Significato simbolico dei numeri nella Bibbia

Oltre al valore quantitativo di unità di misura, nella Bibbia i numeri esprimono più frequentemente un valore qualitativo, che dà loro un particolare significato simbolico. Questa precisazione è necessaria, per evitare di cadere in una lettura fondamentalista della Bibbia, limitata cioè al solo significato letterale dei numeri.

II primo numero dal ricco simbolismo è il sette. In esso è racchiusa l’idea di ciò che è perfetto, compiuto, poiché evoca il compimento della creazione e il riposo della festa (“al settimo giorno” Dio si riposò; Cfr Gen 2,2-3).

Il quattro è il numero che allude all’universalità e che racchiude tutta la realtà creata: «i quattro angoli della terra» (Ap 7,1) significano tutta la superficie della terra (indicata attraverso i quattro punti cardinali). Il numero sei simboleggia tutto ciò che è imperfetto, incompiuto e negativo. È il numero dei sei giorni lavorativi, che raggiungono il loro compimento nel “riposo” del settimo giorno. A questo significato di incompiutezza alludono pure le espressioni: «un tempo, più tempi e la metà di un tempo» (Dn 7,25), oppure «un tempo, due tempi e la metà di un tempo» (Ap 12,24).

Al numero dodici è attribuito il simbolismo della totalità perfetta, come appare nella designazione delle 12 tribù di Israele e dei 12 apostoli. È anche simbolo di abbondanza: pensiamo alle 12 ceste di pane avanzate dopo il miracolo della moltiplicazione (Mc 6,43). Il quadrato di dodici (12×12) moltiplicato per 1000 (simbolo di universalità) è all’origine del numero 144.000, che nell’Apocalisse indica l’universalità della salvezza e non un numero determinato (Ap 7,4).

Nel numero quaranta sono simboleggiati gli anni di una generazione, ma anche la durata di un periodo di prova (i 40 anni di Israele nel deserto) o di preparazione alla missione (i 40 giorni di Gesù sottoposto alla tentazione). Presso gli ebrei i numeri vengono indicati anche dalle 22 lettere del loro alfabeto. Ad esempio il numero 666 riportato in Ap 13,18 corrisponderebbe alle parole “Cesare Nerone“, l’imperatore romano persecutore dei cristiani. Sant’Agostino amava dire che con le sacre Scritture «Dio non voleva fare dei matematici, ma dei cristiani».

Autore: Gironi, Primo
Periodico: La Domenica
Anno: 2014
Numero: 44 (3 agosto)
Pagina: 4

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Cosmogramma della basilica romanica di Stična (3)

Il numero 666

La lunghezza della basilica di Stična è di 55 aunes e 2 piedi, ossia 222 piedi. Poiché un piede contiene tre palmi, la lunghezza dell’edificio è di 666 M (1 palmo).

Il numero 666 rappresenta il numero della Bestia. Benché la sua origine sia ignota, il significato può essere dedotto dal valore che il numero ha nell’abaco di Pell, oltreché, naturalmente, dal suo contesto nella Bibbia e nelle credenze ortodosse russe.

Nell’abaco di Pell l’equivalente di 666 è il numero 41: 666 : 2 = 333

333 : 2 = 166, 5 che si arrotonda in 166

166 : 2 = 83

83 : 2 = 41.5 arrotondato a 41.

Il numero 41 ha il significato della fine di un periodo, il 40 quello della durata del periodo, mentre il 42 simboleggia una durata del tutto eccezionale; sono i numeri biblici: «e il diluvio venne sopra la terra per 40 giorni» (Genesi 7.17): il quarantunesimo giorno l’acqua non cresceva più. Il profeta Giona concesse a Ninive ancora 40 giorni, nel 41° la città sarebbe stata distrutta: «ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Giona 3, 4). Cristo «rimase nel deserto per 40 giorni, tentato da Satana» (Marco 1. 13), ma nel 41° giorno le tentazioni cessarono.

