Misura e luce (2)

L’autorità di Agostino segnò il medioevo. Com’è stato giustamente osservato, il passo della Sapienza di Salomone «tu hai ordinato tutte le cose secondo misura, numero e peso», con l’interpretazione che egli ne ha dato, divenne la parola chiave della visione medievale del mondo. E.R. Curtius ha mostrato come questa visione del mondo si rifletta, attraverso la composizione numerica, nel contenuto non meno che nella forma della poesia medievale [i]; Manfred Bukofzer ed altri hanno seguito la sua influenza sullo sviluppo della musica medievale [ii]. Non è stato ancora chiaramente compreso che questo impatto è altrettanto manifesto nella arti visive, e soprattutto nell’architettura.

In un certo senso, ciò è vero per il medioevo in genere. Nel secondo venticinquennio del XII secolo, tuttavia, la filosofia agostiniana della bellezza fu ripresa da due significativi movimenti di pensiero sorti in Francia. Del primo fu portatore il gruppo di eminenti seguaci della filosofia platonica raccolti nella scuola della cattedrale di Chartres; il secondo, antispeculativo ed ascetico, nacque nelle grandi comunità monastiche di Cîteaux e Clairvaux; ne è incarnazione S. Bernardo. La civiltà francese del XII secolo, in un certo senso, potrebbe essere descritta come la sintesi di queste due tendenze che, sebbene distinte, sono tuttavia connesse da saldi legami di ordine intellettivo e personale, soprattutto dal comune patrimonio di pensiero ereditato da S. Agostino. Dobbiamo guardare più da vicino alle idee estetiche dei due movimenti. La portata della loro influenza fu tale che non poteva non toccare l’arte contemporanea. Invero, l’arte gotica non sarebbe sorta senza la cosmologia platonica sviluppatasi a Chartres e senza la spiritualità di Clairvaux.

Il platonismo di Chartres fu per molti versi una vera rinascenza [iii]. Gli uomini che vi si raccolsero, nel secondo venticinquennio del XII secolo, furono interessati essenzialmente a problemi teologici e cosmologici che risolsero attraverso una sintesi di idee platoniche e cristiane. Questi primi esponenti della scolastica affrontarono il loro compito animati da sentimenti di tolleranza e rispetto per il pensiero dell’antichità che non di rado richiamano alla mente il «teismo universale» del XV secolo; eppure, il loro fu davvero un platonismo particolare. Si basava quasi esclusivamente su un unico trattato, il Timeo, del qual si possedeva nient’altro che un frammento, e neanche l’originale greco, bensì una selezione in traduzione e due commentari, di Calcidio e di Macrobio, che vedevano la cosmologia platonica attraverso le lenti di un misticismo neoplatonico eclettico e confuso. Il frammento platonico (e i due mediocri commentari) furono considerati dai teologi di Chartres quasi con lo stesso timore reverenziale con cui ci si accostava al Genesi. Si credette che entrambe le opere fossero in sostanziale accordo su quello che rivelavano della creazione dell’universo, anzi del creatore stesso. Se si pensa che la teologia e la cosmologia di Chartres furono largamente tributarie dell’interpretazione di due documenti così diversi tra loro come Platone e la Bibbia, ma letti nella convinzione che essi non si contraddicono vicendevolmente e che l’interprete non contraddice né l’uno né l’altro, non si può non ammirare l’ardito sistema speculativo che ne derivò.

