Tappe della vita mistica

Tappe della vita mistica (LS)

Il tempio vivente

La grande casa familiare dei Dogon dell’Africa nera è concepita come organismo vivente del quale gli abitanti fanno parte, allo stesso titolo del tracciato, dei muri o del tetto, e che rende presente la totalità del Grande Corpo Vivente dell’Universo. Così, fin dalla sua costruzione, «la testa, il corpo e le membra di un uomo ideale, dell’Uomo, sono state applicate alla roccia, ordinate in rettangoli, cerchi e quadrati; questa forma non era altro che quella della creazione sviluppata a partire da un uovo, dal quale usciranno i germi che formeranno le membra, cioè lo spazio. Il corpo dello spazio e il corpo dell’uomo erano legati da una complicata geometria che poteva essere inscritta in un grande corpo ovale invisibile ad imitazione dell’uovo primordiale, ed esso stesso contenente un modo alto e uno basso… » (Griaule Z 24 sv.). Riprendiamo questi diversi elementi.

Una sagoma dell’uomo è stata applicata alla roccia; è servita come traccia per l’edificio, secondo un ordinamento di rettangoli, cerchi e quadrati. Si pensa immediatamente alla pianta a croce delle nostre chiese tradizionali; qualche volta vi si è voluto vedere la proiezione di un uomo con le braccia allargate, e particolarmente il Cristo in croce (l’eventuale inclinazione dell’abside aggiungeva il segno del Cristo col capo reclinato al momento della morte!). Quest’interpretazione sviluppata dagli autori del Medioevo è tardiva, agganciata a posteriori ad un piano concepito senza questa idea. Tuttavia, ha il merito di illustrare il concetto che cerchiamo di cogliere e di mettere in luce una costante dello spirito umano. D’altra parte, la chiesa a croce è in rapporto con i templi interamente numerati ed ordinati secondo rapporti antropologici. II tempio egiziano di Luxor può rappresentare l’esempio più grandioso. R.A. Schwaller de Lubicz ha trascorso otto anni in una minuziosa rilevazione per scoprirne i segreti, ed ha rilevato la sua analogia con le nostre chiese a croce. All’ingresso, «due piloni (le due torri d’ingresso della cattedrale), il cortile di Ramsete come nartece, i due ordini di sette alte colonne dalle corolle aperte che formano la navata, con due navate (laterali) secondarie… Dopo la navata dai due ordini di sette colonne, il peristilio deborda a est e a ovest, formando una croce (il transetto): poi viene il tempio coperto il cui parallelismo con il coro della cattedrale è stupefacente». Allo stesso modo, il naos corrisponde all’altare maggiore; una corona di cappelle raggianti al deambulatorio; un grosso muro che attraversa tutta la larghezza dell’edificio, salvo una porta centrale, si pone esattamente nel luogo che corrisponde all’ambone (o alla separazione fra coro e navata). Si è rilevato che il tempio di Luxor era destinato a materializzare nella pietra tutta l’antropologia sacra dell’epoca: divisione in mesi, embriologia, crescita, psicologia, rapporti cosmologici, etc., tutto vi è espresso. Tale sistematizzazione, per il suo carattere di raffinato intellettualismo, si separa dal vero simbolismo, che esige sempre una percezione sperimentale molto immediata, ma fornisce uno straordinario esempio della tendenza, congenita all’uomo, di concepire il tempio come un essere vivente, e preferibilmente come un essere umano.

Anche la liturgia considera la chiesa come un essere vivente, cosmo e uomo. I riti di consacrazione delle chiese, con le aspersioni d’acqua, gli esorcismi, le unzioni, rinviano ai riti sacramentali destinati agli uomini, soprattutto a quello del battesimo. C’è tutta una rappresentazione della crescita – consacrazione spaziale, estensione organica – nel tracciare, sul pavimento, alfabeti in croce. Tuttavia, il mistero della chiesa di pietra, poiché simboleggia quello della vita di Cristo nell’uomo, è scoperto interamente solo dal battezzato. «Bisogna che in noi si compiano spiritualmente i riti di cui queste mura sono state materialmente l’oggetto. Ciò che i vescovi hanno fatto in quest’edificio visibile è ciò che Gesù Cristo, il Pontefice dei beni futuri, opera ogni giorno in noi in modo invisibile… Entreremo nella casa che la mano dell’uomo non ha innalzato, nell’eterna dimora dei cieli. Essa è costruita con pietre viventi, che sono gli angeli e gli uomini» (San Bernardo).

