Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (3)

I testi antichi sono in massima parte perduti, e quelli pervenuti sono quasi tutti anonimi o semplici attribuzioni. In genere ci troviamo di fronte a compilazioni. Ogni lapidario attinge descrizioni e notizie dai lapidari precedenti. Seguendo una tecnica compositiva di tipo aperto, i dati raccolti dalle fonti, «smontati» dal contesto originario, vengono vanamente ricomposti e integrati tra loro. L’autore ora rielabora il materiale della tradizione, arricchendolo con bizzarra e scrupolosa fantasia, ora lo abbrevia e lo riassume in modo quasi letterale, limitandosi ad aggiunte o variazioni minime, degne tuttavia di attenzione, perché rivelatrici di orientamenti culturali legati ai tempi, ai luoghi e al pubblico, oltre che agli interessi propri di chi scrive. La tradizione è insomma una sorta di serbatoio cui si attinge in modo diligente e sistematico, disordinato e caotico, meccanico o fantasioso.

Il sapere dei lapidari risulta così un sapere statico in sé compiuto. Può essere riassunto, integrato, arricchito o esteso, ma non è suscettibile di progresso: la fissità dello schema compositivo ne è la naturale conseguenza. In generale alla descrizione (nome – solitamente legato alle caratteristiche della pietra -, natura, forma e colore, dimensioni, richiamo alle origini, localizzazione) segue l’elenco delle proprietà della pietra e le indicazioni e prescrizioni relative all’uso. In alcuni casi ci si limita a indicarne le virtù, in altri si mette in rilievo il rapporto con le stelle o si danno spiegazioni diffuse e dettagliate sulla preparazione e il modo di portare i vari amuleti. Il modello base del libro lapidario resterà sostanzialmente immutato fino al Rinascimento: gli scrittori del 400 e del 500 nel modo di organizzare la materia non differiscono poi molto da quelli medievali o ellenistici.

Genere letterario a sé stante, i Lapidari sono documento di un atteggiamento mentale e psicologico particolare. Vi si fondono insieme serietà e spregiudicatezza. Ordine e metodo, spirito di osservazione, tendenza all’analisi e alla descrizione; esigenza di stabilire connessioni o di precisare le coordinate geografiche e temporali convivono con gusto ingenuo e un po’ intellettualistico del meraviglioso e del fantastico, con propensione al favoloso e sorprendente. Le singole voci riassumono spesso un massimo di precisione e un massimo di indeterminatezza. I contenuti sono il prodotto curioso di un lungo processo di sedimentazione e contaminazione: nozioni naturali e mineralogiche insieme con nozioni medico-terapeutiche e con un sapere magico-religioso e astrologico : il fondersi di elementi di tradizione orientale e di cultura greca.

Per tale motivo la lettura dei lapidari risulta stimolante, in quanto investe una pluralità di aspetti. Ci fornisce diverse possibilità interpretative sia sul piano sociologico-economico e antropologico, sia su quello filosofico, scientifico, artistico o letterario. Emergono schemi di comportamento, categorie mentali, modi di comunicazione, e individuarne i referenti teorici e culturali può rivelarsi oltremodo istruttivo.

Il panorama della letteratura lapidaria antica è infatti quanto mai vario. Il materiale superstite consente di individuare alcuni orientamenti fondamentali di natura diversa, che però non si escludono tra loro, anzi spesso di fatto si sovrappongono. Diremo in modo sommario: ad un filone scientifico, mineralogico e medico, si affiancano un filone magico-astrologico e uno più specificatamente allegorico.

Le pagine di Sotaco, di Senocrate di Efeso, di Plinio il Vecchio, così ricco quest’ultimo di riferimenti a fonti greche e orientali, pur indulgendo al gusto dell’epoca che inclinava ai ‘mirabilia, ai ‘thaumàsia‘, non cessano di essere minuziosamente descrittive e particolareggiate, ispirandosi ancora a un rigoroso metodo classificatorio. Viceversa a Magi e Caldei e in generale alla tradizione orientale, sembrano fare capo i lapidari attribuiti a Zoroastro e Ostanes e gli innumerevoli altri scritti di impronta chiaramente magica, dei cui contenuti con tutta probabilità si fece mediatore nel mondo occidentale Bolo di Mende, detto il Democriteo. A siffatta corrente di ispirazione magica si ricongiungono il De fluviis dello Ps. Plutarco e i Kyranides, dove emerge con particolare rilievo il motivo delle corrispondenze.

Strettamente connessi ai lapidari magici sono quelli astrologici. Chi porta la pietra posta sotto la protezione di un pianeta, se ne assicura il favore. Le pietre, infatti, come del resto anche le piante e gli animali, dipendono dagli astri. L’astrologia trovava applicazione anche nell’arte della medicina. Ogni parte del corpo è posta sotto l’influsso di una stella: se un organo si ammala, si può fare ricorso alle piante e alle pietre astrali con cure di tipo omeopatico o allopatico. Inoltre chi porti la pietra recante l’incisione delle figure corrispondenti all’astro, ne vedrà potenziati gli effetti. Esistono liste di pietre corrispondenti ai pianeti e ai dodici segni dello zodiaco; parecchi poi sono i testi associati ai decani.

Autore: Ludmilla Bianco
Pubblicazione:
Le pietre mirabili. Magia e scienza nei lapidari greci
Editore
: Sellerio (Il divano, 49)
Luogo: Palermo
Anno: 1992
Pagine
:
18-21
Vedi anche:
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (2)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (1)