Gli aspetti della teologia e della cosmologia di Chartres che più interessano nel presente contesto sono, innanzitutto, l’enfasi posta sulla matematica e, in particolare, sulla geometria; e, secondariamente, le implicazioni estetiche di tale pensiero. I maestri di Chartres, come i platonici e i pitagorici di ogni tempo, furono ossessionati dalla matematica; essa fu considerata il tramite tra Dio e il mondo, il magico strumento capace di svelare i segreti di entrambi. L’esponente più influente della scuola, Thierry di Chartres [iv], sperava, con l’ausilio della geometria e dell’aritmetica, di individuare l’artista divino nella sua creazione [v]; e non si fermò qui, ma tentò di spiegare il mistero della Trinità ricorrendo ad una dimostrazione geometrica. L’uguaglianza delle tre Persone è rappresentata, a suo parere, dal triangolo equilatero: il quadrato rivela l’ineffabile relazione tra Padre e Figlio. Thierry ricorda che Platone, «come il suo maestro Pitagora», identificava i principi metafisici di monade e diade rispettivamente con Dio e materia. Dio è, allora, l’unità suprema, e il Figlio è l’unità generata dall’unità, così come il quadrato risulta dalla moltiplicazione di una grandezza per se stessa. Giustamente, conclude Thierry, la Seconda Persona della Trinità è perciò detta il primo quadrato [vi]. È stato affermato che sotto l’influenza di Thierry la scuola di Chartres ha compiuto il tentativo di convertire la teologia in geometria [vii]. Questo tentativo, per noi così singolare, consente di gettare uno sguardo ciò che la geometria ha significato per il XII secolo.

Più ardita di questa teologia, più dubbia dal punto di vista dell’ortodossia e più significativa per lo storico dell’arte è la cosmologia di Chartres, unita alla filosofia della bellezza che essa produsse [viii]. Nel Timeo Platone descrive la divisione dell’anima del mondo secondo i rapporti del tetractys pitagorico. Le implicazioni estetiche, specialmente musicali, di questa idea sono sottolineate da Calcidio, che fa notare come la divisione sia stata compiuta secondo i rapporti dell’armonia musicale [ix]. Al pari di Macrobio [x], egli afferma che il demiurgo, nel dividere in tal modo l’anima del mondo, stabilisce un ordine cosmico basato sull’armonia dell’accordo musicale.

Era facile fondere tale nozione con l’idea agostiniana di un universo creato «in misura, numero e peso». Ne conseguiva che la creazione appariva come una composizione sinfonica. Essa è descritta così nel IX secolo da Giovanni Scoto Eriugena [xi], e l’idea fu ripresa dalla scuola di Chartres. Guglielmo di Conches [xii], maestro di Giovanni di Salisbury, e Abelardo, che sembra abbia studiato matematica sotto la guida di Thierry e le cui opinioni in fatto di cosmologia sono quelle della scuola di Chartres [xiii], identificano entrambi l’anima del mondo platonica con lo Spirito Santo nella sua azione creatrice e ordinatrice sulla materia e concepiscono questa azione come consonanza musicale. L’armonia che essa stabilisce nel cosmo è rappresentata, comunque, non solo come una composizione musicale, ma anche come una creazione artistica, e più specificamente come un’opera architettonica. La facilità con cui si effettua il passaggio dalla sfera musicale a quella architettonica non sarà motivo di meraviglia se si pensa alla affinità esistente tra esse nel pensiero platonico e agostiniano. Ma per i teologi di Chartres la nozione del cosmo come opera architettonica e di Dio come suo architetto ha un significato particolare, dato che essi presuppongono un duplice atto creativo, vale a dire la creazione della materia disordinata e, quindi, la creazione del cosmo dal caos. Avendo la parola greca kosmos il significato sia di ornamento sia di ordine, era plausibile guardare alla materia come a materiale da costruzione e alla creazione vera e propria come all’«abbellimento» della materia mediante l’abile imposizione di un ordine architettonico. Nella cosmologia platonica, inoltre, i maestri di Chartres poterono scoprire lo stile e il metodo in base ai quali l’architetto divino aveva costruito l’universo, il tempio cosmico, come lo chiama Macrobio [xiv].

Nel Timeo gli elementi primari da cui deve essere composto il mondo sono concepiti come materiali da costruzione [xv] pronti ad essere messi insieme dalla mano del costruttore. Questa composizione è effettuata fissando la quantità nelle proporzioni geometriche perfette di quadrati e cubi (1:2:4:8 e 1:3:9:27) – le stesse proporzioni che determinano, altresì, la composizione dell’anima del mondo. Secondo questa composizione, il corpo del mondo, costituito da quattro elementi primari, le cui quantità sono limitate e collegate nelle proporzioni più perfette, è in accordo e in armonia con se stesso e quindi non subirà dissoluzione per una qualsivoglia discordanza interna tra le parti; il legame è semplicemente la proporzione geometrica.