Quest’assimilazione dell’edificio sacro ad un essere vivente potrebbe spiegare alcune anomalie architettoniche veramente enigmatiche. La minore non è l’irregolarità della pianta, così frequente nelle chiese romaniche: uno o più leggeri cambiamenti di direzione dei muri spesso danno a tutto l’insieme un movimento rotatorio. Il fotografo lo sa bene: se comincia ad installare il suo apparecchio in fondo alla chiesa, nel corridoio centrale, il coro gli appare in parte mascherato o, almeno, visibilmente incurvato, e l’altare fortemente decentrato. Per fotografare l’infilata della navata e del coro, bisognerà che si metta fuori dall’asse, talvolta che si appoggi ai pilastri di uno dei lati della navata. Spiegare in modo sistematico queste storture con l’inaccortezza dei costruttori sarebbe misconoscere il virtuosismo di cui hanno dato prova dappertutto, per qualsiasi altra cosa, e concretamente negare loro la facoltà di allineare un muro lungo una corda tesa fra due picchetti. È meglio riconoscere onestamente che questa cura nell’allineamento era loro estranea. Condividevano questo disprezzo con il miniatore, così come con lo scultore, e questo è illuminante.

Non sono le facoltà del muratore ad essere in causa, ma le concezioni degli artisti. Sanno che la vita non è geometrica, che è zampillo inafferrabile, e che si manifesta sempre sotto una certa apparenza di movimento. Miniature e piante, sotto questo punto di vista, offrono evidenti analogie: anche quando le grandi linee appaiono, di primo acchito, meravigliosamente equilibrate, simmetriche, un esame più attento rivela le stesse anomalie, le stesse irregolarità della parte destra e di quella sinistra di un medesimo volto, delle due foglie di uno stesso albero, di due ossa dallo stesso nome di uno scheletro.

La chiesa romanica moltiplica con discrezione rutto ciò che può confondere un ordine troppo rigido, senza farlo diventare disordine. Più o meno, evoca qualche mostro favoloso addormentato nel paesaggio, che potrebbe risvegliarsi. Ronchamp esprime quella stessa intenzione che mantiene sempre qualcosa della docile libertà degli esseri animati. È per questo che la chiesa romanica è così viva: non è espressa da nessuna formula. Bisogna frequentarla nel corso di una vera avventura intima, entrare in umana risonanza con essa.

L’orientamento della chiesa romanica in direzione dell’est è pure collegato ad una concezione antropologica. L’uomo è un animale spirituale orientato. È soggetto ad un duplice tropismo: forotropismo, che s’indirizza all’animale che è in lui e l’attira verso la luce, in particolar modo verso la regione del sol levante (eliotropismo); tropismo ascendente che innalza l’animale verso il polo celeste e l’altezza dello spirito. Due orientamenti, più complementari che diversi e il cui fine ultimo, nell’animale religioso, è un teotropismo: un orientamento verso Dio, Luce e Trascendente. La funzione simbolica assicura la coerenza umana di queste due direzioni solare e polare, collegando luce, vista, verticalità e spiritualizzazione. La via salutis dell’immaginario liturgico è, nello stesso tempo, quella che porta il fedele dall’ingresso della chiesa verso l’altare, centro sacro del mondo posto dove sorge il sole, e quella che gli fa salire i gradini dell’altare come la montagna centrale asse del mondo, in direzione della Polare, fino al cielo dove sta Dio.

