Cosmogramma della basilica romanica di Stična (9)

26.

René Thom ha sviluppato 7 superfici matematicamente determinate per sette tipi di casualità non risolvibili mediante il calcolo probabilistico. Egli tenta di seguire gli eventi casuali o imprevisti sulla propria topografia, esprimendo numericamente le forze incidenti. Si potrebbe paragonare l’aritmetica dell’abaco di Pell con la geometria delle superfici catastrofali di Thom, e le chiavi come il lambda di Platone con le funzioni di Thom.

27.

Il numero 127, inserito nella vastità del cosmo, è presente anche nelle estensioni delle architetture antiche che conosciamo solo dalle descrizioni. Secondo Diodoro, l’Ekbatana aveva un perimetro di 250 stadi. Il suo diametro misurava dunque 79 stadi o 14.727 m, che danno 127 moduli di 40 pertiche babilonesi. Per la sua forma circolare, come anche per le mura circolari interne e per il diametro, l’Ekbatana riprende l’Atlantide e il Cosmo. Il Témenos della torre babilonese misurava, secondo Erodoto, 2 stadi o 369,9 m che rappresentano 127 pertiche babilonesi. Sempre secondo Erodoto, la città di Babilonia era 60 volte maggiore, per cui misurava 127 moduli di 60 pertiche.

28.

Vitruvio presentò l’ottagramma come dispositivo per il proporzionamento in forma della rosa dei venti. Nell’architettura egiziana l’ottagramma è il geroglifico niwt con il significato di città. Nell’architettura indiana l’ottagramma è tramutato in jantra, simbolo della creatività architettonica, e della potenza sessuale. Anche il mandala buddhista, simbolo dell’arte, della magia e della psicologia, è un ottagramma. Il segno Tao, da tradursi come via o modo, è sorto sulla base dell’ottagramma e della relativa numerologia. Ad un certo punto la simbologia del Tao passa alla svastica che nel lontano Oriente simboleggia tuttora la sapienza, la conoscenza e la santità. Il simbolo canamayte che prende la forma della pelle del serpente a sonagli (critalus durissus durissus) è una mutazione della quadratura dell’ottagramma e servì sia come progetto architettonico, sia come interpretazione del cosmo nella forma della croce (Codex Vaticanus e Codex Tejervary).

29.

Ezechiele ci ha lasciato la più antica descrizione della pianta di un edificio con le relative misure. Il tempio misurava in lunghezza 500 cubiti. Ciascun lato aveva una scalinata di 7 gradini. Se la pedata di ciascun gradino misurava un piede (4 palmi) la scalinata misurava 7 piedi = 28 palmi = 4 cubiti. La lunghezza del tempio, comprese le due scalinate, risultano essere di 508 cubiti, ossia 128 moduli di 4 cubiti. Le misure dì dettaglio lasciate da Ezechiele indicano un ottagramma, la cui croce misura in larghezza 4 x 50 cubiti, cioè 200 cubiti e in lunghezza 10 x 50 = 500 cubiti, che stanno tra di loro in rapporto 2 : 5 dalla prima successione di Pell: 1 – 2 – 5 – 12 – … Tutte le misure di Ezechiele indicano alla divisione derivante dall’ottagramma:

  • i singoli tratti del tempio misurano in larghezza 200 cubiti;
  • il cortile è largo 200: 2 volte 100 cubiti;
  • seguono altri dimezzamenti, fino a 12,5 cubiti che vengono approssimati a 12 cubiti, visto che l’operazione viene fatta solo con i numeri interi.

Il tempio di Ezechiele è pertanto il modello del cosmo allo stesso modo dell’Atlantide, dell’Ekbatana e della Torre di Babele.

Nota: sul disegno sono riportati gli indici per poter trovare le singole misure nel testo di Ezechiele.

30.

«The Big Horn Medicine Wheel» è una rappresentazione del cosmo geocentrico, descritto da Platone nella Repubblica. Dal punto dì vista matematico il cerchio è basato sull’ottagramma con i seguenti rapporti:

  • Il cerchio ( = il Medesimo) con diametro di 7 moduli di 7 unità ha il perimetro di 28 moduli di 5,5 unità, in quanto contiene 28 raggi.
  • AI cerchio può essere circoscritto il quadrato (= l’Altro), con la diagonale lunga 5 moduli di 14 unità.
  • Nel quadrato può essere iscritto l’ottagono (= la terza Esseità, secondo Platone).
  • Sui vertici dell’ottagono vi sono cerchi (cairns) simboleggiami le sirene di Platone, tangenti il cerchio circoscritto al quadrato.
  • Lo spessore della circonferenza (= ‘il fuso di Necessità’) è la differenza tra la diagonale dell’ottagono e il diametro del cerchio iscritto.

L’unità modulare del Big Horn Medicine Wheel misura 335 mm come l’unità di Stonehenge.

