Giovanni Scoto Eriugena: «Omnia cum ipso et per ipsum facta sunt» (Gv 1,3)

La funzione mediatrice del Verbo divino nella creazione di tutta la realtà è elemento fondamentale, nella diversità delle formulazioni, di tutto il platonismo cristiano, da Origene ad Agostino, a Dionigi, a Massimo il Confessore, a Giovanni Scoto, alla Scuola di Chartres, fino a Bonaventura e a Niccolò Cusano. Il problema dell’essere del molteplice, del suo rapporto con i fondamenti eterni, risolto da Platone con il «mito verosimile» del Demiurgo, resta infatti insoluto in Aristotele, per cui il motore immobile, se giustifica il movimento di tutte le cose (attraverso il moto uniforme e invariabile del Primo Mobile, e quindi attraverso il moto variato degli astri, che si sostituiscono alle idee platoniche), non giustifica però l’essere delle cose. L’interpretazione sistematica del pensiero platonico da parte di quel «medio platonismo» del II sec. (Plutarco, Gaio, Albino, Apuleio, Attico, Massimo di Tiro, Numenio), al quale i primi autori cristiani devono in larga misura la loro formazione filosofica, tende in primo luogo a superare definitivamente il modello «artigianale» di costituzione della realtà proposto dal grande mito del Timeo, per ricondurre la produzione del molteplice al momento della fondazione, cioè alla generazione delle idee, quindi a un puro atto di pensiero pensato, da parte di un principio assolutamente trascendente. Questa linea interpretativa trova il punto d’arrivo nella grande sintesi speculativa di Plotino, nel sec. III, dove la supremazia radicale dell’unità, come principio assolutamente trascendente e attività pura che crea se stessa (cfr. ad esempio Enneadi VI 8, 15), è affermata al di sopra di ogni dualismo, di ogni frattura fra sensibile e intelligibile. Se il processo di generazione-emanazione è conseguenza necessaria della perfezione assoluta, alla trascendenza suprema dell’Uno succede l’Intelligenza, il Νοῦς, espressione prima della realtà del molteplice, in quanto sede delle idee nella loro differenziazione e molteplicità, mentre l’Anima rappresenta l’intermediario destinato a colmare l’abisso fra l’intelligibile e il sensibile, la materia come ultimo grado dell’essere, al limite della pura negatività. L’identificazione cristiana fra Intelletto e Verbo, sede degli archetipi eternamente reali della realtà transitoria del molteplice, unisce nel più intimo rapporto il processo creativo al dinamismo interno della generazione trinitaria, che non segue l’ordine discendente dell’emanazione plotiniana, perché la Parola fondante eternamente generata dal Padre, costituisce un’unica e identica divinità.

Sulla tradizione platonica cristiana, cfr.:

  • Arnou, Platonisme des Pères;
  • Festugière, L’idéal religieux des Grecs et l’Evangile;
  • Henry, Plotin et l’Occident;
  • Courcelle, Les lettres grecques en Occident;
  • Daniélou, Platonisme et théologie mystique;
  • Hoffmann, Platonismus und christliche Philosophie;
  • Von Ivanka, Plato Christianus;

 

Autore: Marta Cristiani
Pubblicazione:
Giovanni Scoto – Il Prologo di Giovanni
Editore
: Mondadori (Fondazione Valla)
Luogo: Milano
Anno: 2001
Pagine: 96-97

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Numerorum Mysteria

Arithmologia sire de abditis numerorum mysteriis
qua
Origo, Antiquitas & fabrica numerorum exponitur;
Abditae eorundem proprìetates demonstrantur;
Fontes superstitionum in Amuletorum fabrica aperiuntur;
Denique post Cabalistarum, Arabum, Gnosticorum, aliorumque magicas impietates
detectas, vera & licita numerorum mystica significatio ostenditur