Prendiamo di nuovo il problema alla lontana per toccare un nuovo aspetto delle corrispondenze simboliche del tempio con l’uomo. Poiché ormai ci siamo familiarizzati con quello, riprendiamo l’esempio della casa a piani dei Dogon. I canti popolari ne celebrano la bellezza; non quella sua propria, ma in quanto simbolo dell’uomo:

Si dice che le case di Molou, a Tombo Ké, sono belle,
che le case di Molou sono belle.
A Molou le case hanno diversi piani,
ma sono gli uomini che sono belli
e non le case a diversi piani!

E il saggio Ogotemmêli spiega a Marcel Griaule: «Il pavimento del piano rialzato è il simbolo della terra e del Lébé, resuscitato sulla terra. La terrazza, quadrata come quella del granaio sospeso (una delle costruzioni in altezza, caratteristiche dei Dogon) è l’immagine del cielo e il soffitto che separa il piano rialzato è lo spazio che si estende fra il cielo e la terra. Intorno, le quattro piccole terrazze rettangolari segnano i quattro punti cardinali, così come il focolare stesso (il focolare è un centro sacro, orientato come l’altare nella chiesa). Esso è animato dal fuoco celeste… ; quando la casa ha un buon orientamento, cioè si apre sul nord, il vasellame posto sulla fiamma indica quel punto; le pietre segnano l’est e l’ovest; il muro, terzo appiglio del recipiente, segna il sud. L’interno della casa, le diverse stanze, sono le caverne di questo mondo, abitate dagli uomini. Il vestibolo, stanza del padrone, rappresenta il maschio della coppia. Il suo sesso è la porta esterna. La grande stanza centrale è il dominio e il simbolo della donna; i restringimenti laterali sono le sue braccia, la porta di comunicazione il suo sesso. Stanza e restringimenti presentano la donna distesa sul dorso, con le braccia aperte, porta aperta, pronta per l’unione. La stanza di fondo, che contiene il focolare e prende luce dalla terrazza, rappresenta la respirazione della donna ricoperta dal soffitto, simbolo dell’uomo, il cui scheletro è fatto di travi. Il loro respiro esce dall’apertura superiore… Per il parto, la donna si pone in mezzo alla stanza, con le spalle al nord, seduta su uno sgabello, sostenuta dalle altre donne… Il bambino viene alla luce sul pavimento e prende possesso della sua anima là dove è stato concepito. Il terrapieno che serve da letto è allungato in direzione nord-sud, e la coppia vi riposa con la testa verso nord, orientata come la casa stessa, la cui facciata è rappresentata dal viso (guardando in direzione dei perno del cielo)… Ma la casa non è che un elemento del villaggio… Il villaggio deve estendersi da nord a sud, come il corpo dell’uomo, sul dorso» (Griaule D 114 sv.). Come la casa, il villaggio deve presentare un piano quadrato; uno dei lati sarà rivolto verso il nord e le stradette orientate nord-sud e est-ovest. Quanto al tempio-santuario, generalmente ha la forma di un cubo; la sua facciata deve dare sul nord ed essere fiancheggiata da due torri, che sono i grandi e i piccoli altari di questo mondo, torri-montagne, mentre la terrazza è simbolo della distesa primordiale.

L’esempio dei Dogon fornisce una sintesi eccellente di ciò che abbiamo fin qui studiato. Il luogo sacro si ripete per incastro simbolico al livello del focolare-centro, della casa, del tempio, del villaggio – tutti assimilati al cosmo – e invade l’universo; l’immaginaria unione è realizzata dall’orientamento (nord del polo celeste), dalla forma della pianta (quadrata come la terra), dalle strutture (piani cosmici, ordinamento degli elementi); ancora di più attraverso il mistero della vita che hanno in comune: mistero dell’Uomo che è il centro di quest’universo omogeneo e che gli dà un senso. Il tempio autentico, qualunque sia, non può astrarsi da questa grandiosa simbiosi immaginaria del macrocosmo e del microcosmo, simbiosi di cui ogni psichismo umano porta in sé le virtualità.

