Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (6)

L’uso dei minerali è vario. Spesso le pietre vanno tritate, ridotte in polvere, mescolate con qualche emolliente o solvente (olio o acqua ad es.) e applicate localmente o internamente: possono essere bevute con acqua, vino miele o latte, portate, appoggiate, tenute in mano, legate intorno al collo, al braccio o alla gamba, ai fianchi o poste sotto la lingua. In qualche caso sono utili le fumigazioni o le unzioni. Consacrazione e incisione rendono poi la pietra più potente nei suoi effetti. Le pietre medicinali vengono per lo più tritate e spalmate, o tritate e bevute, ingerite o applicate; solo sporadicamente basta tenerle legate o sospese sulla parte malata per ottenere la guarigione. Invece per difendersi dai malefici e dai pericoli di varia specie, per sedurre, o per ottenere la vittoria, o dei sostanziosi guadagni, è sufficiente di solito portare su di sé la pietra. Lo stesso dicasi nel caso in cui si aspiri ad ottenere virtù come la bellezza, l’eloquenza, l’amabilità, l’accortezza. Anelli, bracciali e collane (la pietra forata e infilata in un filo di seta colorato o in un pelo di asino, o in un filo di lana di pecora gravida) compaiono con una certa frequenza.

I nostri testi hanno il pregio di esemplificare per molti aspetti il carattere proprio del genere lapidario: ripetitività e variazione in primo luogo. La natura ripetitiva nel contenuto come nei modi della descrizione è tratto peculiare dei lapidari, e può forse disturbare e un po’ tediare il lettore. Va compresa tuttavia nel suo significato. Quasi mai infatti si tratta di una ripetizione meccanica. Certo le affinità colpiscono più delle differenze, almeno inizialmente, e dalla lettura sembra quasi trasparire la forma archetipa del genere. A ben guardare, però, ci si accorge che ogni opera è diversa dall’altra con caratteristiche sue proprie.

Nel poemetto dello Ps. Orfeo, ad esempio, l’ispirazione mitico-religiosa si fonde con l’elemento magico- medicale; ed il rapporto simpatetico che sì stabilisce tra l’uomo, gli animali, le piante e i minerali, sembra trovare fondamento nel loro comune carattere di nati, generati dalla terra madre. Di qui le interrelazioni: il sostrato religioso (terra-Helios-serpenti) conferisce al lapidario una sua propria fisionomia che si riflette anche nei modi della descrizione delle pietre. La rapida consultazione, la lettura casuale ed episodica del testo, è in questo caso impossibile: la parte litica si inserisce in una tessitura complessa. I Kerygmata, l’epitome in prosa del
Lapidario Orfico,
compilata in epoca medievale, ricalca poi fedelmente la fonte, anche se l’autore, forse un cristiano bizantino, non manca talora di prendere le distanze da quanto viene notando. Diverso, più apertamente magico, come vedremo, lo spirito del lapidario latino di Damigeron-Evax, traduzione del V-VI sec. d.C. di un originale greco di età alessandrina, probabile fonte anche dello Ps. Orfeo. Pietre incastonate in oro o argento, intagliate con figure di dei, serpenti o scarabei sono invece ciò che resta impresso nella memoria leggendo il Libro di Socrate e Dionigi, verosimilmente redatto in Egitto in epoca imperiale e aggregatosi agli altri testi nella tradizione manoscritta. Trasparenti acque marine, distese di cielo, turbini di vento e fragore di flutti sono infine le immagini evocate dalle pietre nel tardo, breve ma splendido Lapidario Nautico dello Ps. Astrampsychos.

Nei Lithiká si individua un sostrato arcaico fortemente caratterizzato, che ci riporta ad una realtà di tipo agrario in cui uomini e animali sono strettamente congiunti. Si pensi alla delicata analogia donna-capretta a proposito della galattite. La vita dei campi, la semina, l’aratura, il raccolto, le greggi, le piante come la vite e l’olivo, hanno una importanza rilevante. Quasi tutte le pietre usate nei sacrifici agli dei per impetrarne la benevolenza sono pietre agrarie: servono a ottenere la pioggia o ad allontanare la grandine, la tempesta e tutte le calamità che possono abbattersi sui campi, danneggiandone il raccolto. Nei Lithiká non si fa invece parola di commerci, affari, tribunali e processi, relazioni sociali, tutte cose che occupano maggiore spazio nei Kerygmata, e che acquisteranno grande rilievo poi nel Socrate-Dionigi e nel Damigeron-Evax. I più frequenti rapporti interpersonali cui si fa cenno sono legati alla famiglia; tuttavia la galattite fa acquistare onori presso nobili sovrani e le pietre auree rendono venerabili e magnifici.

Una mentalità francamente magica sembra caratterizzare in modo precipuo, come si è già accennato, il lapidario latino: credenze e pratiche superstiziose, pregiudizi e paure ne riempiono le pagine. Qui è Dio che ha creato le pietre e ne fa dono agli uomini (ma qualche volta si dice anche la natura). Vengono ampiamente sottolineati gli effetti psicologici delle pietre sul portatore (ciò che è del tutto assente invece nel poemetto). Nel Liber di Socrate e Dionigi emerge poi un gusto e una sensibilità particolare nel descrivere le pietre, soprattutto i loro colori: il giallo nelle sue varie tonalità, dal miele all’oro al bruno, i rossi, infuocati, violacei o chiari, i blu, i verdi giallastri, i grigi: una straordinaria varietà di colori dispiegata innanzi ai nostri occhi. Quanto alle indicazioni sul modo di usare le pietre, esse sono in genere precise ma non numerose nel Poemetto; conformi ai caratteri delle incisioni nel Socrate- Dionigi, ampie e dettagliate soprattutto nel testo latino. Compare di frequente la prescrizione di conservarsi casti nel portare le pietre, che sarà motivo ricorrente nei lapidari medievali. Così nel Lapidario Estense troveremo la raccomandazione di portare ogni pietra ‘saviamente’, «…e coloro che possiedono le pietre sì guardino dal fare cosa per la quale esse possano perdere la virtù; e quando proprio la vogliono fare, le mettano in disparte, finché non abbiano compiuto quel fatto, e poi le riprendano».

Un modo, come si vede, ancora più savio.

Autore: Ludmilla Bianco
Pubblicazione:
Le pietre mirabili. Magia e scienza nei lapidari greci
Editore
: Sellerio (Il divano, 49)
Luogo: Palermo
Anno: 1992
Pagine
:
27-31
Vedi anche:
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (1)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (2)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (3)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (4)
Magia e scienza nei lapidari antichi e medievali (5)

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