Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (4)

Il movimento che rinvia all’origine e che ritorna ad essa va inteso, secondo il ricordato modello neoplatonico ed in accordo con la legge metafisica di Aristotele, secondo cui il Primo Principio muove Tutto verso di sé «come verso un oggetto amato», più precisamente come una normatività immanente all’Essere, ma non come un automatismo vincolante o come una catena del destino rigidamente causale. ἔρος ἐπιστρεπτικός sta per un volgersi che deriva dalla struttura stessa dell’Essere, razionale e, in quanto tale, anche contemplato, dell’Essere strutturato dall’Anima del mondo. La «legge» della conversione viene inoltre caratterizzata come «benigna»:

quae lege benigna

ad te conversas reducifacis igne reverti (20 s.)

Questo tratto fondamentale della realtà, derivante dalla Bontà assoluta e suprema, accorda alla conversio dell’uomo, che nasce da contemplazione, anche uno spazio di decisione. È evidente che l’unità dei due movimenti, «processione e ritorno», costituisce il mondo come un circolo mosso in sé e verso la sua origine o il suo centro, come una struttura di relazioni determinate razionalmente. Questo va inteso come un indice di ordine, concordanza (anche di opposti) o come armonia. Il primo movimento, proveniente dall’origine, è la «sorgente» o ciò che rende possibile; il secondo, che ritorna o realizza il rivolgersi all’indietro, è compimento o perfezionamento di questo ordine. L’ordine cosmico ed etico scaturisce dunque dal concorso o dall’unità circolare di entrambi i movimenti: la sorgente rimane presente attivamente in Tutto; essa fonda, crea, produce e determina o delimita, conserva le singole forme e movimenti ed è, attraverso la sua processione cosi delineata, insieme l’inizio del ritorno circolare di ogni movimento nell’ente.

Sorgente ed origine (fons et origo) conferiscono, come causa «paradigmatica», alla immagine ad esse peculiare le qualità loro proprie in misura assoluta. Di per sé belle nel senso più alto (pulcherrimus: 7) o Principio di Bellezza, esse rendono bello il loro prodotto, il mondo, attraverso forma, numero, vita e movimento, come si addice ad una similis imago (8.17). Bellezza è però espressione di ordine, di riferimento reciproco, che tende all’unità del particolare e del Tutto (consonantici), di misura e armonia.

L’azione del Bene, che determina universalmente, che genera l’Essere e lo riconduce, subito all’inizio dell’Inno viene denominata, con un Leitmotiv, come regnare, dominare o «governare con ragione perpetua» (perpetua ratione gubernare). Con questa idea di una ragione che determina la realtà come un tutto e la domina-governa, Boezio si colloca in una tradizione metafisica ricca di prospettive che, iniziando con Eraclito e Senofane, si differenzia e si consolida nella metafisica di un Primo Principio in Platone, Aristotele e Cleante e poi, nel contesto della metafora del comandante o del re , si collega al tardo Neoplatonismo col concetto dell’Uno assoluto, ossia trascendente e tuttavia fondatore e ordinatore. A partire dal concetto di movimento diventa chiaro che questo regnare è un governare per amore che deriva da Bontà e solo per questo è produttivo, sviluppa potenze, lege benigna dona e conserva strutture di ordine. Al disponere di questo regnare, che media la Bontà assoluta, si avvicinerà a ragione la frase di Sapienza 11,21: Omnia in mensura et in numero et in pondere disposuisti che, in ogni caso, ha influito in modo intenso sul concetto cristiano di creatio e lo ha rinsaldato riflessivamente, non sempre in modo consapevole ma de facto, attraverso filosofemi centrali del Neoplatonismo. Inoltre nella struttura di ordine, presentata dall’lnno, si concretizza come risultato del regnare ordinando («disponendo») una dottrina essenziale del Timeo platonico, diventata elemento fondamentale del pensiero cosmologico antico e medioevale. In una triplice anafora (10.13.18: Tu…) Boezio mette in rilievo il nascere e la struttura di armonia, connessione e unità in sé mossa. Loro fondamento sono assolutamente nel senso del Timeo platonico, rapporti matematici o numeri (numeri: 10), che determinano il reciproco rapporto ordinato degli elementi, e li collegano fra di loro in una unità funzionale nonostante il movimento contrario (ligare: 10). La garanzia ontologica della coesione o dell’unità del Tutto-Molteplice è però l’Anima del mondo. Essa scaturisce dall’atto formatore di Dio come mezzo o mediatrice attiva in duplice senso: il suo Essere è una sintesi (triplex natura: 13) dell’Essere puro dell’Intelligibile o delle Idee e della corporeità; inoltre il suo movimento è costituito, nella sua totalità, dai cerchi connessi insieme dell’Identico e del Diverso: essa si muove verso l’interno e verso l’esterno, congiunge linea retta e circolo, unità e distinzione, identità e differenza. Da questo status ontologico deriva la sua posizione nel cosmo come intermedia (media: 13 ) e la sua azione in esso come mediazione attiva: essa è ultimamente, realizzando l’analogia matematica come «il legame più bello» nel cosmo, il fondamento del movimento del Tutto ordinato ossia razionale, che procura e riceve vita (cuncta moventem, 13). Questo suo atto essenziale è fondato dal ritorno in se stessa e insieme dalla sua concentrazione nello Spirito ad essa preordinato, in modo più intensivo perché non legato alla materia (16 s.). Cosi riconduce l’immagine «mondo» al suo archetipo, ossia realizza e conserva con questo la connessione di mondo e origine come «organismo» vivente e perfetto (9).