È il titolo di un trattato sui numeri pubblicato a Roma nel 1665 dal gesuita tedesco Athanasius Kircher. Nel breve spazio del titolo troviamo associati tre termini degni di nota arithmologia, mysteria e numeri. Se giriamo qualche pagina della trattato, all’inizio della prefazione l’autore cosi si rivolge al lettore: Arithmologiam arcanarum rerum opulentia confertam editurus,… Si può notare subito che l’arithmologia viene immediatamente connessa con l’elemento della segretezza, del mistero, delle res arcanae che sembrano promettere ricca materia (opulentia) a chi desideri addentrarsi nel loro studio e nella loro comprensione. Prima di procedere oltre, è opportuno tenere presenti alcuni aspetti fondamentali della personalità dell’autore dell’Arithmologia, affinché si possa cogliere meglio il senso dell’indagine sui numeri da lui condotta, della importanza loro attribuita, ma soprattutto affinché possa emergere con maggiore chiarezza come si arriva all’uso simbolico del numero, per quali vie si compia questo passaggio e quali elementi esso coinvolga.

La figura di Athanasius Kircher è complessa e variegata. Sostanzialmente egli era convinto che tutti i molteplici, svariati aspetti del reale si corrispondessero tra loro e si inserissero, armonicamente organizzati, in un’architettura dalla tramatura imperniata su ordine e regolarità, i cui fili intrattenevano segrete corrispondenze tra le parti e con il tutto, in una prospettiva unitaria che tentava di coinvolgere anche culture lontane ed esotiche, al fine di creare un sistema universale, in quanto tale sistema era funzionale al suo programma apologetico e apostolico[1]. Egli riteneva che i fenomeni non si prestassero solo ad una lettura immediata, ma che rimandassero anche ad un significato ulteriore e nascosto posto al di là dell’apparenza, perciò ricorreva ampiamente al simbolismo e all’analogia. «La vera novità introdotta da Kircher consiste nell’aver applicato il metodo dell’analogia e del simbolismo alla ricostruzione biblica e agostiniana della storia universale»[2]. Ogni evento, ogni fenomeno si presenta come un simbolo, poiché è interpretabile secondo due direzioni, una ‘letterale’, superficiale che coglie soltanto ciò che si manifesta, una profonda elevabile al di là della semplice immagine che il fenomeno offre di sé[3]. Le similitudini e le corrispondenze che ricercava come espressioni dell’unità mistica del cosmo, Kircher le individuava soprattutto tra i numeri che erano il simbolo più efficace dell’armonia universale. Frutto di tali indagini fu l’Arithmologia che investiga le proprietà misteriose dei numeri concepiti come un modello in grado di spiegare ed esprimere sinteticamente la complessità del reale. L’opera è alquanto composita poiché in essa confluiscono tradizioni diverse, l’aritmetica pitagorica e la cabala non avulsi da un certo interesse per la magia tipico del Rinascimento. I numeri assumono un valore altamente simbolico, essi rimandano all’essenza delle cose e rappresentano l’armonia del cosmo. Per mezzo dei numeri, inoltre, sono esprimibili le armonie musicali che costituiscono un’altra efficace immagine dell’armonia universale[4].

L’aritmologia viene presentata come logos, discorso, ragionamento su un qualche cosa di nascosto, abditum, che appartiene alla sfera dei numeri. Ci appare così come dottrina, mezzo o via che si deve percorrere per giungere a cogliere tale abditum, per togliere dai mysteria il velo che li protegge impedendone la conoscenza[5]. Se gli abdita mysteria, come si è accennato, si riferiscono ai numeri, essi risultano in qualche modo associati ad essi da una relazione tra due termini, quello del numero e quello dell’abditum, che non stanno sullo stesso piano, in quanto ciò che è nascosto sta, per sua natura, dietro o al di là di ciò che appare più evidente o più comprensibile o più accessibile alla conoscenza. Se ciò che è più difficilmente raggiungibile è più lontano e più riposto rispetto a ciò che è più agevolmente conoscibile, la nostra relazione andrà dal secondo termine verso il primo, dal numero verso l’abditum. Si delinea così la possibilità di un iter percorribile attraverso la progressiva conoscenza dei numeri che culmina con l’afferrarne i segreti. L’esistenza di questa relazione tra i due livelli, rispettivamente del numero e del mysterium di cui esso è depositario, è la condizione che ci suggerisce di cogliere il numero come punto di partenza verso la scoperta di qualcosa che è oltre l’evidenza del numero stesso, e quindi di interpretarlo come espressione di questo qualche cosa. La relazione può essere schematizzata nel modo seguente:

