Physiologus (1)

Nell’antico simbolismo degli animali, e non solo entro i limiti dell’Occidente cristiano, coesistono due punti di vista diversi, in apparenza contraddittori : secondo il primo gli animali, creature inferiori all’uomo e a lui soggette, si delineano come una rappresentazione dei vizi e degli atti peccaminosi da cui l’uomo deve rifuggire se vuole elevarsi dalla « bestialitade » alla dignità del suo rango; secondo l’altro, sono invece gli esseri più aderenti alla norma naturale che governa il cosmo, e divengono quindi per l’uomo, oltre che esempi di virtù e di obbedienza, specchi purissimi della Volontà divina.
È ovvio che il primo aspetto consegue dal tradizionale ordinamento gerarchico delle creature: tra gli esseri terrestri, l’uomo occupa il grado più elevato, dinanzi alle bestie, alle piante e alle pietre. Queste rappresentano così degli aspetti sempre meno nobili, sempre più difettosi della creazione, e si possono considerare, in tale prospettiva, come ‘ prove ‘ o ‘ abbozzi ‘ delle qualità che nell’uomo raggiungono la loro perfezione : è l’uomo il ‘ lapidario ‘, l’ ‘ erbario ‘ e il ‘ bestiario ‘ per eccellenza. Dai discorsi di Buddha fino ai trattati e ai sermoni medievali, gli animali, in particolare, sono i simboli di coloro che hanno sviluppato soltanto le tendenze inferiori della propria anima, venendo meno al loro compito spirituale: all’inizio del Protreptico, Clemente Alessandrino (II sec.) inchioda in un catalogo che anticipa quasi i ‘ bestiari moralizzati ‘ « le fiere più selvagge di tutte, che sono gli uomini: quegli uccelli che sono i frivoli, quei serpenti che sono gli ingannatori, quei leoni che sono i violenti, quei maiali che sono i lussuriosi, quei lupi che sono i rapaci » (I, 4, 1). Di qui anche l’interpretazione allegorica del dominio, sanzionato nei primi capi della Bibbia, dell’uomo sugli animali, assimilati dai Padri della Chiesa, Origene per esempio, alle « malae cogitationes » o alle passioni carnali, e dagli gnostici alle potenze inferiori del cosmo.
Ma se, come osserva Titus Burckhardt nel suo commento a Ibn ‘Arabî, « l’uomo è superiore all’animale per la sua partecipazione attiva all’Intelligenza, l’animale è dal suo lato superiore all’uomo per la sua natura primordiale, cioè per la sua fedeltà alla propria norma cosmica ». Rovesciando l’ordinamento abituale, aveva infatti scritto Ibn ‘Arabi: « Non c’è creatura superiore al minerale, poi al vegetale, secondo i suoi gradi e i suoi ordini : e, in questa gerarchia, l’animale vien dopo la pianta: ognuno conosce il suo creatore per intuizione diretta e per segni evidenti, mentre l’uomo è condizionato dalla ragione, dal pensiero e dal dogma della sua credenza ». Allo stesso modo, sant’Ambrogio nel suo Hexaemeron, commento ai sei giorni della creazione, descrive i pesci come esemplari degli uccelli, gli uccelli degli animali terrestri e questi ultimi dell’uomo, secondo l’ordine in cui li enuncia il Genesi, in quanto nelle creature più tardive riesce sempre più offuscata l’originaria impronta divina: così, ad esempio, il volo è concepito come un’imitazione della tecnica natatoria propria ai pesci, e le nazioni umane come copie sbiadite delle società in cui si uniscono alcuni uccelli o quadrupedi. La caduta originale ha poi cancellato nell’uomo il ricordo delle norme e dei costumi primordiali, le cui tracce ormai sopravvivono, segretamente, solo nelle proprietà degli animali, come delle piante e delle pietre. Su tali princìpi si fonda la simbologia dei ‘ bestiari ‘ in cui gli animali raffigurano non soltanto i vizi umani, ma gli stessi insegnamenti, morali o spirituali, della dottrina cristiana.
Queste due prospettive non sono però contraddittorie, ma si inscrivono in una precisa concezione del simbolismo tradizionale: quella, enunciata anche nelle celebri parole di san Paolo : « videmus nunc per speculum in aenigmate… », dell’analogia inversa, in base alla quale l’interiore e il superiore si riflettono, specularmente appunto, nell’esteriore e nell’inferiore. Ne consegue che nelle creature che presentano il massimo di ‘ esteriorità ‘ in quanto pure forme, come gli animali, o pure sostanze, come le pietre, trovano, più che nell’uomo, la loro compiuta rappresentazione gli esseri in cui prevale l’ ‘ interiorità ‘ o l’ ‘ essenzialità ‘, cioè, oltre all’uomo medesimo, gli angeli e la divinità. Ogni bestia, pianta o minerale, creature « periferiche » rispetto all’uomo, come scrive Schuon, « risulta passivamente legata e anzi identificata ad una certa conoscenza che le è imposta dalla sua natura e che determina essenzialmente la sua forma. In altri termini, la forma di un essere ‘ periferico ‘, sia esso un animale, un vegetale o un minerale, rivela tutto ciò che quest’essere conosce, e si identifica in qualche modo a questa conoscenza; si può quindi affermare che la forma di un determinato essere indica realmente il suo stato o ‘ sogno ‘ contemplativo » . È questo rapimento in cui la natura sogna del Regno dei Cieli che viene descritto nel Physiologus.

Autore: Francesco Zambon
Pubblicazione: Il Fisiologo
Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca Adelphi, 22)
Luogo: Milano
Anno: 2011
Pagine: 11-14