L’armonia delle sfere (3)

Nel passo della Repubblica 617 b, un uomo, di nome Er, risorto da morte insieme ad un compagno d’arme, narra come la sua anima errasse nell’aldilà. Dopo aver trascorso sette giorni sul campo, all’ottavo avevano dovuto incamminarsi, e dopo quattro giorni di marcia erano giunti ad un luogo dove si vedeva stendersi dall’alto in basso una luce uniforme, come una colonna fra cielo e terra, simile all’arcobaleno, ma più lucente e pura. Dopo aver proseguito la marcia per un altro giorno i due avevano raggiunto quella luminosità ed avevano visto nel mezzo della luce discendente dal cielo saldati i capi dei legami che la stringevano… Ma a questi capi era saldato il fuso della necessità grazie alla quale tutte le sfere celesti erano messe in movimento, e la cui sbarra ed il cui uncino erano di acciaio, mentre invece l’anello era misto d’acciaio e d’altri metalli. L’anello aveva le seguenti proprietà. La forma era comune, ma era come se si fosse adattato un anello più piccolo in uno più grande, svuotato all’interno come in un sistema di scatole cinesi; erano otto anelli in tutto, che mostravano, scaglionati dall’alto, i loro orli come cerchi, ma attorno alla sbarra presentavano una piana superficie anulare mossa però dall’ottavo anello. Il primo, esterno, aveva l’orlo più esteso, il secondo come grandezza di superficie era dato dal sesto, il terzo dal quarto, il quarto dall’ottavo, il quinto dal settimo, il sesto dal quinto, il settimo dal terzo e l’ottavo dal secondo. Il maggiore era multicolore, il settimo era il più lucente, l’ottavo pigliava colore dalla luce del settimo, ed erano di colore assai simile il secondo ed il quinto, i più gialli fra tutti; il terzo era il più bianco, il quarto aveva un colore rossiccio, ma il secondo superava in bianchezza il sesto.

Quando il fuso era fatto ruotare, la sua oscillazione era sempre uguale, ma nell’insieme degli elementi rotanti i sette cerchi interni si muovevano con un’oscillazione opposta. Di essi l’ottavo era il più celere, e con velocità inferiore, ma pari tra loro seguivano il settimo, sesto e quinto; al terzo grado di velocità il quarto, al quarto il terzo, mentre il secondo ruotava con la velocità del quinto.

Il fuso ruotava nel grembo della Necessità e su ognuno dei cerchi sedeva una sirena cantando una nota sola in modo che dall’insieme emanava un’armonia. Ma intorno alla Necessità sedevano a uguale distanza tre altre dèe, ciascuna sopra un trono, figlie sue, le dèe del destino in bianche vesti, le Moire: Lachesi, Cloto ed Atropo, e s’intonavano all’armonia delle sirene: Lachesi il passato, Cloto il presente, Atropo l’avvenire. E Cloto toccava di quando in quando con la destra il cerchio esterno del fuso e girava con esso, Atropo invece con la sinistra l’interno, Lachesi con entrambe or l’uno or l’altro.

Schema visivo dell’ordine delle sfere

Se ora trasponiamo la nostra serie ipotetica di stelle soltanto sull’ordine degli anelli otteniamo la serie seguente:

L’ordine tratto dagli ipertoni:

sembra essere diventato una serie diatonica:

Così la Luna è equiparata a sol e Saturno a la. Questo è dichiarato da Plutarco, Marziano Capella e Boezio, e ripetuto in seguito da Giovanni di Liegi. Per codesti autori Giove è si bem., Saturno la e insieme hypate meson.

Questo sviluppo può essere stato provocato soltanto dall’inserimento della serie antica delle note in un sistema diatonico. Nel processo il re bemolle della Luna dovette essere scartato e Giove, che stava fra la e si, fissato ad un’altezza diatonica. Così fu attribuito a Giove il si, come anche il suo suono alterato, si bemolle, mentre la Luna occupò il la così resosi libero. Ma poiché tale posizione della Luna fra Saturno e Giove non è astronomicamente e astrologicamente ammissibile, furono alla fine attribuiti sol alla Luna e la a Saturno.

E così arriviamo ad una scala le cui note terminali sono Sole e Luna:

Ma questo sistema, in vista della sua struttura tetracordale, aveva il difetto di non avere nessun astro importante come mese. A questo rimediò la scala di Nicomaco, la quale modificò le corrispondenze delle note in modo da porre il Sole nel mezzo. Così il Sole divenne re e Mercurio fa:

E così si fece il passo carico di conseguenze, da cui è nata tutta la confusione nelle attribuzioni delle note. Inoltre l’antica nota fondamentale (il suono lunare re bemolle del tempo primordiale o il suono solare fa dell’epoca storica) dovette perdere il suo significato originario in un sistema tonale che aveva la nota fondamentale nel centro.

Autore: Marius Schneider
Pubblicazione:
Il significato della musica
Editore
: Rusconi (Problemi Attuali)
Luogo: Milano
Anno: 1996
Pagine: 214-218

Vedi anche:
L’armonia delle sfere (1)
L’armonia delle sfere (2)

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