In questa ottica, le perfette proporzioni, la cui bellezza possiamo ammirare nelle composizioni musicali ed architettoniche acquistano anche un’esplicita funzione tecnica e strutturale: esse tengono saldamente insieme i diversi elementi di cui il cosmo è composto. Guglielmo di Conches interpreta del tutto correttamente il passaggio platonico in questo senso [xvi]. Qui, dunque, la perfetta proporzione si ritiene alla base sia della bellezza sia della stabilità dell’edificio cosmico.


[i] Curtius, Europäische Literatur und lateinisches Mittelalter, pp. 491 ss. Cfr. Krings, Das Sein und die Ordung; anche Hopper, Mediaeval Number Symbolism, pp. 98 ss.

[ii] Bukofzer, Speculative Thinking in Medieval Music; cfr. Spitzer, Classical and Christian Ideas of World Harmony.

[iii] Sulla scuola di Chartres, ved. Hauréau, Mémoìre sur quelques chanceliers de l’école de Chartres; Clerval, Les Écoles de Chartres au moyen-âge; Poole, lllustrations of the History of Medieval Thought and Learning, cap. 4, e The Masters of the School of Paris and Chartres; Liebeschuetz, Kosmologische Motive in der Bildungswelt der Frühscholastik; Paré, Brunet e Tremblay, La Renaissance du XIIe siecle, pp. 30 ss.; Haskins, Some Twelfth Century Writers on Astronomy e The Renaissance of the Twelfth Century, pp. 101 ss., 135-136; Taylor, The Mediaeval Mind, I, cap. XII, 3; Parent, La Doctrine de la Création; Gilson, La Philosophie au moyen-âge, pp. 259 ss. Si veda anche lo stimolante, anche se alquanto unilaterale resoconto di Heer, Aufgang Europas, pp. 297 ss.

[iv] Ved. Hauréau, Notes et extraits, I, 49 per la lettera in cui Thierry è detto «utpote totius Europae philosophorum praecipuus»; qui anche la dedica a Thierry del De mundi universitate di Bernardo Silvestre, p. 5. Sui rapporti di Bernardo con la scuola di Chartres, ved. Parent, La Doctrine de la création, p. 16.

[v] Ved. Hauréau, Notes et extraits, pp. 64 ss. in cui Thierry introduce il brano dalla Sapienza di Salomone, 11, 20b come il principio primordiale della creazione: «… creatio numerorum rerum est creatio… Prior igitur generatio numerorum facit tantummodo tetragones, vel cubos, vel circulos, vel sphaeras, quae aequalitatem dimensionum custodiunt…». Ancora più significativo è il seguente brano da Thierry, De sex dierum operibus: «Adsint igitur quattuor genera rationum, quae ducunt hominem ad cognitionem creatoris, scilicet arithmeticae probationes et musicae et geometricae et astronomicae quibus instrumentis in hac theologia breviter utendum est, ut et artificium creatoris in rebus appareat et, quod proposuimus, rationabiliter ostendatur». W. Jansen, Der Kommentar des Clarembaldus von Arras, p. 108*; cfr. pp. 125 ss., 12 e 62 .

[vi] «Unitas ergo in eo quod gignit, Pater est, in eo quod gignitur Filius est. … Sed unitas semel tetrago natura prima est… Sed haec tetrago natura est generatio Filii et, ut verum fateor, tetrago natura haec prima est generatio… Et quoniam tetrago natura prima generatio Filii est et Filius tetragonus primus est». «Bene autem tetragonus Filio attribuitur quoniam figura haec perfectior ceteris propter laterum aequalitatem indicatur et sicut in omnibus trianguli lateribus quaedam aeaqualitas est, triangula namque latera habet aequalia, ita quoque Filius essendi est aequalitas». Thierry, Librum hunc, in Jansen, Der Kommentar, p. 13*. Quasi identico è il brano presso l’allievo di Thierry, Clarembald; ved. Jansen, Der Kommentar, p. 62 .

