Lessico iconografico-simbolico – Serpente: testi e aspetti

Serpente: testi e aspetti (LS)

Lessico iconografico-simbolico – Battesimo di Cristo

Battesimo di Cristo (DI)

Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di Santa Croce

La basilica di S. Croce può considerarsi a sé stante per la simbolica planimetria crociata che la ravvicinava alle piante centriche.

Ma il prevalente andamento longitudinale di questa chiesa ormai perduta, ci permette osservazioni e confronti.

Il tipico impianto — che dobbiamo ritenere voluto da Galla Placidia, forse tra il 417 e il 422 — si ricollega a modelli ben noti: alcuni lontani nel tempo e nello spazio — come la primitiva S. Anastasia a Roma, l’Apostoleion in Costantinopoli ed il Santuario di Kaussié presso Antiochia — ed altri assai più prossimi ed operanti come la Basilica Apostolorum (S. Nazario) e la Basilica Virginum
(S. Simpliciano) a Milano, la Basilica degli Apostoli a Como, il S. Stefano di Verona. A differenza degli esempi milanesi, il tema cruciforme appare qui interpretato con rettilinea semplicità che, mentre è garanzia dello spirito mistico della fondatrice, sembra respingere quella caratterizzazione di chiesa aulica e più propriamente palatina che vi si è voluto scorgere. Nell’erezione di questa chiesa, come nei semplici sacelli costruiti nella stessa zona del Palazzo imperiale e dedicati a S. Giovanni Battista, a S. Zaccaria e a S. Vitale, si deve vedere soprattutto la manifestazione di personale pietà dell’Augusta.

Non esattamente simmetrica, la chiesa aveva la navata larga 11 metri ed una lunghezza di circa m. 36; nulla sappiamo sui bracci trasversi. L’attuale dissacrata chiesa di S. Croce perpetua sul luogo il ricordo, ma non la forma della chiesa imperiale, anche se ne ha parzialmente utilizzato fondazioni e strutture.

Mancava l’abside ricurva; la parete terminale, come a S. Simpliciano ed a Como, era rettilinea per meglio obbedire alle accennate esigenze simboliche e di semplicità costruttiva; il clero si raccoglieva, secondo tanti esempi, specie di chiese nord-adriatiche e carniche, in un isolato bancone ad esedra di cui sono state rintracciate chiare tracce. L’aspetto esterno, a giudicare dalle relazioni di scavo, era per la prima volta motivato a Ravenna da una sequenza di paraste.

Come è ben noto, la chiesa, perfettamente orientata, era fornita di una « ardica » la cui testata meridionale dava accesso alla mirabile cappella superstite: il probabile Mausoleo di Galla Placidia, la cui ricchezza musiva può offrirci un esempio del fulgore decorativo proprio di quel complesso monumentale.

Non sarà fuor di luogo notare come l’ardica superi di molto la larghezza frontale della chiesa e come in quel prolungamento si aprisse un’antica porta senza scopo apparente.

Mi sembra doveroso, a tal proposito, richiamare nuovamente gli esempi di Como — identico nella larghezza della navata — e di S. Sempliciano, che ai lati del corpo frontale avevano ambedue ambienti di culto, contigui alla chiesa propriamente detta. Qualche saggio di scavo potrebbe appurare se fossero stati lì collocati — come posso logicamente supporre — alcuni dei « monasteria » fondati dalla stessa Augusta, tanto più che in S. Croce — assai probabilmente priva di arco trionfale — si leggevano in rotunditate arcus
versi in onore del Battista che altrimenti non ottengono una soddisfacente spiegazione.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine: 12-14
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