Aquila

Bisogna considerare il simbolo dell’aquila in rapporto con l’immagine tetramorfica: i quattro animali delle visioni di Ezechiele e di san Giovanni. L’aquila si trova, per lo più, sui timpani scolpiti, in alto e a destra; è la figura di san Giovanni, «l’apostolo che Gesù amava», il segno dell’Ascensione, il simbolo della quarta virtù cardinale (la Temperanza) che il cristiano deve praticare sull’esempio del suo Maestro. Significa la contemplazione delle realtà eterne. L’aquila segue il leone, simbolo di resurrezione e di forza. Il re degli animali e la regina dei rapaci segnano una retta ascendente, all’inverso dell’Uomo e del bue (incarnazione e sacrificio). Ci viene detto infatti dai Bestiari che l’aquila era capace di guardare il sole in faccia. Essa mostrava delle attenzioni affatto particolari ai suoi piccoli. Come il leone soffiava nella gola dei suoi cuccioli nati morti per resuscitarli, così l’aquila portava i suoi piccoli, sulle sue ali spiegate, nell’alto del cielo dell’empireo, per insegnare loro a fissare il sole, e gettava giù quelli che non riuscivano a sostenerne lo splendore. Questa scena verrà più tardi rappresentata alla lettera sulle vetrate gotiche tipologiche. Viceversa, l’aquila di Chalon-sur-Saone che porta un aquilotto fra gli artigli sembra fare una discriminazione fra i propri figli, dando corpo in questo modo all’idea del Giudizio.

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Si può ritenere che il Ganimede di Vézelay, con l’aquila che solleva un fanciullo e un animale, esprima anch’esso l’idea del Giudizio, poiché sullo stesso capitello si vedono l’albero a Y, un uomo disperato e il demonio sorridente.

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Il simbolo arcinoto dell’aquila con due teste – lo stesso degli stemmi dell’ex impero austriaco –, tema che ci si presenta sul piedritto di Civray (Vienne) associato a una barca, non è che un adattamento all’aquila dell’antica tradizione mesopotamica dei due leoni: entrambi gli animali sono infatti animali solari.

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L’aquila è anche il simbolo del neofita, del catecumeno. Il Salmo 103, al versetto 5, dice appunto: «È lui (l’Eterno) che sazia di beni la tua vecchiaia e che ti fa rinnovare qual aquila la tua giovinezza». Si raccontava fra l’altro che l’aquila, quando restava troppo tempo esposta all’ardore e all’arsura solare, cercasse refrigerio in una fontana di giovinezza. L’unione dei due animali maggiori dava vita all’immagine del grifone, metà aquila e metà leone, che, intento a bere in un vaso, compare sovente in Alvernia – per esempio a Notre-Dame-du-Port – in posizione elevata, absidale. Nei miti, l’aquila s’incontra di frequente, sia appollaiata sull’albero cosmico e vincitrice del serpente – per esempio, sull’Iggdrasil, il gigantesco frassino della mitologia nordica –, sia come psicopompo, nel mito mesopotamico di Eanna. Nella serie dei capitelli di Chabrillan (Drome), dove, nel quadrato del transetto ci si presentano contemporaneamente Adamo ed Eva e l’albero Cosmico, troviamo raffigurate delle aquile fiancheggianti un grappolo, col Cielo in alto rappresentato da un velo, le quali precedono e proteggono le immagini più esoteriche dell’abside, con Caccia al cervo e maschere. Sul fregio di destra ad Ainay, l’aquila che ghermisce il serpente chiude la serie di animali messi in fila che evocano la speranza, e blocca così il ripetersi delle stesse figure. La segue un bel fiorone, Sostituto dell’albero cosmico, cui tiene dietro l’androfago, che precede a sua volta gli uccelli, cioè il Cielo. Nella chiesa di Saint-Etienne a Nevers, delle aquile prese nelle spire di alcuni serpenti disegnano una croce capovolta. Due coppie di aquile, ciascuna occupata a sollevare, piò o meno, una testa, costituiscono il termine conclusivo, absidale della cripta di Hagetmau. Alle aquile, frequenti nella zona egiziana, in particolare sotto l’aspetto di aquile romane, simbolo del potere, corrispondono, soprattutto nella zona mesopotamica, degli uccelli contrapposti, simbolo del livello celeste-tipo quelli che formano il fregio sulla parte posteriore dell’altare di Tolosa, oppure il simbolo plurivalente delle squame, oppure ancora i rapaci apocalittici che «si satollano di carne umana».

