Capigliatura e Barba

Riscontro femminile della barba del maschio, che è simbolo di virilità, i capelli lunghi sono il normale attributo della donna lussuriosa – la sirena, la femmina di malavita, la prostituta dell’Apocalisse (XVII, 4-6). I lunghi capelli s’attorcono in volute, in menischi lunari su un capitello esterno della chiesa di Cunault (Maine-et-Lofre). A Chauvigny (Vienne), le trecce sono una caratteristica della BABILONIA MAGNA MERETRIX, ritratta in atteggiamento palesemente triviale, a gambe larghe. In essa, che reca nella destra la coppa dell’abominio e nella sinistra la borsa, sono riuniti i due vizi maggiori. I lunghi capelli della lussuriosa fanno chiaramente da riscontro alla barba dell’uomo nella coppia raffigurata sul capitello dei pavoni a Elne (Pyrénées-Orientales). A Vienne, nella chiesa di Saint-André-le-Bas, una contorsionista che si tiene le trecce, complementare all’acrobata che si tiene la barba, è posta alla base di una colonna, al pari di un personaggio virile che si regge il ventre. La loro posizione in basso, rispetto alle Virtù dei capitelli alti, ne fa altrettante immagini dei vizi umani. A Beaulieu, nei pressi di Le Puy, i modiglioni sono tutti a riccioli, salvo due, con maschere rispettivamente maschile e femminile: la donna porta delle lunghe trecce e un’acconciatura ricercata, l’uomo è barbuto, ma ha anche lui i capelli lunghi. A Oloron, sui capitelli dei piedritti del portale la femmina nuda, accovacciata, dai lunghi capelli, fa da riscontro all’uomo ch’essa ha trasformato in scimmia con le zampe ad artigli, una e l’altro si contrappongono ai personaggi barbuti degli altri capitelli a ovest, intenti a tenersi la barba o la bocca nel classico atteggiamento dell’acrobata, per i quali la rilevanza maggiore è riservata alla testa: sono i Vizi dello spirito, questi. Anche Eva ha spessissimo questi lunghi capelli a treccia, per esempio sulla «rocca» del Louvre (quella che nel giuoco degli scacchi chiamiamo «torre»). La contrapposizione fra l’Adamo barbuto, che l’angelo, per trascinar fuori del Paradiso, afferra proprio per la barba, e la Eva dalle lunghe chiome, per le quali la tira a sua volta il marito, la troviamo sul capitello della Genesi nella chiesa di Notre-Dame-du-Port, a Clermont-Ferrand. Nell’octogon di Montinorillon (Vienne), infine, delle figure a due facce stanno lanciando improperi contro la stessa coppia di progenitori, che si presenta anche qui barbuta e capelluta come nell’esempio precedente.

Esiste dunque una perfetta coerenza fra questi diversi soggetti i cui postumi si manifesteranno alla fine del medioevo nella regione di Vienne e nel Forez; con l’approssimarsi del Rinascimento, il peccato di lussuria appare meno temuto e detestato: l’iconografia, ormai, è sempre meno determinata dai monaci. Sui piedritti della cattedrale di Saint-Jean a Lione e sulle porte meridionali delle chiese di Saint-Bonnet e di Saint-Maurice a Vienne, una donna dai capelli scarmigliati fa riscontro a un uomo barbuto, immagini entrambi della lussuria e dell’orgoglio. Un tema ben noto, in cui compare il lussurioso barbuto, autenticato da un testo scritto, è rappresentato dalla Lotta di Barhus, in particolare quella di Saint-Sever, attinta dai commentari all’Apocalisse del Beato di Liebana. Si tratta, dice É. Mâle, di un «singolare intermezzo» fra la scena dell’angelo che versa nell’Eufrate le coppe della collera divina e la scena della bestia che vomita dei rospi. In alto si legge un verso latino: Frontibus attritis barbas conscindere fas est. Cioè a dire: se non ci si può prendere per i capelli, ci si può quanto meno tirare la barba. E dunque proprio il riscontro della lussuriosa dai lunghi capelli sciolti, con quel gusto ancora una volta per la contrapposizione tipico degli artisti romanici. La cortigiana di cui parla l’anonimo monaco di Saint-Victor

passa come tutto il resto,

Colei che scioglie i suoi bei capelli

Con dei pettini d’oro…

La vipera attorta al suo seno.

Altrove, in questo libro, è detto che il tema in questione non è che una variante di quello del Giudizio o di quello dell’Uomo col leone : i due uomini bisticciano, inquadrati da delle donne che cercano di trattenerli, come su un capitello conservato nel museo di Poitiers, proveniente dalla chiesa di Saint-Hilaire. Al medesimo tema è associato l’albero a Y. C’è anche un giocare sul motivo dell’incrocio che viene disegnato dai personaggi nell’atto di afferrarsi l’un l’altro; lo stesso risultato che si ottiene con l’abbraccio: a Chamayrat, due personaggi ritti in piedi che si tengono reciprocamente delle barbe di notevole lunghezza disegnando palesemente un motivo a incrocio con le loro braccia costituiscono un caso particolare: quella da essi espressa è la contrapposizione fra giovinezza e vecchiaia.

La straordinaria importanza attribuita alla capigliatura, maschile stavolta, appare in maniera singolare anche in chiese di eccezionale prestigio, come quelle di Vézelay e di Aulnay. A Vézelay, l’episodio di Assalonne che muore per essere rimasto impigliato per i capelli ai rami di un albero intende mostrare il castigo del peccato, ed è stato collocato in posizione di rilievo, allo stesso livello di un altro tema importante, qual è quello dei Quattro venti. Il complesso si trova nella quinta campata, e cioè al centro del programma in cui è esposto l’insieme della vicenda. Analogamente, un posto preminente ha ad Aulnay l’episodio dei capelli di Sansone tagliati da Dalila. I capelli hanno un certo valore magico, poiché, perdendoli, egli perde la sua forza: un’eco di questo pensiero si può vedere nei capelli arruffati della maschera solare nella crociera e dell’uomo col leone nell’archivolto meridionale, mentre l’uomo sconfitto dal leone si trova nel pilastro nord orientale, lato est. Sansone appare cosi, a nord est, come l’uomo che non ha raggiunto pienamente l’autentica «forza di Dio», perché sottomesso alla sua donna, in contrapposizione a quello dell’archivolto meridionale, immagine dello spinto che ha vinto il temperamento naturale, e a quello altresì del lato occidentale dello stesso pilastro di nord est, il quale si colloca nella prospettiva del ritorno e precede gli animali con l’omega.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 79-80

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