Il significato simbolico dei numeri 40 e 41 è ancora vivo nella letteratura moderna russa ed anche nel folklore: «Mosca contiene 40 volte 40 chiese» (Grigorij Saramazanov), vale a dire che la Terza Roma possiede infinite chiese; «la gazza non s’avvicina a Mosca più di 40 verste» (idem), ciò significa che Mosca si estende per 40 verste.

Nel romanzo Il quarantunesimo (Boris Lavrenjev) il protagonista e la protagonista combattono in campi avversi: lei uccide 40 nemici e il 41° che è il suo amante. Evidentemente l’amore e la sua fine sono espressi con i numeri 40 e 41.

Secondo le credenze ortodosse russe l’anima del defunto attende il giudizio per 40 giorni.

Discende dall’Apocalisse che la
Bestia a cui fu data la facoltà di parlare per 42 mesi (quindi oltre ogni limite) alla fine morì: «il suo numero è 666». Sarebbe in effetti poco logico limitare il potere della bestia con il numero 41, quando la durata del potere viene espressa con il numero 42. La fine del lunghissimo potere è dunque espressa con il numero simile, il 666.

Per Leon Battista Alberti il numero 40 rappresenta la durata di un periodo (De Architectura IX. 5).

Possiamo quindi concludere dicendo che il numero 666 significa la fine, la conclusione di qualunque cosa (FINIS).

Il numero 127

II territorio «coperto dal tetto» della basilica è largo 127 M
(2 piedi)
ed è
delimitato dall’intersezione del prolungamento delle falde del tetto con il piano del calpestio.

Oggi non esistono più le falde con la dolce inclinazione dei tetti mediterranei; a causa delle abbondanti nevicate che contraddistinguono la Slovenia il tetto originario è stato sostituito con un tetto di tipo nordico, con falde a forte pendenza, ma sui muri perimetrali della basilica sono tuttora visibili perfettamente i dormienti delle falde originarie. L’altro punto fermo è il livello del pavimento originario.

Il tetto originario è stato con ogni, probabilità costruito secondo i principi romani che prescrivevano l’inclinazione delle falde in rapporto 5 : 2 oppure 9 : 4. Entrambi i rapporti modulari si trovano nelle successioni di Pell:

0 – 1 – 25 – …

2 – 1 – 49 – …

La larghezza della navata, l’altezza dei dormienti posti sui muri
d’ambito e l’inclinazione delle falde in rapporto 9 : 4 fanno innalzare la linea di colmo a 14 M (1a) oppure a 4 M (3a,
2 piedi) sopra il piano del calpestio. Il prolungamento della falda incontra il piano del calpestio a 9 M (3a,
2
piedi) dall’asse longitudinale dell’edificio. I due punti di contatto distano tra loro 93 aunes. L’aggiunta di un piede a ciascun lato, dovuta alla differenza del livello tra il pavimento della chiesa e quello esterno, porta il territorio «coperto dal tetto» ad una larghezza di 127 M (2
piedi).

La distanza di 127 in effetti determina la base del muro esterno del chiostro sul lato meridionale.

Secondo Crizia il diametro dei muri attorno all’Atlantide misura 127 stadi. Il numero 127 è la media aritmetica dei numeri 144.106.154. 104. Questi numeri sono i multipli dei seguenti numeri di Pell: 9.53.77 e 13 che troviamo come i quattro punti possibili toccati dal numero formativo 27 del lambda di Platone, se si inizia con il termine 27 dell’abaco di Pell. I numeri 9.53.77 e 13 o meglio i loro multipli determinano le distanze orbitali dei pianeti esterni.

Sembrerebbe quindi che il numero 127 simboleggi il concetto di margine (LIMES).

Il numero 17

La larghezza della basilica di Stična. certamente una delle misure preminenti dell’edificio, misura 17 M (1a). Ignoro il significato simbolico del numero 17 e degli analoghi. Anche se il diametro del cerchio degli y-holes e del fossato attorno a Stonehenge misurano 17 M e 34 M rispettivamente, ciò ancora non dimostra nulla.