Autore: Gerard de Champeaux; dom Sebastien Sterckx
Pubblicazione:
I simboli del medioevo
Editore
: Jaca Book
Luogo: Milano
Anno: 1988
Pagine: 253-256

I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (4)

Poiché attraverso il simbolo del Cristo-Pesci siamo saliti in cielo ed ora ne discendiamo, ossia ci incarniamo attraverso l’immagine del Toro, è naturale che questa immagine sia disposta in modo particolarmente significativo, forse in modo da metterci nuovamente in rapporto con il moto del sole.

Il mistero del Toro è legato al singolare orientamento della chiesa stessa. Durante il Medioevo quasi tutte le chiese erano orientate con l’altare verso est. S. Ambrogio ci conferma che fatto di volgersi dall’occidente verso oriente, in quanto parte del rituale, è un atto di rinuncia al Diavolo e di accettazione della luce di Cristo. Ogni giorno Cristo ‘sorge’, come il sole che sorge ad oriente.

Ora, una delle caratteristiche più straordinarie della basilica di S. Miniato è che contraddice il complesso delle norme stabilite per l’orientamento delle chiese. Non è assolutamente orientata verso est. Lo si vede facilmente se, uscendo dalla chiesa, ci si affaccia su Firenze: si noterà che tutte le altre chiese della città (il Duomo in maniera più evidente) hanno gli assi longitudinali orientati in modo del tutto diverso da S. Miniato. È chiaro comunque che, se S. Miniato fosse stata rivolta ad oriente, obbedendo alle leggi di costruzione delle chiese, il miracoloso effetto di luce sul piede di Cristo non avrebbe potuto verificarsi in nessun giorno dell’anno. E quindi possibile che l’orientamento sia stato stabilito proprio allo scopo di permettere questa magia di luce sul piede di Cristo.

Scopriamo comunque che una sorprendente deviazione nell’orientamento rende possibile anche questo importante simbolismo legato al sorgere del sole. Il fatto è che lo zodiaco è sfato orientato in modo tale che il sole si levi ogni giorno nella direzione del settore occupato dal Toro! E l’arco di 30° del Toro che ogni giorno saluta il sole nascente, perché è orientato ad est.

Come la luce dei Pesci è usata per indicare un miracolo di luce che si rinnova simbolicamente ogni anno, troviamo adesso che il sorgere del sole ogni giorno è in relazione con lo zodiaco, attraverso il segno del Toro. Il toro mancante, simbolo del Cristo-Logos, si trova proprio dove nasce il sole. E proprio qui che troviamo il ‘Toro’ mancante, risuscitato ogni giorno come il Cristo-Pesci è risuscitato ogni anno. Il sole sorge e tramonta all’interno della chiesa secondo i ritmi legati ai due importanti simboli cristiani del Toro e dei Pesci.

Sia l’orientamento dello zodiaco che quello della chiesa stessa sono in stretto rapporto con il movimento del sole. Quando l’insigne scultore Antonio Rossellino ultimò la tomba del Cardinale Principe del Portogallo a S. Miniato, doveva essere a conoscenza del nesso fra il Toro ed il sorgere del sole. Lo spigolo di questa tomba era esattamente allineato con il Toro e la direzione del sole, per cui l’artista collocò all’angolo, in modo da sfuggire ad una visione frontale, l’immagine di un toro! Si tratta di un Toro Mitriaco, sul punto di essere sgozzato.

Abbiamo così completato il ciclo di questo mistero di S. Miniato. Abbiamo cominciato dal disco solare al centro dello zodiaco, siamo stati trasportati dai Pesci nella traiettoria del sole al tramonto, e siamo stati ricondotti allo zodiaco solo per essere nuovamente proiettati al di là della chiesa verso il sorgere del sole. I Pesci ed il Toro irradiano intorno a noi il loro simbolismo solare. Se solo ci soffermiamo un poco sul prodigio di pensiero e di tecnica che hanno reso possibile questa splendida concatenazione di simboli, cominciamo a capire perché questa fosse la chiesa preferita di giganti quali Dante e Michelangelo, che sicuramente dovevano conoscerne i segreti.

