I bestiari in volgare

Sempre precocemente il testo latino dei primi bestiari venne tradotto e adattato nelle lingue volgari: tedesco antico, anglosassone, anglonormanno, antico e medio francese, norreno, medio e alto tedesco, medio olandese; poi toscano, veneziano, galiziano, catalano. Il termine francese bestiaire appare per la prima volta all’inizio del XII secolo, sotto la penna di un monaco anglonormanno, Philippe de Thaün, legato alla corte del re d’Inghilterra Enrico I Beauclerc. Il suo Bestiaire in versi, composto tra il 1121 e il 1130, comprende trentotto capitoli, la metà circa dei quali dedicati agli uccelli. Questo autore, pioniere nel campo di quella che si potrebbe chiamare «divulgazione scientifica», scrisse anche due lapidari – l’equivalente dei bestiari per le pietre -: in uno descrive le proprietà di un gran numero di minerali; nell’altro, fortemente allegorico, si limita alle dodici pietre preziose che l’Apocalisse presenta come le fondamenta della Gerusalemme celeste7.

A partire dal XIII secolo aumentano gli autori di bestiari in volgare che preferiscono la prosa: Pierre de Beauvais, monaco poligrafo appartenente alla cerchia del casato comitale di Dreux, è uno dei primi. All’inizio del secolo scrive un bestiario francese in prosa, relativamente breve (trentotto capitoli), di cui egli stesso o uno dei suoi imitatori fornisce circa trent’anni dopo una versione più lunga (settantuno capitoli). Fin dal prologo, Pierre propone al lettore una definizione di questo genere di testi:

Qui comincia il libro chiamato Bestiario, cosi chiamato perché parla delle nature delle bestie8.

Il Bestiario attribuito a Pierre de Beauvais viene imitato, adattato o rimaneggiato da vari autori nel corso di tre o quattro generazioni. La riscrittura più significativa, che ebbe un successo considerevole, si deve a Richart de Fornival, monaco erudito e bibliofilo, la cui biblioteca personale costituisce il nucleo più antico della biblioteca della Sorbona; la sua vasta opera, in latino e in francese, affronta le tematiche più svariate. Ispirandosi ai modelli proposti dai suoi predecessori, Richart redige, verso la metà del XIII secolo, un nuovo tipo di bestiario, il Bestiaire d’Amours. Si tratta davvero di un’opera originale, molto diversa dai testi precedenti. Più che insegnamenti morali o religiosi, l’autore ricava dalle caratteristiche degli animali considerazioni sull’amore e sulla strategia amorosa: come conquistare la dama, come conservarne l’amore, gli errori da non fare; oppure, al contrario, come resistere al suo fascino, come non diventare vittima della sua incostanza e dei suoi capricci. A ogni singola «proprietà» di un dato animale corrispondono uno o più «casi» esemplari di comportamento amoroso, sia maschile che femminile. Per questo, alcuni animali compaiono più volte, e la casistica dell’amor cortese, ancora molto in voga a metà del XIII secolo, viene sviscerata fino in fondo. Nel brano che segue la donna amata è paragonata a un lupo (!) e l’autore sottolinea l’importanza, nella conquista amorosa, di non dichiararsi mai per primi. Il poeta si rivolge alla dama del suo cuore e le dice:

La natura del lupo è tale per cui, quando un uomo lo vede prima che esso veda l’uomo, il lupo perde tutta la sua forza e il suo ardimento; ma se il lupo vede l’uomo per primo, questi perde la voce, tanto che non può dire una parola.
Questa natura si ritrova nell’amore fra l’uomo e la donna. Infatti quando vi è amore fra loro due, se l’uomo riesce ad accorgersi per primo, dal comportamento della donna stessa, che essa lo ama ed è capace di farglielo riconoscere, essa perde la forza di negargli il suo amore. Ma siccome io non sono riuscito a dominarmi e a trattenermi dal rivelarvi i miei sentimenti prima di sapere alcunché dei vostri, voi mi avete respinto. E dal momento che io sono stato visto per primo, conformemente alla natura del lupo devo perdere la voce.

Il Bestiaire d’Amours di Richart de Fornival ebbe numerosi imitatori e diversi adattamenti. Alcuni lo riscrissero in versi, altri lo tradussero in varie lingue, altri ancora ne proposero interpretazioni differenti, basate su una casistica rinnovata o su considerazioni amorose più benevole nei confronti delle donne. Nei testi di Richart, queste ultime sono infatti spesso frivole e incostanti, a volte insensibili e crudeli. Il poeta è vittima dei loro capricci, della loro freddezza o della loro infedeltà e si lamenta dell’amore, «che cosi ondeggia»11.

Conosciamo il contenuto del Bestiaire d’Amours grazie a diciassette manoscritti, quattordici dei quali miniati. Da questo punto di vista, l’opera è fedele alla tradizione dei bestiari, il cui testo, in latino o in volgare, è spesso accompagnato da immagini.

Autore: Michel Pastoreau
Pubblicazione:
Bestiari del Medioevo
Editore: Einaudi (Saggi, 930)
Luogo: Torino
Anno: 2011
Pagine: 25-26
Vedi anche:
Zoologia medievale (1)
Zoologia medievale (2)
I bestiari: testi e immagini
I bestiari: evoluzione di un genere

Annunci