Conclusione

Costruita nel XII secolo, la basilica romanica di Stična non assomiglia soltanto agli altri edifici cultuali del suo tempo, ma rappresenta un cosmogramma che può essere confrontato con gli antichi modelli del cosmo, quali Atlantide, distrutta secondo Platone 11.600 anni prima del tempo suo, la Torre di Babele, ricostruita da Nabopolassar intorno al 620 a.C., Stonehenge databile 1800-1500 a.C. e il Tempio di Ezechiele del sesto secolo a.C.

La teoria estetica del suo architetto sembrerebbe richiamarsi all’insegnamento di S. Agostino: «Voltandosi l’intelletto al dominio del visibile, vale a dire al cielo e alla terra, vide che su questo mondo nel campo del visibile piace la bellezza, nella bellezza piacciono le forme, nelle
forme le misure, nelle misure i numeri» (De Ordine I, 15).

L’abuso della teoria ha portato alle critiche. François Rabelais non risparmiava di certo le dottrine mistiche della propria epoca. Tra le molte altre ha reso ridicola anche la numerologia architettonica con la descrizione dell’abbazia di Thélème, che ha esattamente la stessa larghezza della basilica di Stična.

L’uso medioevale di alcuni numeri appositamente scelti, pur senza conoscere il loro originario significato e l’importanza, ci ha permesso di conservare il ricordo delle epoche in cui i nostri predecessori conoscevano la composizione del cosmo in modo non sostanzialmente peggiore di come lo conosciamo noi: per tale motivo lo inserivano nella composizione delle architetture e in quella della poesia.


Autore: Tine Kurent
Periodico: Critica d’Arte
Anno: 1980
Numero: 72-74
Pagine: 9.11.34
Vedi anche:
Cosmogramma della basilica romanica di Stična (1)

Cosmogramma della basilica romanica di Stična (2)

I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (4)

Poiché attraverso il simbolo del Cristo-Pesci siamo saliti in cielo ed ora ne discendiamo, ossia ci incarniamo attraverso l’immagine del Toro, è naturale che questa immagine sia disposta in modo particolarmente significativo, forse in modo da metterci nuovamente in rapporto con il moto del sole.

Il mistero del Toro è legato al singolare orientamento della chiesa stessa. Durante il Medioevo quasi tutte le chiese erano orientate con l’altare verso est. S. Ambrogio ci conferma che fatto di volgersi dall’occidente verso oriente, in quanto parte del rituale, è un atto di rinuncia al Diavolo e di accettazione della luce di Cristo. Ogni giorno Cristo ‘sorge’, come il sole che sorge ad oriente.

Ora, una delle caratteristiche più straordinarie della basilica di S. Miniato è che contraddice il complesso delle norme stabilite per l’orientamento delle chiese. Non è assolutamente orientata verso est. Lo si vede facilmente se, uscendo dalla chiesa, ci si affaccia su Firenze: si noterà che tutte le altre chiese della città (il Duomo in maniera più evidente) hanno gli assi longitudinali orientati in modo del tutto diverso da S. Miniato. È chiaro comunque che, se S. Miniato fosse stata rivolta ad oriente, obbedendo alle leggi di costruzione delle chiese, il miracoloso effetto di luce sul piede di Cristo non avrebbe potuto verificarsi in nessun giorno dell’anno. E quindi possibile che l’orientamento sia stato stabilito proprio allo scopo di permettere questa magia di luce sul piede di Cristo.

Scopriamo comunque che una sorprendente deviazione nell’orientamento rende possibile anche questo importante simbolismo legato al sorgere del sole. Il fatto è che lo zodiaco è sfato orientato in modo tale che il sole si levi ogni giorno nella direzione del settore occupato dal Toro! E l’arco di 30° del Toro che ogni giorno saluta il sole nascente, perché è orientato ad est.