Il vero mistero del Toro-Logos deve tuttavia essere ancora pienamente esplorato. Per renderci conto di un ulteriore piano simbolico dobbiamo considerare nuovamente la data dello zodiaco, chiaramente incisa sul marmo. Ricerche specifiche hanno recentemente dimostrato che nell’anno di fondazione dello zodiaco si verificò un evento celeste piuttosto unico. Il 28 Maggio 1207 ci fu un accumulo di non meno di cinque pianeti nel segno del Toro! Quel giorno il Sole, la Luna, Mercurio, Venere e Saturno si trovavano tutti nel segno del Toro, a pochi gradi di distanza l’uno dall’altro. L’oroscopo per l’alba di quel giorno indica nel Toro una situazione planetaria ripetibile solo a distanza di migliaia di anni!

Vediamo dunque che il tema del Toro non è solo legato al simbolico sorgere del sole, ma si riferisce alla stessa fondazione della chiesa. In questo simbolismo incentrato sul Toro vediamo realizzata l’armonia che gli antichi artefici ricercarono – un’armonia tra Cielo e Terra. Con fondatezza perciò lo scalpellino che incise la data definì lo zodiaco rumine cœlesti, ‘una divina immagine del Cielo’.

Incidentalmente noteremo che il simbolismo segreto espresso con tanta arte all’interno della chiesa si riflette anche all’esterno, sulla facciata che guarda su Firenze. Il simbolo dei due pesci si ritrova nel riquadro intarsiato sotto la grande croce che domina la facciata. Qui ci sono due esseri semi-umani, che si mettono ciascuno un pesce in bocca. Si tratta di un’evidente allusione all’aspetto sacramentale dell’Eucaristia, l’assorbimento del Corpo di Cristo in noi.

Anche il simbolo del Toro mancante si esprime sulla facciata. Alla sommità della chiesa, c’è su di un piano l’aquila appoggiata sopra una balla di lana, simbolo dei Lanaioli che contribuirono maggiormente alla costruzione della basilica. Si tratta naturalmente dell’aquila simbolo di S. Giovanni, parallela a quelle già trovate nel mosaico absidale e sul leggio del pulpito. Sotto, all’estremità delle due gronde, c’è da ambo le parti un essere umano, nella posizione generalmente indicata dagli storici dell’arte come l’orante. E la raffigurazione antica dell’essere umano spiritualizzato, ed è qui l’equivalente dell’essere umano alato di S. Matteo che abbiamo visto anche nel mosaico dell’abside e sul pulpito. Più in basso, alla base delle due colonnine che incorniciano la finestra quadrangolare al centro, vediamo due teste leonine. Questi sono naturalmente i leoni simbolo di S. Marco. In nessuna parte della facciata troviamo l’immagine del toro… Eppure, se la nostra interpretazione del simbolismo nascosto dell’interno è esatta, dovremmo vedere il toro come simbolo nascosto del Cristo-Logos, che ha sacrificato il proprio sangue per gli uomini. Potremmo riconoscere questo ‘Toro mancante’ nell’immagine della croce trionfante che domina la sommità della facciata. Il toro si aggiunge alle altre tre immagini per costituire la quadruplicità fissa dello zodiaco, che nella tradizione cristiana rappresenta la croce sacrificale. E qui, sulla facciata, che il simbolo dell’Incarnazione e della Redenzione (la Croce) si incontra con il simbolo dello Spirito (il Pesce) nella croce innalzata sull’immagine dei Pesci!

