Cosmogramma della basilica romanica di Stična (3)

Il numero 666

La lunghezza della basilica di Stična è di 55 aunes e 2 piedi, ossia 222 piedi. Poiché un piede contiene tre palmi, la lunghezza dell’edificio è di 666 M (1 palmo).

Il numero 666 rappresenta il numero della Bestia. Benché la sua origine sia ignota, il significato può essere dedotto dal valore che il numero ha nell’abaco di Pell, oltreché, naturalmente, dal suo contesto nella Bibbia e nelle credenze ortodosse russe.

Nell’abaco di Pell l’equivalente di 666 è il numero 41: 666 : 2 = 333

333 : 2 = 166, 5 che si arrotonda in 166

166 : 2 = 83

83 : 2 = 41.5 arrotondato a 41.

Il numero 41 ha il significato della fine di un periodo, il 40 quello della durata del periodo, mentre il 42 simboleggia una durata del tutto eccezionale; sono i numeri biblici: «e il diluvio venne sopra la terra per 40 giorni» (Genesi 7.17): il quarantunesimo giorno l’acqua non cresceva più. Il profeta Giona concesse a Ninive ancora 40 giorni, nel 41° la città sarebbe stata distrutta: «ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Giona 3, 4). Cristo «rimase nel deserto per 40 giorni, tentato da Satana» (Marco 1. 13), ma nel 41° giorno le tentazioni cessarono.

Il significato simbolico dei numeri 40 e 41 è ancora vivo nella letteratura moderna russa ed anche nel folklore: «Mosca contiene 40 volte 40 chiese» (Grigorij Saramazanov), vale a dire che la Terza Roma possiede infinite chiese; «la gazza non s’avvicina a Mosca più di 40 verste» (idem), ciò significa che Mosca si estende per 40 verste.

Nel romanzo Il quarantunesimo (Boris Lavrenjev) il protagonista e la protagonista combattono in campi avversi: lei uccide 40 nemici e il 41° che è il suo amante. Evidentemente l’amore e la sua fine sono espressi con i numeri 40 e 41.

Secondo le credenze ortodosse russe l’anima del defunto attende il giudizio per 40 giorni.

Discende dall’Apocalisse che la
Bestia a cui fu data la facoltà di parlare per 42 mesi (quindi oltre ogni limite) alla fine morì: «il suo numero è 666». Sarebbe in effetti poco logico limitare il potere della bestia con il numero 41, quando la durata del potere viene espressa con il numero 42. La fine del lunghissimo potere è dunque espressa con il numero simile, il 666.

Per Leon Battista Alberti il numero 40 rappresenta la durata di un periodo (De Architectura IX. 5).

Possiamo quindi concludere dicendo che il numero 666 significa la fine, la conclusione di qualunque cosa (FINIS).

Il numero 127

II territorio «coperto dal tetto» della basilica è largo 127 M
(2 piedi)
ed è
delimitato dall’intersezione del prolungamento delle falde del tetto con il piano del calpestio.

Oggi non esistono più le falde con la dolce inclinazione dei tetti mediterranei; a causa delle abbondanti nevicate che contraddistinguono la Slovenia il tetto originario è stato sostituito con un tetto di tipo nordico, con falde a forte pendenza, ma sui muri perimetrali della basilica sono tuttora visibili perfettamente i dormienti delle falde originarie. L’altro punto fermo è il livello del pavimento originario.

Il tetto originario è stato con ogni, probabilità costruito secondo i principi romani che prescrivevano l’inclinazione delle falde in rapporto 5 : 2 oppure 9 : 4. Entrambi i rapporti modulari si trovano nelle successioni di Pell:

0 – 1 – 25 – …

2 – 1 – 49 – …

La larghezza della navata, l’altezza dei dormienti posti sui muri
d’ambito e l’inclinazione delle falde in rapporto 9 : 4 fanno innalzare la linea di colmo a 14 M (1a) oppure a 4 M (3a,
2 piedi) sopra il piano del calpestio. Il prolungamento della falda incontra il piano del calpestio a 9 M (3a,
2
piedi) dall’asse longitudinale dell’edificio. I due punti di contatto distano tra loro 93 aunes. L’aggiunta di un piede a ciascun lato, dovuta alla differenza del livello tra il pavimento della chiesa e quello esterno, porta il territorio «coperto dal tetto» ad una larghezza di 127 M (2
piedi).

La distanza di 127 in effetti determina la base del muro esterno del chiostro sul lato meridionale.

Secondo Crizia il diametro dei muri attorno all’Atlantide misura 127 stadi. Il numero 127 è la media aritmetica dei numeri 144.106.154. 104. Questi numeri sono i multipli dei seguenti numeri di Pell: 9.53.77 e 13 che troviamo come i quattro punti possibili toccati dal numero formativo 27 del lambda di Platone, se si inizia con il termine 27 dell’abaco di Pell. I numeri 9.53.77 e 13 o meglio i loro multipli determinano le distanze orbitali dei pianeti esterni.

Sembrerebbe quindi che il numero 127 simboleggi il concetto di margine (LIMES).

Il numero 17

La larghezza della basilica di Stična. certamente una delle misure preminenti dell’edificio, misura 17 M (1a). Ignoro il significato simbolico del numero 17 e degli analoghi. Anche se il diametro del cerchio degli y-holes e del fossato attorno a Stonehenge misurano 17 M e 34 M rispettivamente, ciò ancora non dimostra nulla.

Conclusione

Costruita nel XII secolo, la basilica romanica di Stična non assomiglia soltanto agli altri edifici cultuali del suo tempo, ma rappresenta un cosmogramma che può essere confrontato con gli antichi modelli del cosmo, quali Atlantide, distrutta secondo Platone 11.600 anni prima del tempo suo, la Torre di Babele, ricostruita da Nabopolassar intorno al 620 a.C., Stonehenge databile 1800-1500 a.C. e il Tempio di Ezechiele del sesto secolo a.C.

La teoria estetica del suo architetto sembrerebbe richiamarsi all’insegnamento di S. Agostino: «Voltandosi l’intelletto al dominio del visibile, vale a dire al cielo e alla terra, vide che su questo mondo nel campo del visibile piace la bellezza, nella bellezza piacciono le forme, nelle
forme le misure, nelle misure i numeri» (De Ordine I, 15).

L’abuso della teoria ha portato alle critiche. François Rabelais non risparmiava di certo le dottrine mistiche della propria epoca. Tra le molte altre ha reso ridicola anche la numerologia architettonica con la descrizione dell’abbazia di Thélème, che ha esattamente la stessa larghezza della basilica di Stična.

L’uso medioevale di alcuni numeri appositamente scelti, pur senza conoscere il loro originario significato e l’importanza, ci ha permesso di conservare il ricordo delle epoche in cui i nostri predecessori conoscevano la composizione del cosmo in modo non sostanzialmente peggiore di come lo conosciamo noi: per tale motivo lo inserivano nella composizione delle architetture e in quella della poesia.


Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 9.11.34
Vedi anche:
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)

Cosmogramma della basilica romanica di Stična (2)

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