Come la luce dei Pesci è usata per indicare un miracolo di luce che si rinnova simbolicamente ogni anno, troviamo adesso che il sorgere del sole ogni giorno è in relazione con lo zodiaco, attraverso il segno del Toro. Il toro mancante, simbolo del Cristo-Logos, si trova proprio dove nasce il sole. E proprio qui che troviamo il ‘Toro’ mancante, risuscitato ogni giorno come il Cristo-Pesci è risuscitato ogni anno. Il sole sorge e tramonta all’interno della chiesa secondo i ritmi legati ai due importanti simboli cristiani del Toro e dei Pesci.

Sia l’orientamento dello zodiaco che quello della chiesa stessa sono in stretto rapporto con il movimento del sole. Quando l’insigne scultore Antonio Rossellino ultimò la tomba del Cardinale Principe del Portogallo a S. Miniato, doveva essere a conoscenza del nesso fra il Toro ed il sorgere del sole. Lo spigolo di questa tomba era esattamente allineato con il Toro e la direzione del sole, per cui l’artista collocò all’angolo, in modo da sfuggire ad una visione frontale, l’immagine di un toro! Si tratta di un Toro Mitriaco, sul punto di essere sgozzato.

Abbiamo così completato il ciclo di questo mistero di S. Miniato. Abbiamo cominciato dal disco solare al centro dello zodiaco, siamo stati trasportati dai Pesci nella traiettoria del sole al tramonto, e siamo stati ricondotti allo zodiaco solo per essere nuovamente proiettati al di là della chiesa verso il sorgere del sole. I Pesci ed il Toro irradiano intorno a noi il loro simbolismo solare. Se solo ci soffermiamo un poco sul prodigio di pensiero e di tecnica che hanno reso possibile questa splendida concatenazione di simboli, cominciamo a capire perché questa fosse la chiesa preferita di giganti quali Dante e Michelangelo, che sicuramente dovevano conoscerne i segreti.

Il vero mistero del Toro-Logos deve tuttavia essere ancora pienamente esplorato. Per renderci conto di un ulteriore piano simbolico dobbiamo considerare nuovamente la data dello zodiaco, chiaramente incisa sul marmo. Ricerche specifiche hanno recentemente dimostrato che nell’anno di fondazione dello zodiaco si verificò un evento celeste piuttosto unico. Il 28 Maggio 1207 ci fu un accumulo di non meno di cinque pianeti nel segno del Toro! Quel giorno il Sole, la Luna, Mercurio, Venere e Saturno si trovavano tutti nel segno del Toro, a pochi gradi di distanza l’uno dall’altro. L’oroscopo per l’alba di quel giorno indica nel Toro una situazione planetaria ripetibile solo a distanza di migliaia di anni!

Vediamo dunque che il tema del Toro non è solo legato al simbolico sorgere del sole, ma si riferisce alla stessa fondazione della chiesa. In questo simbolismo incentrato sul Toro vediamo realizzata l’armonia che gli antichi artefici ricercarono – un’armonia tra Cielo e Terra. Con fondatezza perciò lo scalpellino che incise la data definì lo zodiaco rumine cœlesti, ‘una divina immagine del Cielo’.

Incidentalmente noteremo che il simbolismo segreto espresso con tanta arte all’interno della chiesa si riflette anche all’esterno, sulla facciata che guarda su Firenze. Il simbolo dei due pesci si ritrova nel riquadro intarsiato sotto la grande croce che domina la facciata. Qui ci sono due esseri semi-umani, che si mettono ciascuno un pesce in bocca. Si tratta di un’evidente allusione all’aspetto sacramentale dell’Eucaristia, l’assorbimento del Corpo di Cristo in noi.

