Agnello

a) IL SIMBOLO: STORIA SOMMARIA

L’agnello, la pecorella hanno avuto una diffusione enorme nell’arte paleocristiana. All’epoca delle persecuzioni erano prediletti i simboli rappresentanti il Cristo in modo misterioso, affinché solo gli iniziati potessero conoscerne il senso. È il caso del Buon Pastore, circondato dal suo gregge, immagine che era stata proposta dal Cristo stesso, come testimonia il Vangelo di Giovanni (10, 11), o del Buon Pastore che riporta all’ovile, sulle spalle, la pecorella smarrita (cfr. Lc 15, 5). Tali immagini, valide anzitutto per i cristiani su questa terra, hanno una portata di eternità: evocano la pace promessa a coloro che sono stati riscattati e che vivono nel Cristo. Nelle catacombe, questi simboli bucolici ricordano che la morte significa per i battezzati nient’altro che un passaggio alla quiete e l’attesa della resurrezione in quel «luogo di refrigerio, di luce e di pace», al quale fa cenno ogni giorno la grande preghiera eucaristica che ha conservato la terminologia antica. Il sacrificio dell’agnello esisteva più o meno in tutte le religioni antiche. Nella Bibbia è presente con chiara evidenza una straordinaria continuità fra l’agnello della Pasqua ebraica sacrificato all’uscita dall’Egitto e mangiato in seguito tutti gli anni, le diverse profezie di Isaia (53, 6-7) e di Geremia (11, 19), il famoso passo di san Giovanni dove il Battista designa il Cristo come «l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» (1, 29), e infine l’Agnello dell’Apocalisse, che illumina la Città, apre il libro dei sette sigilli, porta sette corna e sette occhi-tema, quest’ultimo, volentieri trattato sia dai miniaturisti dei Beatus spagnoli sia dai frescanti catalani, in particolare a San Clemente di Tahull. Un accostamento, inoltre, è stato stabilito, sulla fede dei Padri, fra l’ariete del sacrificio di Abramo e l’agnello simboleggiante il Cristo: così, per esempio, a Leòn, a Souillac, ecc. Numerosi Concili, dal VI al X secolo, hanno dovuto lottare contro la eccessiva predilezione popolare per la rappresentazione in sembianze di agnello del Cristo della Crocifissione. Questa predilezione popolare, sostenuta dai diversi testi biblici, soprattutto apocalittici, spiega l’importanza di tale rappresentazione in epoca romanica.

b) LE RAPPRESENTAZIONI ROMANICHE

L’eco di questi successivi divieti, contro i quali ci si ribellava ancora, si ritrova nel seguente interrogativo di Guglielmo Durand (secolo XII): «È consentito di collocare l’Agnello sopra o sotto (la Crocifissione), visto che Gesù è il vero agnello che porta i peccati?» È quello che si è fatto a Sainte-Colombe (Charente). L’agnello che regge con la zampa destra il libro sacro di cui parla l’Apocalisse è stato posto nella parte superiore della facciata, sotto il Cristo in croce del pinnacolo, che sostituisce gli acroteri cruciformi consueti in quella posizione. Si può riconoscere in tutto ciò una contrapposizione fra la croce eretta della Crocifissione e la croce rovesciata* con cui e segnato il libro, la quale richiama la X del crisma del monogramma ARXO.

Simbolo di colui che illumina la Città santa (l’edificio viene infatti assimilato alla Città), l’agnello che regge sia il libro che la croce si trova spesso collocato nella chiave di volta – per esempio a Cluny e a Charlieu –, oppure nella chiave di volta di un archivolto (Charente), o ancora, più spesso, alla sommità del timpano, come a Girolles (Loiret) e a Rheinau (Svizzera) – incorporato in una torre barocca. Questo agnello, immagine del sole che illumina la Città, intende illustrare il testo giovanneo: «La Città non ha bisogno né del sole né della luna per essere rischiarata, giacché l’Agnello è la sua fiaccola». E per ciò che sulla tribuna di Serrabone l’Agnello si staglia entro una raggiera a forma di conchiglia circolare, mentre sulle altre pietre angolari si trovano rappresentati gli animali evangelici. Una volta accertato il remoto passato del tema, bisognerà prendere in considerazione, più che per qualsiasi altro, e da vicino, il linguaggio delle linee; l’agnello è spesso inginocchiato, nell’atteggiamento tipico della sottomissione; lo si trova associato alla croce astata e al nimbo crucifero che ripete il simbolo cristiano. Tutti questi elementi hanno un senso entro il contesto in cui si trovano.