Autore: Werner Beierwaltes
Pubblicazione:
Pensare l’Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 17)
Luogo: Milano
Anno: 1991
Pagine: 284-286
Vedi anche:
Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (1)
Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (2)
Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (3)

Sull’Inno di Boezio «O qui perpetua mundum ratione gubernas» (1)

«Boezio, l’ultimo Romano, il primo Scolastico»: questa formulazione, forse troppo di comodo, di Martin Grabmann tratteggia in modo determinato la portata e l’influsso dell’opera boeziana. Questa a buon diritto può essere considerata una sintesi del pensiero greco e romano, un esempio del tenore di vita romano e, come mostrano i trattati teologici, un intensivo tentativo di connessione tra filosofia e teologia cristiana. Accanto a Cicerone, Mario Vittorino e Agostino fu innanzitutto Boezio ad esercitare, in particolare con le sue traduzioni e commentari degli scritti logici di Aristotele, Porfirio e Cicerone, un’influenza rilevante, gravida anche di conseguenze reali, sulla formazione della terminologia filosofica. Per il Medioevo furono però determinanti in misura ancora maggiore le sue trattazioni riguardanti singole discipline del quadrivium (De institutione aritmetica; De institutione musica) e l’aspetto cosmologico-teologico della sua Consolatio Philosophiae. Le sue definizioni dei concetti di «eternità» e di «persona»  sono diventate momenti essenziali nel tentativo di determinare l’Essere di Dio e nella Cristologia. La caratterizzazione di Boezio come «primo Scolastico», che evidentemente risale in senso primario ai suoi lavori logici e storico-scientifici, nasconde, per lo meno a un primo sguardo, una componente non meno essenziale del pensiero di Boezio: la tradizione platonica. Senz’altro in tempi più recenti si è rinunciato ad intendere la «Scolastica» nelle sue molteplici forme, per lo meno per quanto riguarda la filosofia in sè, esclusivamente come una storia degli influssi di concezioni aristoteliche; tuttavia, i motivi e gli elementi di pensiero presenti in essa di provenienza platonica devono essere messi sempre in evidenza. Questo vale non da ultimo per Boezio, purché si voglia prendere adeguatamente in considerazione l’ampiezza del suo pensiero. Come documento di rilievo del Platonismo tardo-antico può valere la nona poesia nel terzo Libro della Consolatio Philosophiae di Boezio, un imponente compendio di temi teologico-cosmologici di fondo, importanti per la valutazione del rapporto reciproco fra Dio e mondo. La Consolatio Philosophiae, come ultima opera scritta in carcere dall’imputato di alto tradimento, è non solo un documento personale, ma anche una somma tardo-antica del filosofare greco-romano in un’epoca sconvolta. Nelle sue risposte ivi sviluppate in modo argomentativo sulle questioni brucianti di Dio, del mondo e dell’uomo, ha condotto ad una unità, convincente in molti punti, concetti filosofici platonico-neoplatonici, aristotelici e stoici. Al cospetto della morte si ripete la situazione di Socrate nel Fedone platonico, che rivolge il suo sguardo e quello dei suoi discepoli alla immortalità dell’anima. Una analoga intenzione sta anche a fondamento della convincente consolazione della filosofia per mezzo del pensiero concettuale. La Consolatio Philosophiae è composta come