Annunciazione

Fonti

L’annuncio a Maria dell’imminente nascita del Salvatore è riportato in maniera concisa dal Vangelo di Luca. Dio manda alla Vergi­ne l’Arcangelo Gabriele: «Entrando da lei disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. (…) Ecco, tu concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande, e chiamato Figlio dell’Altissimo. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; egli regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,26-28.31-33).

Partendo da questo testo così essenziale, gli scritti apocrifi hanno intessuto una storia ricca di particolari, contenuta essenzialmen­te nel Protovangelo di Giacomo e nel Vangelo dell’Infanzia, un testo armeno che ha esercitato una grande influenza sull’arte bizantina. La Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine ha notevolmente contribuito alla diffusione del contenuto di questi racconti.

Iconografia

Nel rappresentare l’Annunciazione, gli artisti romanici si sono ispirati alle due grandi tradizioni iconografiche dell’antica arte cristiana: la bizantina e l’orientale (siro-palestinese).

La versione bizantina mostra la Vergine seduta di fronte all’Arcangelo, immobile, in atteggiamento pieno di nobiltà: la scena è ricca di ieratica solennità, ma priva di realismo.

Un dipinto su tavola nella piccola chiesa di Angoustrine, nel Roussillon, ne è un chiaro esempio.

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Angoustrine (Roussillon): Annunciazione

Lo schema compare in numerosi capitelli romanici, che ben si prestano ad una composizione limitata a due personaggi. Nella chiesa di Saint-Martin d’Ainay a Lione, Maria ha in mano un libro, il che accentua la valenza teologica dell’im­magine. Una bella Annunciazione di tipo bizantino si trova anche negli affreschi della chiesa di Rocamadour. In un capitello di Saint-Sernin a Tolosa, l’artista si è preso una certa libertà rispetto alla tradizione: la madre di Cristo è seduta fra due Angeli, il primo dei quali punta il dito verso di lei nel rivolgerle l’annuncio (si tratta di Gabrie­le); l’altro fa oscillare un turibolo.

Al contrario dei loro colleghi bizantini, gli artisti orientali hanno preferito rappre­sentare la Vergine in piedi davanti al mes­saggero, nell’attesa impaziente della notizia. La scena è più realistica e, rispetto alla versione precedente, la Vergine guadagna in umanità e in forza drammatica quello che perde in ieraticità e maestà serena. Quest’influsso si nota in un capitello della chiesa di Girgilesse, nell’Indre, in un altro di Saint- Macaire nella Guienna, o ancora nei portali di La Charité-sur-Loire, di Saint-Pierre di Moissac e di Notre-Dame- la-Grande di Poitiers.

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La Charité-sur-Loire (Nivernese): Annunciazione

A partire da questi due schemi di riferi­mento, gli artisti romanici hanno dato libero slogo alla loro inventiva in due direzioni op­poste.

A volte sono stati mossi dal gusto del particolare e della ricerca del pittoresco. Secon­do i racconti apocrifi, al sopraggiugere del­l’Arcangelo la Vergine è intenta a filare la porpora per il velo del Tempio. In un capitel­lo della chiesa di Saint-Trophime ad Arles, ella ha in mano il gomitolo del filo e il fuso che si trovano nelle rappresentazioni bizanti­ne; Gabriele, come un oratore dei tempi an­tichi, alza la mano destra e tiene nella sinistra il bastone degli araldi. Questi motivi ricom­paiono negli affreschi delle chiese di Castel d’Appiano (Bolzano) e di Sant Pere de Sorpe (conservati al museo d’arte di Barcellona).

In un bassorilievo del chiostro di Silos, due angioletti posano una corona regale sul capo di Maria, seduta, davanti alla quale sta l’Arcangelo, in ginocchio. In questo caso si tratta evidentemente di una contaminazione fra il tema dell’Annunciazione e quello del­l’Incoronazione della Vergine.

Nella chiesa di Notre-Dame-du-Port a Clermont-Ferrand, lo scultore ha rappresen­tato, dietro i personaggi, alcuni elementi ar­chitettonici che simboleggiano Betlemme. Inoltre ha illustrato, sullo stesso capitello, il tema, raro in Occidente, del dubbio di Giu­seppe: avendo saputo che la sua sposa è incinta, il carpentiere pensa di licenziarla in segreto per infedeltà, poiché non riesce a credere che il bambino che ella porta in se­no sia il Messia. Lo sguardo perso e il gesto di tenersi la testa con le mani esprimono be­ne la sua inquietudine; un Angelo gli tira la barba per farlo uscire dal sonno… e dal suo scetticismo.

La seconda via esplorata dagli artisti ro­manici è quella della semplificazione dei modelli antichi. In una vetrata della catte­drale di Chartres, l’Angelo ha uno scettro e la Vergine è in piedi davanti al seggio dal quale si è alzata. Nel portale occidentale del­lo stesso edificio, lo scettro e il seggio sono scomparsi; questa sobrietà caratterizza l’An­nunciazione degli affreschi della chiesa di Vic, nell’Indre. La ricerca dell’astrazione, a scapito del realismo, sfocerà nelle Annun­ciazioni dell’arte gotica, che saranno quasi atemporali.

Dizionario di Iconografia Romanica, Jaca Book, Milano 1997, pp. 38-39

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