Anche Leonardo da Vinci ha progettato il battistero sullo schema dell’ottagramma, come si vede da un disegno. Si potrebbe confrontare l’ottagonale vasca battesimale con la ‘colonna di luce ‘ della descrizione del cosmo nella Repubblica. Le otto cappelle sulla circonferenza ricordano le ‘otto sirene’.

31.

Nella chiesa di Studenica, fatta costruire dal re di Serbia Stepan Nemanja (1190 circa), si ritrovano i medesimi numeri della basilica di Sticna: 2, 3, 6, 127, 432, 666. I moduli di questa composizione sono multipli del piede bizantino, lungo 31,23 cm.

32.

La composizione di Borobudur (Giava) è basata sull’ottagramma o, meglio, su due ottagrammi simili che derivano da due successioni di Pell. Per questo studio è interessante che la sua massima estensione è di 127 moduli di due thouk, mentre il lato misura 432 moduli di 10 pollici. Il sistema di misure indocinese vale anche per Borobudur.

33.

Dalla forma della città tartara in rapporto 5 : 4 e dalla forma della città cinese, aggiunta successivamente, si vede che Pechino è progettata con i numeri della prima successione di Pell: 0 – 1 – 2 6 – 12 – … (in cui 4 = 2 x 2). Tra i vari numeri nascosti nelle sue misure si richiama l’attenzione sul numero 432. I moduli sono espressi nelle tradizionali misure cinesi.

Autore: Tine Kurent
Periodico:
Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 23-27
Vedi anche:
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (2)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (3)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (4)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (5)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (6)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (7)
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (8)

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Preliminari di geografia immaginale (4)

Se tempo e spazio sono infine le sovra-coordinate che strutturano il concetto stesso di geografia, è proprio nello scarto fra tempo e spazio liturgici e mistici (che Le Goff chiamerebbe “della Chiesa”) e gli analoghi corrispettivi razionali e positivi (quelli “del mercante”) che andrà dunque ricercata l’intima ragione della differenza. La percezione medievale del tempo e dello spazio appare infatti diversa non solo dalla corrispondente attuale, ma anche da quella precedente, che, soprattutto resoconti di storici, geografi ed “etnografi” (Erodoto, Tacito, Plinio…), mostrava di possedere solide coordinate di inquadramento crono-spaziale.

Il fatto è che, favorite da una mentalità globale come è quella che si è appena tentato di definire, vanno maturando con la nuova sensibilità cristiana, e sempre più sviluppandosi, alcune condizioni, che presto divengono leggi di conoscenza, in netto contrasto con le analoghe tassonomie del mondo antico: e questo porta ad un’inedita, inattesa percezione della realtà. L’antitesi è di stampo ciclico / rettilineo: al “mito dell’eterno ritorno”, legato ai ritmi e agli aspetti della natura, e di conseguenza al loro culto,
l’ideologia cristiana oppone una concezione rettilinea, tendente, dal punto di partenza stabilito “allora”, per sempre, da Dio, al Momento finale: appunto alla “Fine dei tempi”.

All’interno di questo segmento minimo dell’ineffabile progetto di Dio («che cosa faceva Iddio prima di creare il cielo e la terra?» si chiede infatti sant’Agostino) nella proposta cristiana di storia non è ammessa alcuna elaborazione “progressista”. Di più: essa, coinvolta in un simile concetto, non è neanche più la storia degli uomini, appartenendo infatti, come ogni altra cosa, allo stesso Dio, il quale però la annulla in partenza, “riassorbendola” nella sua eternità, onnipresenza, onniscienza. Il “tempo” è dunque la categoria culturale che subisce, nel salto dal mondo antico a quello cristiano, la più profonda modificazione: è ora negata qualsiasi idea di sviluppo storico. II Dio di Israele propone all’uomo una dimensione temporale messianica.

La prima e più importante conseguenza di questo fenomeno sarà allora che, all’interno della mentalità medievale, passato, presente e futuro tenderanno a disporsi su di uno stesso piano, l’uno contenendo gli altri, stesso sant’Agostino, del resto, meditando sul problema appena posto, concludeva col mettere in evidenza la sincronica compenetrazione dei tre stati temporali, e il loro affermarsi nel solo momento in atto (Confessioni XI, 16-21).

Le forme del riscatto storico acquistano pertanto valenze simboliche: la nuova percezione nega la profondità temporale perché dota il destino umano di rivelazioni assolute e perentorie, che vanno solo accettate nella loro forma stabilita ab aeterno; ed è proprio la ripetizione di tali verità che danno significato all’esistenza quotidiana degli uomini ad innescare il processo di a-temporalizzazione.

Autore: Giuseppe Tardiola
Pubblicazione:
Atlante fantastico del Medioevo
Editore
: De Rubeis (L’arco Muto, 1)
Luogo: Anzio
Anno: 1990
Pagine: 18-20
Vedi anche:
Preliminari di geografia immaginale (1)

Preliminari di geografia immaginale (2)
Preliminari di geografia immaginale (3)