autore: Ludmilla Bianco
Pubblicazione:
Le pietre mirabili. Magia e scienza nei lapidari greci
Editore
: Sellerio (Il divano, 49)
Luogo: Palermo
Anno: 1992
Pagine
:
27-31
Vedi anche:
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (1)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (2)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (3)
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Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (5)