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Dai numeri è possibile risalire ai mysteria. Se i mysteria si riferiscono ai numeri, e se si ricorda che Kircher nel titolo dell’Arithmologia afferma di voler demonstrare le abditae proprietates dei numeri, non si sbaglierà se si intenderanno i mysteria innanzitutto come proprietà, caratteristiche aritmetiche, ma, si badi bene, non esclusivamente dei numeri. Se, infatti, facessimo coincidere le segrete proprietà dei numeri soltanto con proprietà aritmetiche, rimarremmo in un ambito rigorosamente scientifico. Basta anche solo sfogliare l’Arithmologia di Kircher per rendersi conto che non si tratta di un’opera di aritmetica come intendiamo noi oggi, ma che ci troviamo di fronte a qualcosa di alquanto diverso, qualcosa il cui fine è svelare la vera et licita numerorum mystica significatio. Allora i mysteria non racchiudono soltanto proprietà aritmetiche, ma anche extraritmetiche. I due livelli, pertanto, dei numeri e dei mysteria, non stanno sullo stesso piano, come accennato prima, ma non sono nemmeno completamente separati. Poiché, infatti, i mysteria contengono sia una parte aritmetica che una extraritmetica, i due termini della relazione, numeri e mysteria si intersecano. Se i numeri sono detentori di mysteria così definiti e ad essi rimandano, è dunque vero che sono espressione di qualcosa che è oltre il numero, ma anche che con esso intrattengono stretti rapporti. La relazione tra numeri e mysteria, che trovano la loro intersezione nel campo delle proprietà aritmetiche, appare senza soluzione di continuità. Tale zona delle proprietà aritmetiche, che appartengono sia ai numeri sia ai mysteria, è il punto in cui avviene il passaggio dal regno della quantità, quello dei numeri e delle loro proprietà, al regno della qualità, dove oltre, o meglio dove associati alle proprietà aritmetiche si trovano elementi extraritmetici. Essa è la zona di interazione tra i due domini, il luogo in cui essi si incontrano:

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Numero e mysterium sono intimamente legati, dato che l’uno conduce all’altro e pur non coincidendo, hanno un’area comune, da cui si passa per raggiungere ciò che e oltre il numero. Il numero nasconde certe proprietà aritmetiche che, a loro volta nascondono altre proprietà non più aritmetiche. Si comprende così come il numero punto di partenza di questo percorso, adombri e, quindi, rappresenti le entità non più inerenti il mondo puro e semplice della quantità, insomma i mysteria. Pur non essendo più di natura aritmetica, tali entità, come si è detto, non sono totalmente separate da numeri, nel senso che interagiscono con essi, in quanto vi intrattengono relazioni, che si originano nel terreno comune dell’insieme intersezione delle proprietà aritmetiche che appartengono sia al mondo dei numeri che a quello dei mysteria. Poiché tali proprietà non sono immediatamente visibili, ma sono qualcosa che deve comunque essere svelato, è naturale che anch’esse, avendo carattere di segretezza, appartengano ai mysteria. Se i mysteria sono costituiti da elementi di natura aritmetica ed extraritmetica, e gli elementi di natura aritmetica sono il punto di partenza da cui si giunge in altri domini non più quantitativi, vale a dire sono quelli che entrano in gioco nel rapporto con le entità qualitative, allora si possono individuare due livelli di mysteria: quello dei mysteria aritmetici e il livello ulteriore dei mysteria extraritmetici. Cosicché i passaggi sono due, il primo dai numeri ai loro mysteria aritmetici, cioè alle loro proprietà aritmetiche, il seconde dalle suddette proprietà ai mysteria non quantitativi, realtà appunto non più aritmetiche:

