Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Sant’Agata Maggiore

La chiesa di S. Agata Maggiore era originariamente completata da un atrio a quadriportico. Distrutto questo e rimaneggiate le antiche strutture, la chiesa ha assunto attraverso i secoli un aspetto pittoresco, ma ancora opinabile per quanto riguarda le datazioni. La sua fondazione si riporta generalmente alla fine del V secolo, mentre alcune parti rivelano la tecnica tipica della metà del VI secolo. Le navate, suddivise da 10 colonne per parte, risultano più volte rialzate e manomesse, ma l’autenticità dello spartito è affermata dalle imposte originarie dei colonnati sui muri di prospetto e di fondo.

Restituzione del colonnato a sinistra di Sant’Agato al suo livello originario

Così pure sono visibili, sotto gli attuali tetti delle navatelle, le antiche paraste esterne del corpo centrale.

Importante caratteristica, fin qui non rilevata, è la rastremazione presentata dalla planimetria, per cui si restringe leggermente verso l’abside la larghezza della navata centrale. I muri longitudinali accompagnano la tenue convergenza, lasciando alle navatelle ampiezza costante. Evidenti ragioni prospettiche, che prenderanno valore specie in età romanica, hanno determinato questa irregolarità — oggi accompagnata in alzato dall’inclinazione del piancito — e che deve riportarsi alla concezione originaria del monumento, data la chiara posizione dell’antico spiccato degli archi iniziali dei colonnati, dove già si riscontra tale convergenza planimetrica.

Rilievo della pianta di Sant’Agata Maggiore
(disegno inedito presso la Soprintendenza ai Monumenti)

 

Una soluzione inversa di quella tentata a S. Giovanni Evangelista viene qui applicata dopo l’esperienza intermedia della « Basilica Apostolorum », che già aveva predisposto il medesimo effetto prospettico nelle navate laterali. È questo un interessante periodo di transizione che dalle soluzioni prospettiche « polari » arriva a nuove esatte precisazioni illusive. La tappa segnata da S. Agata è assai importante, se non vistosa, anche in considerazione della strada percorsa proprio a Ravenna con aspetti sommamente indicativi che abbiamo ora il piacere di riconoscere.

Peccato che la completa distruzione dell’altra chiesa fondata dal vescovo Esuperanzio (S. Agnese) ci abbia tolto ogni possibilità di utili confronti!

Malgrado la differenza che può essere rilevata sulle murature, il rapporto fra le misure medie della larghezza e della lunghezza del corpo della chiesa, sempre compresi gli spessori murari, è quello del numero d’oro, congeniale alle ricerche estetiche e prospettiche denunciate dal    monumento, mentre il rapporto tra altezza e larghezza interna della nave centrale tende a √2.

La chiesa doveva del resto presentarsi con una ricchezza che la povertà odierna non riesce a suggerire, pur tra le superstiti antiche sculture: il bellissimo ambone di marmo greco, atteggiato come ultimo blocco di una colossale colonna, deve però far udire la sua pacata classica voce nel cuore di una così interessante difficile costruzione.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine: 19-22
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana

Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di Santa Croce
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di San Giovanni Evangelista
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Apostolorum (San Francesco)