Abbiamo osservato tre diversi ritmi nella Chiesa, tutti legati allo zodiaco. Abbiamo per primo il ritmo quotidiano, espresso dall’orientamento del Toro verso il sorgere del sole. In secondo luogo abbiamo il ritmo annuale espresso dal culminare della luce esattamente sul piede di Cristo, e lo chiameremo il ritmo dei Pesci. Infine abbiamo i ritmi planetari, espressi dalla data dello zodiaco. Ciascuno di questi ritmi richiede la partecipazione attiva dell’essere umano: dobbiamo personalmente metterci sul sole dello zodiaco, salire i gradini, sperimentare la magia della luce solare, ritornare allo zodiaco dietro suggerimento del leone, e così di seguito. C’è una perfetta coordinazione di movimento tra gli elementi simbolici della chiesa. Il sole dello zodiaco dentro la chiesa, i raggi del sole che penetrano nella chiesa, il sorgere ed il tramontare del sole ogni giorno nel nostro sistema solare, sono tutti integrati in questo gioco di simboli, e muovendoci tra i simboli della chiesa, noi stessi facciamo eco al moto del sole. Il sole è usato per offrire una sorprendente immagine del Cristo, che domina l’interno della chiesa dal Suo trono di gloria e all’esterno regna sulla terra. E perfettamente integrato in questa armonia di interno ed esterno è l’essere umano, che porta il Cristo in sé.

Autore: Fred Gettings
Pubblicazione:
I misteri di San Miniato al Monte
Editore
Arti Grafiche
Luogo: Firenze
Anno: 1978
Vedi anche
I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (1)
I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (2)

I misteri di San Miniato al Monte. ll significato dello zodiaco della navata (3)

Centri sacri e Microcosmi (1)

Il simbolismo religioso tradizionale considera come microcosmi non solo la chiesa, ma anche ognuno degli oggetti nei quali si compiono dei misteri.

L’altare è il primo e il più essenziale di questi oggetti. Ciò vale sia per il più semplice sia per quello più decorato. Per capire meglio, sceglieremo un esempio molto elaborato: l’altare romanico di Lisbjerg aggiunge una straordinaria concezione simbolica ad una autentica perfezione artistica.


Altare romanico dorato di Lisbjerg

È un microcosmo naturale e spirituale nello stesso tempo. La cassa cubica terrestre è ornata nella parte centrale dal quadrato della Gerusalemme degli ultimi tempi, al centro del quale un piccolo edificio cubico a cupola porta al di sopra dell’arco la scritta civitas hierusalem; la Chiesa-Vergine vi ha preso posto e presenta il suo Bambino; due serafini la circondano. Essa incarna il movimento di ascensione che deve innalzare la Chiesa terrena verso il cielo.


Incoronazione della Vergine, che rappresenta la Chiesa
Pannello della Porta del Cedro di Santa Sabina, Roma

Sopra l’arco, un piccolo personaggio esce da un’arcata e comincia ad alzarsi in direzione dell’Agnus Dei, che due uomini, con il libro della Rivelazione in mano, contemplano con lo sguardo rivolto verso l’alto. Un po’ sulla destra e più in alto, un angelo porta in cielo l’anima del credente.


Retablo in stucco, Cattedrale di Erfurt

L’arco celeste superiore è organizzato in modo ammirevole: la banda orizzontale in basso è occupata da Cristo Maestro, troneggiante su due leoni, circondato dal collegio dei dodici apostoli: è la Chiesa cosi come la conoscono gli uomini qui in terra. Il grande arco del firmamento sorregge, dal suo punto di vista più elevato – al di sopra delle «acque superiori» – il trono di Dio dove ha preso posto il Cristo risuscitato dopo la sua Ascensione; ai lati, alcuni membri della Chiesa celeste. L’unico strumento della salvezza, che congiunge la terra e il cielo è la croce del Salvatore (la vedremo ben presto assimilata in modo tradizionale all’asse del mondo) che porta l’immagine del crocefisso. Cristo e la Chiesa sono così resi presenti secondo i diversi aspetti dei misteri della salvezza, evocati a partire da un simbolismo cosmico rarefatto, e realizzati attraverso la liturgia eucaristica.