[vii] «Così (alla fine del) XII secolo la teologia è divenuta matematica, geometria». Baumgartner, Die Philosophie des Alanus de Insulis. È interessante notare che siffatte ardite speculazioni, almeno in quest’epoca, non destarono i sospetti che si attirarono altre interpretazioni razionalistiche della dottrina cristiana. Clarembaldo di Arras († dopo il 1170) scrisse un trattato ferocemente polemico, De Trìnitate, contro Abelardo e Gilberto Porretano, largamente tributario di S. Bernardo. Il trattato, comunque, è quasi una copia del Librum hunc, che, secondo Jansen, Der Kommentar, pp. 26 ss., è opera di Thierry.

[viii] Sull’estetica della scuola di Chartres, ved. de Bruyne, Études d’esthétìque medievale, II, pp. 255 ss.

[ix] Calcidio, Platonis Timaeus, XL-XLVI. Un’altra autorità per questa nozione è Boezio; ved. De musica, I, 1.

[x] Macrobio, Commentarius, II, 1. Ved. Schedler, Die Philosophie de Macrobius; e per un sommario critico degli studi di Schedler e Duhem su Macrobio, Stahl, Macrobius, pp. 39 ss. Il carattere essenzialmente musicale della cosmologia di Platone è fuori discussione. Ahlvers, Zahl und Klang bei Plato, pp. 39 ss., sostiene con un’argomentazione convincente che persino la preferenza di Platone per i triangoli elementari trae origine dal misticismo degli accordi perfetti. Si veda anche il passaggio nello Pseudo-Apuleio – il quale a sua volta influenzò la cultura del XII secolo – «Musicen vero nosse nihil aliud esse, nisi cunctarum rerum ordinem scire, quaeque sit divina ratio sortita. Ordo enim rerum singularum in unum omnium artifice ratione collatus concentum quendam melo divino dulcissimum verissimumque conficiet». Asclepius, XIII, (Opera omnia, a cura di G.F. Hildebrand, Leipzig, 1862, II, p. 294).

Giovanni Scoto Eriugena, De divisione naturae, II, 31; III, 3 e 6; V, 36. Sul concetto di musica di Eriugena, ved. Handischin, Die Musikanschauung des ]ohan Scotus Erigena. Sull’influenza esercitata da Eriugena sulla scuola di Chartres, ved. Parent, La Doctrine de la création, p. 48. L’idea della sinfonia cosmica ricorre anche in un magnifico brano del De anima di Guglielmo d’Alvernia. Ved. oltre, p. 125.[xi]

[xii] Si veda Flatten, Die Philosophie des Wilhelm von Conches, pp. 126 ss.: «Item (anima mundi) dicitur constare ex musicis consonantiis… quia res secundum convenentias harum consonantium dicuntur esse dispositae». Cfr. Parent, La Doctrine de la création, pp. 22, 42 ss.

[xiii] Abelardo, Theologia Christiana, V, (II, pp. 379 ss.). Sul rapporto di Abelardo con la scuola di Chartres, ved. Poole, Illustrations, pp. 314 s. e Liebeschuetz, Kosmologische Motive, p. 115.

[xiv] Macrobio, Commentarius, I, 14 (p. 539). Sul duplice atto creativo, ved. Parent, La Doctrine de la création, p. 42. Per una nozione simile, ved. Ugo di S. Vittore, De sacramentis Christianae fidei, I, 1, 6.

[xv] Per quel che segue, ved. Cornford, Plato’s Cosmology, II, pp. 59 ss. Per la tradizione e lo studio dei dialoghi platonici durante il XII secolo, ved. Klibansky, The Continuity of the Platonic Tradition, p. 27.

[xvi] Flatten, Die Philosophie des Wilhelm von Conches, p. 119. Troviamo ancora questa cosmologia nel Roman de la Rose. Ved. Paré, Le «Roman de la rose», vv. 16, 747 (pp. 197 ss.); 20, 312 (pp. 53 ss).

Autore Otto Von Simson
Pubblicazione La cattedrale gotica. Il concetto medievale di ordine
Editore Il Mulino
Luogo Bologna
Anno 1988
Pagine 39-42
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