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Ciò che consente il primo passaggio è evidente, meno evidente è la relazione che lega i mysteria aritmetici a quelli non aritmetici. Essi sono connessi da relazioni di somiglianza, di analogia tra determinate proprietà aritmetiche e certe caratteristiche delle entità non aritmetiche. Per questa via il regno dell’aritmetica entra in relazione con alte regni, di cui rappresenta sinteticamente alcuni tratti distintivi o caratteristiche significative. Partendo dai numeri, procedendo oltre di essi, si può, dunque, arrivare a realtà anche lontane da quella di partenza, e, come si è visto, i rispettivi campi d’azione rivelano un’interazione che diventa addirittura intersezione. Allora se il numero è rappresentazione sintetica e assolutamente precisa di realtà anche lontane, talvolta troppo complesse o elevate per poter essere descritte o spiegate, ma tali da richiedere un percorso graduale da un livello inferiore ad uno superiore, si comprende come il livello di partenza, il numero appunto, ce ne offra per il momento il simbolo, che dovrà in una fase successiva essere interpretato. Da quanto si è detto si deduce che questo tipo di riflessione sui numeri comprende una parte scientifica di studio dei numeri e delle loro proprietà e una parte che lega i risultati di tale indagine ad entità di altra natura, procedimento con cui si esce dal campo dell’aritmetica. Perciò una base scientifica è necessaria alla riflessione aritmologica, ed è ad essa saldamente unita, cosicché mondo della scienza e mondo della speculazione filosofica si intrecciano.


[1] Delinea molto efficacemente i tratti salienti dell’universo intellettuale di Kircher D. Pastine, La nascita dell’idolatria. L’Oriente religioso di Athanasius Kircher, Firenze 1978, p. 27, con le parole seguenti: «I filosofi ai quali volentieri si richiama e che formano una genealogia di sapienti o di veggenti che di ramo in ramo discende sino a lui sono Ermete Trismegisto, Platone, Plotino, Proclo, Dionigi l’Areopagita, Alberto Magno e Cusano. Il suo metodo consiste essenzialmente in uno studio analitico della natura al fine di mettere in luce le segrete corrispondenze che legano i singoli aspetti del mondo sublunare ai fenomeni celesti, i concetti della mente alle realtà fisiche, le personificazioni della mitologia alle forze palesi ed occulte operanti nell’universo, i dogmi e i carismi della teologia alle virtù morali, le operazioni magiche o sataniche ai vizi capitali che determinano la perpetua disgregazione di un mondo che la Divina Bontà ha voluto unito e armonico in ogni sua parte».

[2] Ibid., p. 28.

[3] Secondo il Kircher tra le parti che costituiscono il mondo vi sono segrete somiglianze, cosi come vi sono somiglianze e affinità tra il macrocosmo rappresentato dall’universo ed il microcosmo rappresentato dall’uomo, somiglianze che fanno del cosmo una realtà unitaria. In ogni parte di esso egli individuava, cf. P. Rossi, I segni del tempo. Storia della terra e storia delle nazioni da Hooke a Vico, Milano 1979, p. 26: «figure geometriche, lettere dell’alfabeto greco e latino, immagini di corpi celesti, forme di alberi, di animali e di uomini, simboli misteriosi che rinviano a profondi sensi religiosi e possono costituire altrettan­te vie alla rivelazione dei divini significati che pervadono il mondo».

[4] Cf. Pastine, La nascita dell’idolatria, cit., pp. 36ss. Qualche cenno sul simbolismo universale di Athanasius Kircher in P. Rossi, Clavis universalis. Arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Milano 1960, p. 196; I segni del tempo, cit., p. 151.

[5] I numeri non sono concepiti come semplici quantità, ma sono interpretati in chiave mistica. All’interpretazione mistica del numero contribuirono arche i cabalisti ebraici, soprattutto a partire dal XIII secolo, che sull’abitudine di molti popoli di indicare i numeri mediante le lettere dell’alfabeto costruirono un sistema combinatorio, che instaurava delle corrispondenze tra parole le cui lettere, consi­derate come cifre, davano la stessa somma. Attraverso questa procedura il Kircher indagava le proprietà segrete dei numeri. Un particolare valore egli attribuiva all’unità che rappresentava Dio e che conteneva in potenza tutti i numeri e tutte le proprietà ed ai numeri quadrati. Cfr. Pastine, La nascita dell’idolatria, cit., pp. 39ss., che si sofferma a lungo sull’arte combinatoria detta isopsephia adottata dal Kircher nell’Arithmologia. Su tale argomento si veda anche L. Couturat, La logique de Leibniz, Paris 1901, pp. 541-543.


Autore Silvia Pieri
Pubblicazione Tetraktys. Numero e filosofia tra I e II secolo d.C.
Editore Ermes (Philosophia Perennis, 2)
Luogo Firenze
Anno 2005
Pagine 19-24