Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (1)

«Boezio, l’ultimo Romano, il primo Scolastico»: questa formulazione, forse troppo di comodo, di Martin Grabmann tratteggia in modo determinato la portata e l’influsso dell’opera boeziana. Questa a buon diritto può essere considerata una sintesi del pensiero greco e romano, un esempio del tenore di vita romano e, come mostrano i trattati teologici, un intensivo tentativo di connessione tra filosofia e teologia cristiana. Accanto a Cicerone, Mario Vittorino e Agostino fu innanzitutto Boezio ad esercitare, in particolare con le sue traduzioni e commentari degli scritti logici di Aristotele, Porfirio e Cicerone, un’influenza rilevante, gravida anche di conseguenze reali, sulla formazione della terminologia filosofica. Per il Medioevo furono però determinanti in misura ancora maggiore le sue trattazioni riguardanti singole discipline del quadrivium (De institutione aritmetica; De institutione musica) e l’aspetto cosmologico-teologico della sua Consolatio Philosophiae. Le sue definizioni dei concetti di «eternità» e di «persona»  sono diventate momenti essenziali nel tentativo di determinare l’Essere di Dio e nella Cristologia. La caratterizzazione di Boezio come «primo Scolastico», che evidentemente risale in senso primario ai suoi lavori logici e storico-scientifici, nasconde, per lo meno a un primo sguardo, una componente non meno essenziale del pensiero di Boezio: la tradizione platonica. Senz’altro in tempi più recenti si è rinunciato ad intendere la «Scolastica» nelle sue molteplici forme, per lo meno per quanto riguarda la filosofia in sè, esclusivamente come una storia degli influssi di concezioni aristoteliche; tuttavia, i motivi e gli elementi di pensiero presenti in essa di provenienza platonica devono essere messi sempre in evidenza. Questo vale non da ultimo per Boezio, purché si voglia prendere adeguatamente in considerazione l’ampiezza del suo pensiero. Come documento di rilievo del Platonismo tardo-antico può valere la nona poesia nel terzo Libro della Consolatio Philosophiae di Boezio, un imponente compendio di temi teologico-cosmologici di fondo, importanti per la valutazione del rapporto reciproco fra Dio e mondo. La Consolatio Philosophiae, come ultima opera scritta in carcere dall’imputato di alto tradimento, è non solo un documento personale, ma anche una somma tardo-antica del filosofare greco-romano in un’epoca sconvolta. Nelle sue risposte ivi sviluppate in modo argomentativo sulle questioni brucianti di Dio, del mondo e dell’uomo, ha condotto ad una unità, convincente in molti punti, concetti filosofici platonico-neoplatonici, aristotelici e stoici. Al cospetto della morte si ripete la situazione di Socrate nel Fedone platonico, che rivolge il suo sguardo e quello dei suoi discepoli alla immortalità dell’anima. Una analoga intenzione sta anche a fondamento della convincente consolazione della filosofia per mezzo del pensiero concettuale. La Consolatio Philosophiae è composta come dialogo della filosofia «risanatrice» con Boezio, in un alternarsi, poi, precisamente calcolato, di prosa e versi. Questo ha il suo modello nella Satira di Menippo; lo segue anche Marziano Capella nel De nuptiis Philologiae et Mercurii, uno dei modelli letterari di Boezio. Il problema della legittimazione di una interpretazione Filosofica di una poesia, è difficile a porsi in Boezio. Proprio il verso 9, da interpretare, ha, nella forma di un Inno, insieme il carattere e la funzione di una poesia, che sviluppa in forma poetica, aspirando ad ottenerlo, il sapere filosofìco-teologico. Esso stesso ed il suo contesto indicano che la sua intenzione è essenzialmente filosofico-teologica. Il pensiero centrale che esso media non è necessariamente poesia. In ciò essa ha il suo parallelo all’incirca in Parmenide, nell’Inno a Zeus di Cleante ed in alcune parti del De rerum natura di Lucrezio. Il fatto che in questo Inno concezioni di fondo della Genesi e del Timeo platonico siano considerate in modo inespresso come una unità ne ha fatto uno dei più eccellenti oggetti dei commentatori medievali di Boezio . In questa unità viene in luce un concetto di Dio, che mantiene l’equilibrio tra Cristianesimo e Platonismo. Cosi esso non può servire come prova precisa della cristianità o non cristianità di Boezio. C’è però da dire per lo meno questo: il concetto di Dio, presentato dall’Inno, è determinato solo da quei filosofemi che possono essere ritenuti compatibili con la teologia cristiana. Per conoscere l’essenza e il senso di questo equilibrio fra Cristianesimo e Platonismo ed in modo particolare le implicazioni filosofiche di questo concetto di Dio, l’interpretazione dell’Inno deve fare attenzione alle sue fonti, senza però avanzare la pretesa di avere di per sè già compreso cosi l’oggetto stesso, in sè molto differenziato . Ecco il testo latino  : O qui perpetua mundum ratione gubernas, terrarum caelique sator, qui tempus ab aeuo ire iubes stabilisque manens das cuncta moueri, quem non externae pepulerunt fingere causae materiae fluitantis opus uerum insita summi forma boni liuore carens, tu cuncta superno ducis ab exemplo, pulchrum pulcherrimus ipse mundum mente gerens similique in imagine formans perfectasque iubens perfectum absoluere partes. Tu numeris elemento, ligas, ut frigora flammis, arida conueniant liquidis, ne purior ignis euolet aut mersas deducant pondera terras. Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem conectens animam per consona membra resoluis; quae cum secta duos motum glomerauit in orbes, in semet reditura meat mentemque profundam circuit et simili conuertit imagine caelum. Tu causis animas paribus uitasque minores prouehis et leuibus sublimes curribus aptans in caelum terramque seris, quas lege benigna ad te conuersas reduci facis igne reuerti. Da, pater, augustam menti conscendere sedem, da fontem lustrare boni, da luce reperta in te conspicuos animi defigere uisus. Dissice terrenae nebulas et pondera molis atque tuo splendore mica; tu namque serenum, tu requies tranquilla piis, te cernere finis, principium, uector, dux, semita, terminus idem.

Autore: Werner Beierwaltes
Pubblicazione:
Pensare l’Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 17)
Luogo: Milano
Anno: 1991
Pagine: 276-279

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