Il ciborio costituisce il normale elemento che sovrasta l’altare. È una costruzione leggera, costituita essenzialmente da una cupola su quattro colonne; in principio sovrastava tutti gli altari, luogo per eccellenza in cui si celebra, per la Chiesa e nella chiesa, la consacrazione di tutto l’universo; gli antichi altari di pietra erano a forma di cubo. Allo stesso modo, il battistero è il luogo in cui opera il mistero della rigenerazione, che è una nuova creazione; questa rigenerazione tocca innanzitutto l’uomo, ma, con lui, tutto l’universo. Battisteri e cibori riprendono generalmente la struttura cosmica cubo-cupola (ma il battistero, più spesso, mette in evidenza la struttura ottagonale, forma cubica sviluppata). Il battistero di Doura, che risale al sec. III, presenta già una cupola stellata su fondo blu che non lascia dubbi sul suo simbolismo. Il battistero di Jbail, in Libano, in una regione ben diversa, è pure un bell’esempio di questa struttura allo stato puro


Battistero di Jbail

Struttura che si ritrova, per esempio, nel ciborio dell’altare laterale di sinistra della chiesa di San Juan de Duero, in Spagna, quindi molto lontano dalla precedente.


Altare laterale (sx), chiesa di San Juan de Duero

Pitture ed affreschi ne hanno moltiplicato le rappresentazioni, come il divertente affresco romanico (verso il 1225) della cattedrale di Anagni, che mostra l’offerta di Abramo e Melchisedec su un altare sormontato da un magnifico ciborio


Ciborio. Affresco, Cattedrale di Anagni

Il chiostro è costruito come la più tradizionale delle città sacre: è già una Gerusalemme celeste, un nuovo mondo: i «cieli nuovi e la terra nuova» descritti nell’Apocalisse nel capitolo ventunesimo. All’incrocio dei quattro viali dello spazio, il pozzo, un albero, una colonna, segnano l’ombelico, il centro del cosmo.


Schema di un chiostro tradizionale

Di là passa l’asse del mondo, questa scala spirituale la cui base affonda nel regno delle tenebre inferiori.

Il pozzo è di per sé un microcosmo riportato all’essenziale; numerosi culti ne attestano il carattere sacro. Esso permette di comunicare con il luogo di soggiorno dei morti; l’eco cavernosa che ne risale, i riflessi fuggevoli dell’acqua agitata, anziché chiarire il mistero, lo rendono più fitto. Considerato dal basso verso l’alto, si tratta di una lunetta astronomica gigante puntata dal fondo dei visceri della terra verso la volta celeste. Questo complesso realizza una scala della salvezza che collega fra loro i tre piani del mondo.


La scala della salvezza
Affresco, Chiesa di Chaldon

Anche il pozzo coperto, nella sua qualità di sintesi cosmica, richiama una costruzione quadrata – corrispondente al cortile del chiostro e alla zona terrestre – sormontata da una cupola. Il pozzo di Cayssac è completo: Cristo vi appare nell’occhio della chiave di volta con le braccia aperte su un campo di stelle, come per attirare e accogliere i peccatori che salgono dalla profondità degli abissi.

I reliquiari non ricalcano evidentemente tutti la forma di una chiesa. Tuttavia, sono numerosi quelli che possono essere riportati al tipo dell’imago mundi. Ne utilizzano felicemente il simbolismo dinamico del passaggio dal terrestre al celeste; quest’ultimo, spesso, è sottolineato da un’iconografia che pone alla base dei personaggi terrestri, mentre sui rampanti della copertura o sulla parte alta delle facce laterali è rappresentata l’anima del santo che sale al cielo. Il reliquiario irlandese detto la campana di San Patrizio si collega a questa concezione; è un cofano a base rettangolare e segnato da croci, sormontato da un cimiero semicircolare il cui risvolto è ornato da simboli celesti (spirituali): due uccelli appaiati ai lati di una verticale di ascensione. Sul reliquiario di Saint Calmin a Mozat (Puy de Dôme) appare ancora chiaramente il tipo del cubo sormontato da cupola; nel cubo si vedono, in basso, dei muratori al lavoro, mentre sulla cupola, in cielo, appare il martire glorificato.