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Lessico dei Simboli Medievali, Milano, Jaca Book 1997, pp. 61-62


Fonti

L’aquila è considerata dalla maggior parte delle antiche civiltà come regina degli uccelli e, al tempo stesso, come l’uccello degli dei. È la messaggera e, a volte, persino il simbolo delle divinità supreme: Zeus, Giove, Odino… E insieme segno di paternità e di regalità.

Anche l’arte cristiana le assegna un ruolo simbolico importante: essa è infatti simbolo di tre fasi della vita e della missione di Cristo. Prima di tutto, come la fenice, è simbolo del Battesimo, cioè della rigenerazione spirituale mediante l’acqua. L’origine di tale collegamento è da ricercarsi in un’antica leggenda, riportata dal Physiologus, secondo la quale l’aquila, quando si sente invecchiare, si avvicina al sole che le brucia le ali; essa allora s’immerge per tre volte in un’acqua pura, sorgente di giovinezza, che le ridona la gioventù. La leggenda, che nasce certamente dall’osservazione della muta annuale dell’uccello, è stata ripresa, nella Bibbia, da un salmo: «Egli (il Signore) sazia di beni la tua esistenza e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza» (Sal 102,5).

Inoltre l’aquila è associata all’Ascensione di Cristo: infatti, oltre ad avere la capacità di volare molto in alto, essa è, secondo la tradizione, l’unico uccello in grado di fissare il sole senza battere le palpebre.

Infine, l’aquila è un’immagine del Giudizio finale. L’accostamento risale a Onorio di Autun, secondo il quale essa espone i piccoli al sole per metterli alla prova e nutre quello che non chiude gli occhi guardando il sole, ma rifiuta quello le cui palpebre si chiudono. Così Cristo, alla sua seconda venuta, alla fine dei tempi, riverserà la sua luce sugli uomini, prima di giudicarli e di separare gli Eletti dai Dannati.

L’aquila fa anche parte del tetramorfo animale che circonda il trono di Dio nella celebre visione del profeta Ezechiele (Ez 1,10), ripresa dall’Apocalisse (Ap 4,7-8), nel quale simboleggia la spiritualità e la contemplazione mistica. La tradizione cristiana ne ha fatto l’emblema dell’Evangelista Giovanni, la cui teologia raggiunge altezze vertiginose.

Il significato simbolico dell’aquila nella tradizione cristiana è, dunque, decisamente positivo. I suoi aspetti negativi, come la rapacità e il desiderio di potenza, avrebbero potuto farne una figura dell’Anticristo. Non possiamo che constatare come tale approccio non si sia affermato nell’arte medievale.

Iconografia

Nell’arte romanica, l’aquila compare a volte nel suo aspetto reale, a volte nella forma chimerica di un uccello a due teste o a due corpi.

Nei portali dell’Apocalisse a Moissac e a Chartres, essa sorregge la mandorla del Cristo in maestà, assieme agli altri tre animali del tetramorfo. In un capitello di Autun, difende dalle fiere il corpo di san Vincenzo. In una miniatura del Salterio di sant’Albano, conservato a Hildesheim, l’aquila è associata al Battesimo, mentre l’aquila del Giudizio finale compare in un capitello di Chalons-sur-Saòne: essa stringe fra gli artigli un aquilotto condannato mentre, di fianco a lei, un’altra nutre un uccellino risparmiato. In un capitello di Vézelay, un’aquila rapisce Ganimede, fra un demonio sghignazzante e un uomo afflitto. Anche in questo caso, si tratta di un’immagine del Giudizio.

In moltissimi altri capitelli, due aquile affrontate generano uccelli mostruosi, con due teste e un corpo oppure con una testa e due corpi (ved. infra).

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Moissac (Quercy): Aquile

L’arte romanica ha copiato questi animali fantastici, la cui origine risale all’antichità orientale, da pezzi di oreficeria sassanide e da tessuti bizantini che circolavano nella Cristianità occidentale. Si tratta di un motivo molto diffuso nelle chiese romaniche e lo ritroviamo, per esempio, su un pilastro della chiesa di Civray.

Spesso s’incontra l’aquila associata al serpente, che essa stritola nei suoi artigli, come, per esempio, nella chiesa di Ainay, oppure al leone, che essa cavalca, come a Santo Domingo di Silos. In questi casi, è simbolo del trionfo dello spirito sulla bestialità o, più in generale, del bene sul male. A volte, un personaggio umano s’inserisce nella composizione, immagine sintetica della connessione fra i due poli dell’anima.

Dizionario di Iconografia Romanica, Milano, Jaca Book 1997, pp. 54-55

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