dialogo della filosofia «risanatrice» con Boezio, in un alternarsi, poi, precisamente calcolato, di prosa e versi. Questo ha il suo modello nella Satira di Menippo; lo segue anche Marziano Capella nel De nuptiis Philologiae et Mercurii, uno dei modelli letterari di Boezio. Il problema della legittimazione di una interpretazione Filosofica di una poesia, è difficile a porsi in Boezio. Proprio il verso 9, da interpretare, ha, nella forma di un Inno, insieme il carattere e la funzione di una poesia, che sviluppa in forma poetica, aspirando ad ottenerlo, il sapere filosofìco-teologico. Esso stesso ed il suo contesto indicano che la sua intenzione è essenzialmente filosofico-teologica. Il pensiero centrale che esso media non è necessariamente poesia. In ciò essa ha il suo parallelo all’incirca in Parmenide, nell’Inno a Zeus di Cleante ed in alcune parti del De rerum natura di Lucrezio. Il fatto che in questo Inno concezioni di fondo della Genesi e del Timeo platonico siano considerate in modo inespresso come una unità ne ha fatto uno dei più eccellenti oggetti dei commentatori medievali di Boezio . In questa unità viene in luce un concetto di Dio, che mantiene l’equilibrio tra Cristianesimo e Platonismo. Cosi esso non può servire come prova precisa della cristianità o non cristianità di Boezio. C’è però da dire per lo meno questo: il concetto di Dio, presentato dall’Inno, è determinato solo da quei filosofemi che possono essere ritenuti compatibili con la teologia cristiana. Per conoscere l’essenza e il senso di questo equilibrio fra Cristianesimo e Platonismo ed in modo particolare le implicazioni filosofiche di questo concetto di Dio, l’interpretazione dell’Inno deve fare attenzione alle sue fonti, senza però avanzare la pretesa di avere di per sè già compreso cosi l’oggetto stesso, in sè molto differenziato . Ecco il testo latino  : O qui perpetua mundum ratione gubernas, terrarum caelique sator, qui tempus ab aeuo ire iubes stabilisque manens das cuncta moueri, quem non externae pepulerunt fingere causae materiae fluitantis opus uerum insita summi forma boni liuore carens, tu cuncta superno ducis ab exemplo, pulchrum pulcherrimus ipse mundum mente gerens similique in imagine formans perfectasque iubens perfectum absoluere partes. Tu numeris elemento, ligas, ut frigora flammis, arida conueniant liquidis, ne purior ignis euolet aut mersas deducant pondera terras. Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem conectens animam per consona membra resoluis; quae cum secta duos motum glomerauit in orbes, in semet reditura meat mentemque profundam circuit et simili conuertit imagine caelum. Tu causis animas paribus uitasque minores prouehis et leuibus sublimes curribus aptans in caelum terramque seris, quas lege benigna ad te conuersas reduci facis igne reuerti. Da, pater, augustam menti conscendere sedem, da fontem lustrare boni, da luce reperta in te conspicuos animi defigere uisus. Dissice terrenae nebulas et pondera molis atque tuo splendore mica; tu namque serenum, tu requies tranquilla piis, te cernere finis, principium, uector, dux, semita, terminus idem.

Autore: Werner Beierwaltes
Pubblicazione:
Pensare l’Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
Editore
: Vita e Pensiero (Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e Testi, 17)
Luogo: Milano
Anno: 1991
Pagine: 276-279