Per la fede, le tombe sono una sorta di reliquiari; case nelle quali il credente sa che si realizza il passaggio dalla terra al cielo. Il corpo vi è coricato, ma la forma della tomba e la sua decorazione dichiarano che, al di là di quest’apparenza, il defunto è sulla strada verso il felice aldilà. Si ritorna in continuazione ai simboli che affermano con tranquilla sicurezza che colui che giace, ben lungi dall’essere tornato alla materia, è teso più che mai verso una meta, che è sulla strada o che ha ritrovato l’orientamento adamico. Sotto questo punto di vista, sono significative le tombe apparenti del periodo preromanico (dal V al IX secolo). Se ne sono trovati numerosi modelli a Roma, in Italia e nel sud della Francia. Sono ornate da sculture i cui motivi sono quelli della simbologia cristiana del sec. V, particolarmente limpida. Generalmente, appaiono concepite come un’architettura; quella dei cassoni, dei reliquiari o dei templi. La tomba di Onorio a Ravenna si presenta a forma di un edificio in miniatura voltato a botte: questa botte, come tante altre coperture di tombe, è ornata di scaglie, che sono un simbolo della montagna destinato a persistere nell’arte romanica dove si scorgono spesso sotto i piedi del Cristo in ascensione, sotto i piedi degli angeli, in cima a montagne che simboleggiano il limite della terra e il contatto con il cielo, ed a volte arrivano a rappresentare il cielo stesso. La stessa struttura si ritrova sul lato minore che fornisce uno degli esempi più belli delle due zone, terrestre e celeste: non vi è nulla come questa bordura orizzontale di separazione con il suo ampliarsi e ritorcersi, che si avvicini tanto agli schemi puri che ben presto vedremo sui tamburi degli sciamani.

Sulle lastre tombali piatte era evidentemente necessario limitarsi ad una disposizione orizzontale. Talvolta è inciso sulla pietra un disegno di edificio semplificato.


L’anima innalzata al cielo da un angelo
Pietra tombale, Chiostro di Elne

La parte alta o il frontone, posti sul lato ove appoggia la testa, sono particolarmente decorati, spesso con motivi circolari a croci e stelle che segnano la zona in cui ora si situa la vita. Qualche volta un semplice rettangolo basta a sottolineare questa zona: può essere valorizzato da un bordo, come sulla pietra tombale di Sandrebert, al museo di Nantes, bordo che può richiamare quello della tomba di Onorio.

I diversi procedimenti che si riallacciano al simbolismo delle strutture architettoniche orientano le tombe verso l’alto. E interessante paragonarle a quelle che utilizzano altri simboli dell’orientamento ascendente: per esempio, l’ascesa al cielo per mezzo degli angeli, la montagna o l’albero.

Una tomba romanica proveniente da Botkyrka e conservata al Museo di Stoccolma è notevole per la sua falsa abside sul lato anteriore: da quell’abside, alla fine dei tempi, s’innalzerà il Cristo Sole di Giustizia per la resurrezione generale. Quest’ultima tomba costituisce una variante: più che verso l’alto, è orientata verso est. Ma in realtà le due concezioni si sovrappongono: si tratta sempre di una dialettica di passaggio da un basso a un aldilà, da uno stato presente ad un altro sperato. E straordinario constatare come le civiltà più diverse, per esprimere ciò, hanno fatto ricorso agli stessi semplici simboli.


Tomba absidata proveniente da Botkyrka (Maestro Karl)
Stoccolma, Museo storico

Autore: Gerard de Champeaux; dom Sebastien Sterckx
Pubblicazione:
I simboli del medioevo
Editore
: Jaca Book
Luogo: Milano
Anno: 1988
Pagine: 154-157

Lessico iconografico-simbolico – Battesimo di Cristo

Battesimo di Cristo (DI)