Il microcosmo e il macrolibro (4)

E oltre ai versetti del Salmista, è da ritenere che Paolo e Filagato conoscessero bene le omelie sulla creazione di Basilio di Cesarea, detto Basilio il Grande: uno dei tre luminari di Cappadocia, con suo fratello Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo; ed uno degli autori fondamentali, soprattutto per quanto riguarda l’estetica, del cosiddetto platonismo cristiano.

Composte nella seconda metà del quarto secolo, le nove Omelie Esamerali di Basilio di Cesarea, con oratoria letterariamente efficacissima esse sin dall’inizio fanno batter l’accento sulla bellezza e magnificenza del Creato, che viene interpretato e giudicato esteticamente già nella prima Omelia, dove il predicato della bellezza compare con riferimento alle parole “In principio Dio creò”.

Τί καλὴ ἠ τάξις (I, 2, 4, 28), “quale bellezza in quest’ordine”, esclama qui Basilio, con una lode riferibile così alla esposizione del racconto che secondo la tradizione ebraico-cristiana egli riteneva scritto per ispirazione divina (e quindi riferisce l’ordine della creazione con le parole del suo stesso artefice), come pure alla temporale scansione interna dell’atto creativo. E potremmo anche individuarvi, implicita ma non tanto, una vera e propria metafisica del linguaggio in quanto espressione di un atto che crea ciò che viene nominato dalla parola, e anzi, nel racconto biblico, nominazione che pone in essere la realtà nominata. Ma una vera e propria cosmologia estetica nella quale il mondo esplicitamente viene definito κατασκεύασμα, opera d’arte, la troveremo più avanti, nel capitolo settimo di quella stessa prima omelia: là dove leggiamo che Mosè scrisse In principio Dio creò, ἐποίησεν, e non produsse o fondò affinché a tutti “fosse manifesto che il mondo è un’opera d’arte offerta alla penetrante conoscenza di tutti, così che per suo mezzo venga riconosciuta la sapienza del suo Creatore” (I, 7, 3, 12-14).

Negli studi di estetica, θεωρία significa contemplazione: che è poi, appunto, la conoscenza penetrante, ultradiscorsiva e non prediscorsiva. Modernamente, l’intuizione intellettuale di Schelling (“intellektuale Anschauung”: nei dizionari il primo dei vocaboli italiani corrispondenti ad “Anschauung” è, di solito “Contemplazione”): e delle omelie di Basilio non è detto che Schelling non abbia avuto notizia durante i giovanili suoi studi teologici nel seminario luterano di Tubinga. L’espressione είς θεωρίαν, poi, si può interpretare anche nel senso di “per la contemplazione”; e fa pensare alla

πρᾶξις ἔνεκα θεωρίας καὶ θεωρήματος

= operare per la contemplazione e per [produrre] un oggetto da contemplare (En. III, 8, 6,1) di cui un secolo prima di Basilio aveva parlato Plotino, filosofo che i teologi di Cappadocia dovevano conoscere benissimo. E che il capitolo settimo della prima omelia di Basilio il Grande, fonte diretta o indiretta per il pensiero estetico del dodicesimo secolo (pensiero estetico nel senso più largo: anche come teoresi intorno alla natura in quanto linguaggio, omnis mundi creatura come parola e figura portatrice di un significato) possa essere considerato un vero e proprio trattatello di estetica di sorprendente modernità, Io prova la distinzione con cui esso esordisce fra le arti creative, le arti pratiche, le arti teoriche.

Scopo delle arti teoriche, dice Basilio (I, 7, 2-12), è l’attività intellettuale; delle arti pratiche (come la danza, o l’esecuzione musicale), è il movimento del corpo; cessato il quale nulla più esiste o rimane percettibile allo sguardo: infatti un fine della danza o dell’arte del flauto non c’è, ma la loro azione finisce in se stessa”; mentre l’opera delle arti creative (τῶν ποιητιχῶν τεχνῶν) rimane anche quando è cessata la loro attività: “cosi nell’architettura, nell’edilizia, nell’arte metallurgica, nell’arte della tessitura, e in quante altre del genere: anche in assenza dell’artefice, esse manifestano chiaramente in se stesse le virtù operative, ed è possibile così ammirare nell’opera l’architetto, il fabbro e il tessitore”. E alle arti enumerate in questo passo di Basilio possiamo aggiungere, ovviamente, la pittura e la scultura (che del resto nel secolo dodicesimo dovevano strettamente incorporarsi all’architettura); nonché quella varietà di pittura, pittura e calligrafia in uno, che era l’arte della miniatura: in cui la calligrafia, finalizzando la propria contemplabilità artistica, si costituiva ad immagine di se stessa; e dalle proprie linee variamente intrecciantisi, dalla varietà dei propri colori in più modi combinatisi con le linee, generava in se stessa le immagini in cui si visualizzava il suo significato.

Autore: Rosario Assunto
Pubblicazione:
Musica e architettura nel pensiero medievale
Editore
: Cesare Nani
Luogo: Lipomo (Como)
Anno: 1994
Pagine: 32-33
Vedi anche:
Il microcosmo e il macrolibro (1)
Il microcosmo e il macrolibro (2)
Il microcosmo e il macrolibro (3)

Annunci