Anche il simbolo del Toro mancante si esprime sulla facciata. Alla sommità della chiesa, c’è su di un piano l’aquila appoggiata sopra una balla di lana, simbolo dei Lanaioli che contribuirono maggiormente alla costruzione della basilica. Si tratta naturalmente dell’aquila simbolo di S. Giovanni, parallela a quelle già trovate nel mosaico absidale e sul leggio del pulpito. Sotto, all’estremità delle due gronde, c’è da ambo le parti un essere umano, nella posizione generalmente indicata dagli storici dell’arte come l’orante. E la raffigurazione antica dell’essere umano spiritualizzato, ed è qui l’equivalente dell’essere umano alato di S. Matteo che abbiamo visto anche nel mosaico dell’abside e sul pulpito. Più in basso, alla base delle due colonnine che incorniciano la finestra quadrangolare al centro, vediamo due teste leonine. Questi sono naturalmente i leoni simbolo di S. Marco. In nessuna parte della facciata troviamo l’immagine del toro… Eppure, se la nostra interpretazione del simbolismo nascosto dell’interno è esatta, dovremmo vedere il toro come simbolo nascosto del Cristo-Logos, che ha sacrificato il proprio sangue per gli uomini. Potremmo riconoscere questo ‘Toro mancante’ nell’immagine della croce trionfante che domina la sommità della facciata. Il toro si aggiunge alle altre tre immagini per costituire la quadruplicità fissa dello zodiaco, che nella tradizione cristiana rappresenta la croce sacrificale. E qui, sulla facciata, che il simbolo dell’Incarnazione e della Redenzione (la Croce) si incontra con il simbolo dello Spirito (il Pesce) nella croce innalzata sull’immagine dei Pesci!

Abbiamo osservato tre diversi ritmi nella Chiesa, tutti legati allo zodiaco. Abbiamo per primo il ritmo quotidiano, espresso dall’orientamento del Toro verso il sorgere del sole. In secondo luogo abbiamo il ritmo annuale espresso dal culminare della luce esattamente sul piede di Cristo, e lo chiameremo il ritmo dei Pesci. Infine abbiamo i ritmi planetari, espressi dalla data dello zodiaco. Ciascuno di questi ritmi richiede la partecipazione attiva dell’essere umano: dobbiamo personalmente metterci sul sole dello zodiaco, salire i gradini, sperimentare la magia della luce solare, ritornare allo zodiaco dietro suggerimento del leone, e così di seguito. C’è una perfetta coordinazione di movimento tra gli elementi simbolici della chiesa. Il sole dello zodiaco dentro la chiesa, i raggi del sole che penetrano nella chiesa, il sorgere ed il tramontare del sole ogni giorno nel nostro sistema solare, sono tutti integrati in questo gioco di simboli, e muovendoci tra i simboli della chiesa, noi stessi facciamo eco al moto del sole. Il sole è usato per offrire una sorprendente immagine del Cristo, che domina l’interno della chiesa dal Suo trono di gloria e all’esterno regna sulla terra. E perfettamente integrato in questa armonia di interno ed esterno è l’essere umano, che porta il Cristo in sé.

Autore: Fred Gettings
Pubblicazione:
I misteri di San Miniato al Monte
Editore
Arti Grafiche
Luogo: Firenze
Anno: 1978
Vedi anche
I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (1)
I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (2)

I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (3)

Battesimo

Lo stesso Gesù vedeva il mistero della sua passione e croce come un battesimo. Nel decimo capitolo del Vangelo secondo Marco, chiede ai suoi Apostoli di considerare le sofferenze che dovranno spartire con lui quelli che lo seguono, in questi termini: «Potete bere il calice che io devo bere ed essere battezzati con il battesimo secondo il quale io devo essere battezzato?» Come la coppa per bere — quel calice amaro che gli sarà presentato nella sua agonia sul Getzemani — il battesimo da ricevere è un’immagine della passione imminente. L’accezione primaria del verbo greco baptizô lo dice chiaramente; significa: essere immerso, tuffato; Gesù sarà immerso in un abisso di sofferenza e nella morte.