Colpirà perciò, perché certamente significativo, il fatto che il nimbo dell’Agnello proveniente dalla chiave dell’arco d’ingresso di San Pere de Roda (Catalogna) sia formato da una cornice di perle quadrate e che l’insieme formi un ovale al cui interno l’Agnello si presenta rivolto verso sinistra (Barcellona, Museo Marès). Le stesse perle quadrate ornano solamente la parte inferiore degli animali doppi – leone-drago e fenici o pavoni – di EIne (Pyrénées-Orientales). In compenso, benché l’atteggiamento sia lo Stesso, l’Agnello della «porta dell’Agnello» a León, portato in trionfo dagli angeli – col risultato di farne un tema di gloria – e racchiuso entro un nimbo circolare, è circondato da perle rotonde. Vengono in questo modo sottolineati i rapporti del Cristo con la terra o col Cielo. Le rappresentazioni dell’Agnello possono insistere, secondo i casi, più sul sacrificio propiziatorio o più sulla gloria apocalittica: nel primo caso l’animale sarà rivolto verso sinistra, nel secondo verso destra: tale disposizione risulterà dal contesto generale del programma. Rileviamolo negli esempi seguenti.

L’Agnello glorioso di Serrabone è rivolto verso destra in armonia con la disposizione degli animali evangelici e con la gradazione altresì che esiste fra il capitello di Gilgamesh e quello della caccia al cervo. Per contro, l’Agnello di Leon è rivolto a sinistra, giacché esso, nonostante il cerchio penato che lo circonda, ricorda soprattutto la crocifissione: gli angeli contrapposti, con le loro pose bizzarre, richiamano l’attenzione sulle rappresentazioni esterne. L’Agnello di Charlieu, posto al culmine dei ventiquattro cerchi rappresentanti i vegliardi dell’Apocalisse, è rivolto invece verso destra.

Infine, per evocare al tempo stesso il sacrificio e l’apparizione gloriosa, l’Agnello è frequentemente raffigurato con la testa rivolta all’indietro: è questo il senso che si è voluto dare all’Agnello di Varennes-l’Arconce (Saône-et-Loire), che è quasi in ginocchio sulle zampe anteriori, intento a osservare la croce di gloria che gli campeggia sul dorso; infatti, al posto dell’abituale croce astata delle altre rappresentazioni, abbiamo qui, stagliata entro un proprio nimbo, una croce palesemente greca a braccia eguali. Anche gli Agnelli con la testa all’indietro che si vedono a Girolles e a Rheinau appartengono a programmi iconografici che intendono sviluppare una netta contrapposizione fra la destra e la sinistra: nel primo caso, il Cristo è vittorioso sulle forze del male, poste sul lato destro, mentre dragone e maschera celeste si presentano a sinistra; nel secondo, l’Agnello si trova fra la lepre, animale di Venere, le fiere dalla coda attorcigliata a cuore che evocano l’erotismo, e le colombe affrontate del lato destro.

L’Agnello di Dio è spesso messo in relazione con gli antichi culti dell’agnello o coi sacrifici. E questo il caso di Charlieu, dove il piccolo portale di significato eucaristico contrappone Nozze di Cana e sacrifici romani. A León, l’Agnello del grande portale dà una terza dimensione, apocalittica, a questa contrapposizione, attraverso le figure dei due cavalieri: l’uno, l’ebreo, è presentato come un arciere intento a scagliare, volgendosi indietro, una freccia contro l’Agnello (lo si riconosce dal caratteristico berretto conico), l’altro, il pagano, si sta invece dirigendo verso l’area dei sacrifici (ma qui è il cavallo che si volge indietro). In aggiunta a tutto ciò, maschere di caproni o di arieti (che richiamano alla mente le erme pagane) ornano le mensole, mentre al centro è sviluppato il tema del sacrificio di Isacco. Agnello e ariete vi si trovano dunque riuniti, e con essi anche il toro e il leone, se si considerano da vicino i personaggi allegorici esterni.

Lessico dei Simboli Medievali, Jaca Book, Milano 1989, pp. 29-30

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