Ascensione di Alessandro

Questo tema raffigura il celebre re macedone che sale al cielo entro una navicella trainata da due grifoni, ai quali egli porge, come si fa con la carota all’asino, dei fegati di animali appesi all’estremità di una picca. Tale episodio, degno delle Mille e una notte, era stato ispirato, in origine, non dagli scritti di Arriano o di Plutarco, bensì da quelli dello Pseudo Callistene, un Greco d’Egitto, arricchiti con altre leggende: l’Historia de proeliis e la favolosa Lettera di Alessandro ad Aristotele. Questa singolare prefigurazione delle imprese spaziali dei nostri moderni astronauti è un tema largamente europeo: fa parte della cosiddetta «materia dei romanzi» e come tale viene collegato alla leggenda di re Artù sul mosaico pavimentale del duomo di Otranto (1163-1166). La sua diffusione fu comunque assai minore in Francia; basta pensare che il mosaico del secolo VI (oggi distrutto) che lo rappresentava a Moissac era interpretato, nel medioevo, come l’ascensione di Clodoveo su un carro tirato da due grifoni. A dire il vero, l’episodio si prestava già da sé a delle confusioni, perché il tema era piuttosto semplice: lo si può vedere nella lunetta di destra del timpano di Oloron Sainte-Marie, mentre in quella di sinistra appare Daniele nella fossa dei leoni; il barbuto re, che sembra occupato a tener buoni i due mostri che vogliono saltargli addosso come cuccioloni, è stretto parente di tutti gli eroi fra due mostri, biblici e non biblici, si chiamino essi Daniele o Gilgamesh. A Peterhausen (Svizzera) si è visto nella scena il rapimento di Elia su un carro di fuoco. Addirittura, a Fidenza, il bassorilievo inserito sulla facciata della cattedrale ha potuto essere scambiato per una raffigurazione della regina Berta intenta a filare! Nella chiesa di Saint-Vincent, a Chalon-sur-Saône, il tema, sulla facciata interna, a nord ovest, dà il via a un programma straordinariamente ricco; si è persino pensato, contro ogni verosimiglianza, a san Vincenzo divorato dai corvi! In ogni caso, l’eroe appare inserito entro una navicella circolare che somiglia a una capsula.

Secondo l’antico racconto, Alessandro, una volta conquistata l’India, si credette arrivato all’estremità del mondo e, per assicurarsene, volle alzarsi nell’aria:

«Il re Alessandro disse ai suoi baroni: Voglio salire al cielo a vedere il firmamento»

Se non che, i due grifoni preventivamente affamati, per essere stati lasciati digiuni, cercarono di addentare l’esca che doveva attrarli verso l’alto; successe così che continuarono a salire, indefinitamente, per sette giorni (sette: numero significativo), finché non incontrarono un uccello dalla faccia umana che ingiunse ad Alessandro di ridiscendere sulla terra:

Gli chiese: «Perché vuoi conoscere le cose del cielo, quando ignori quelle della terra?»

A Saint-Vincent, sono due figure di sirene-uccello, due arpie, a comparire dall’altra parte, sul lato sud ovest, in contrapposizione alla scena precedente. Solo che qui l’episodio è messo in relazione con la foresta incantata del paese di Gog e Magog, dove Alessandro s’imbatte in due alberi che toccano il cielo – rispettivamente, l’albero del sole e l’albero della luna –, i quali gli preannunciano l’uno le sue vittorie, l’altro la morte. Si tratta evidentemente di un lontano ricordo dell’albero a Y. È per questo che le femmine-uccello che fanno ridiscendere la navicella sono anche le sirene, o i geni, legati all’immagine dell’albero, che, a detta del testo, si calano sulla terra in inverno e se ne ripartono dopo averne succhiato linfa e vigore. Questi geni rappresentano altresì, chiaramente, un invito a fermare l’attenzione sulle cose della terra. Louis Réau ha dimostrato che l’episodio dell’ascensione di Alessandro – sicuramente il più equiparato a un dio fra tutti gli eroi dell’Antichità –, trae origine da un mito formatosi a sua volta per deduzione da una semplice immagine: quella dell’ascesa al cielo di un dio, una teofania; i grifoni, infatti sono per eccellenza mostri psicopompi. Inoltre sono rappresentati dorso contro dorso, posa che, come nota lo stesso Réau, sarebbe quanto mai scomoda per potere materialmente svolgere la loro funzione. La stessa ispirazione del programma di Chalon può essere individuata nel mosaico della cattedrale di Otranto, intendendo la città pugliese quale punto di passaggio, dei più privilegiati, fra Oriente e Occidente. Troviamo qui l’albero cosmico inquadrato dagli stessi temi che si vedono a Chalon: l’Ascensione di Alessandro collocata al di sopra di una gerarchia di animali, la lotta del leone col drago, la Cacciata dal Paradiso terrestre, i Sacrifici di Caino e Abele. Vi si scorgono inoltre il re Artù in groppa a un caprone – immagine ispirata da un altro romanzo cavalleresco –, le Tavole della legge, i Lavori dei mesi e i Segni dello zodiaco.

La grande diffusione del tema, sia in Francia – Conques, Nimes (formella proveniente dalla scomparsa facciata della cattedrale) –, che in Italia, Germania e Svizzera, e la posizione di spicco che gli veniva riservata – nel coro a Basilea, direttamente sulla facciata a Fidenza, nel mosaico absidale a Otranto nella lunetta del timpano a Charney Basset, nello Yorkshire – si spiegano con una insistenza da parte del clero sul valore educativo di questa leggenda: vi si ravvisava la punizione dell’orgoglio umano incarnato dall’eroe, l’uomo che pretende di porsi sullo stesso piano di Dio.

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Lunetta del timpano a Charney Basset (Yorkshire)

Al tempo stesso era una critica contro i nobili e i re di diritto divino e contro l’arrogante Sacro Romano Impero germanico in lotta con la Chiesa di Roma; ma il fatto che ne sia stato spesso dimenticato il senso dimostra che in fondo non si faceva molta attenzione alla lezione!

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 64-66

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