Ogni battesimo rende attuale questo mistero della nostra rigenerazione; non solo per l’uomo individuale che lo riceve, ma per l’intero universo, cui è solidale. Ogni battesimo è una nuova creazione, quella di una porzione del nuovo cosmo. Ogni battesimo ha luogo sulla montagna sacra della salvezza.

La rappresentazione più tradizionale del battesimo di Cristo ce lo mostra immerso nei flutti che salgono intorno a lui per invilupparlo nella loro profondità.

La si trova tanto nell’arte romanica quanto in quella bizantina. Secondo un primo punto di vista, si tratta di un semplice procedimento plastico, impiegato dal miniaturista della Bibbia di Roda per rappresentare il mare (abyssus)
quasi come attraverso un accavallarsi di onde. Da un punto di vista più profondo, teologico, la primitiva catechesi sottolinea sempre che il battesimo è una discesa nelle acque della morte, seguita da una risalita. Il secondo tempo di questo movimento, l’emersione-ascensione, costituisce l’essenza del simbolismo del battesimo, che è apparizione di una nuova vita al di là dei flutti della dissociazione mortale. Tale rappresentazione plastica, se sappiamo leggerla in profondità, ci può aiutare ad immaginare quel movimento di risalita, di sradicamento dalle acque. Infatti, la risalita di Gesù sulle acque del fiume e la sua ascensione in cielo sono rappresentate allo stesso modo.

I due movimenti, con la rottura del livello esistenziale, attraverso la parte di sé negativa o inferiore, portano ad un superiore piano dell’essere: la nuova creazione riscattata, nel primo caso; l’ascensione al cielo, nel secondo. Sul piano delle rappresentazioni immaginarie, cosi come sono vissute dalla psiche profonda, come sul piano della tipologia battesimale, i due movimenti ascensionali si collocano l’uno sul prolungamento dell’altro e addirittura si sovrappongono: dal momento del battesimo di Cristo la via del cielo è riaperta, e la scala di Giacobbe comincia a funzionare. La discesa dello Spirito prepara la corrispondente salita dell’umanità chiamata a partecipare all’ascensione del Figlio.

Nel rilievo di Mustaïr, l’unione della colomba e del Cristo-umanità segna l’ora dell’incontro; Cristo benedicente è già fissato nell’atteggiamento che avrà dopo la sua apparizione agli Apostoli la sera della sua resurrezione, quando mostrerà loro le sue piaghe gloriose, che hanno aperto il cielo per loro. Nel sacramentario di santo Stefano di Limoges (verso il 1100), le onde sono diventate una mandorla gloriosa.

Notiamo anche i due geni che tengono le loro urne dalle quali scorrono le onde; tali urne sono rapportate nella tipologia con quelle che, nel campo inferiore, riempie il servitore delle nozze di Cana; il battesimo di Cristo, come le nozze di Cana, prefigurava quello d’acqua e di sangue del Calvario; l’acqua del battesimo di Cristo, come quella di Cana, è l’acqua miracolosa della manifestazione del Verbo incarnatosi per gli uomini: dopo il battesimo, il Battista ha segnato con il dito, agli uomini, l’Agnello di Dio sul quale s’era posata la colomba, ed è a Cana che «Gesù ha dato un primo segno e i suoi discepoli credettero in lui» (cfr. Gv. I e II).

In modo più esteso, le onde servono a rappresentare praticamente ogni ambiente nel quale sia immerso un personaggio, in contrasto con il normale ambiente che lo circonda, si veda la rappresentazione dei tre fanciulli ebrei gettati nella fornace per aver rifiutato di adorare la statua d’oro che il re Nabucodonosor aveva fatto innalzare: «Diede ordine di scaldare la fornace sette volte più del solito, e che uomini forti del suo esercito legassero Shadrack, Méshak e Abed Nego e li gettassero nella fornace ardente.

L’ordine del re era perentorio; il forno bruciava talmente che gli uomini che portarono Shadrak, Méshak e Abed Nego furono arsi a morte dalle fiamme. Quanto ai tre fanciulli… camminavano in mezzo alle fiamme, lodando e benedicendo il Signore… I servi del re che li avevano gettati nella fornace non smisero di alimentare il fuoco con nafta, pece, stoppa e sarmenti, tanto che la fiamma s’innalzava di quarantanove cubiti sopra il forno. Estendendosi, bruciò i Caldei che si trovavano intorno. Ma l’angelo del Signore scese nel forno accanto ad Azaria (altro nome di uno dei tre giovani) e ai suoi compagni; respinse le fiamme e soffiò su di loro, in mezzo alla fornace, una specie di frescura di brezza e rugiada, tanto che il fuoco non li toccò e non causò loro né dolore né angoscia…». I tre giovani cantano allora il celebre canto di lode a Dio. Il racconto continua. «Allora il re Nabucodonosor si zittì e si alzò in tutta fretta. Interrogò quelli che gli erano più vicini: “non avete gettato questi tre uomini nel fuoco tutti legati?” Risposero: “Certamente, o re”. Disse: “Ma io vedo quattro uomini liberi che passeggiano nel fuoco senza che capiti loro nulla di male, e il quarto ha l’aspetto di un figlio degli dei”» (Daniele III).

Se accogliamo il testo nella sua accezione più immediata, questo quarto personaggio designa un angelo protettore, l’angelo del Signore che è stato menzionato sopra, quello che spesso si scorge nelle miniature mentre stende le sue ali protettrici sopra i tre giovani con le braccia alzate, in posizione di preghiera; ma il miniatore di questo documento ha indovinato la realtà teologica: dietro ai tre giovani ha rappresentato Cristo, del quale l’angelo non era altro che l’inviato e il rappresentante. Già nell’Antico Testamento era effettivamente Cristo che strappava dal pericolo di morte con i suoi onnipotenti interventi. Dal momento del suo battesimo e della morte in croce è sceso nella morte e l’ha vinta; ormai, in ogni battesimo cristiano, scende con il neofita e lo fa partecipare al suo mistero del vittorioso passaggio attraverso la morte, in vista di una risalita al cielo: così, spesso, l’iconografia del battesimo rappresenta piccoli personaggi posti accanto a lui e bagnati nelle stesse acque, per sottolineare questa solidarietà che porta la salvezza.

L’episodio dei tre Ebrei, prefigurazione della salvezza cristiana, ha avuto grande sviluppo nell’arte romanica; lo stesso accadde per Daniele nella fossa dei leoni, per lo stesso motivo. Vi si coglieva il mistero della salvezza, prefigurato a pieno titolo. L’iconografia li metteva volentieri in parallelo.

Ritorniamo al testo del battesimo di Nostro Signore per sottolineare un ultimo punto. «Dopo essere stato battezzato, Gesù, risalendo dall’acqua, vide che i cieli si aprivano e che lo Spirito, come una colomba scendeva su di lui». La colomba rimanda allo Spirito che plana sulle acque della Genesi, nel momento del diluvio e sull’arca: è quella che portò a Noè un rametto d’olivo per simboleggiare che le acque sterminatrici stavano decrescendo e che il nuovo mondo, perdonato e purificato, stava per apparire alla superficie. Il monte Ararat, che emerge per primo, e sulla cima del quale l’arca va ad arenarsi, è il punto da cui s’origina il nuovo cosmo; la Chiesa sarà la nuova arca; Gesù battezzato e capo della nuova umanità, come nuovo Noè darà origine a tutti gli uomini che hanno ricevuto la grazia.

Autore: Gerard de Champeaux; dom Sebastien Sterckx
Pubblicazione:
I simboli del medioevo
Editore
: Jaca Book
Luogo: Milano
Anno: 1988
Pagine: 235-238