Architettura cristiana ravennate – Considerazioni conclusive

Accenno infine ai timpani terminali posti a coronamento di facciate e di pareti ed alla caratteristica conformazione dei loro sostegni: sono soluzioni veramente tipiche e distintive dell’architettura ravennate, su cui non è stata richiamata la dovuta attenzione.

Particolare del prospetto nell’«Anastasis Gothorum».
Notare il motivo dei laterizi a sbalzo e le cornici interrotte dai pilastri

 

Anche se tali elementi, per risultare molto esposti agli agenti degradanti, sono stati spesso restaurati o rifatti, tuttavia la loro compatta presenza li impone come espressione valida ed originale.

Indiscutibili esempi – come quello sul sacrario del S. Vitale – ne confermano del resto, se ce ne fosse bisogno, l’autenticità.

Ciò premesso, dobbiamo rilevare il carattere anticlassico di tali terminazioni: nessun ricordo di antiche forme e, soprattutto, la metodica assenza di cornici orizzontali che definiscano classicamente l’essenza triangolare del timpano.

Negata non solo ogni ascendenza illustre, ma anche le spicciole e, vorrei dire, inevitabili tangenze con la prassi costruttiva romana, dobbiamo rilevarne il carattere originale che apre spunti sul mondo dell’architettura medioevale.

Per meglio comprenderne lo spirito informatore è necessario allargare la visione. Questa conferma la carenza dei collegamenti formali anche sui fianchi, la cui presenza è invece normale non solo nelle architetture classicheggianti. Cosi, oltre la propria, il timpano tende a sottolineare l’individualità della parete cui appartiene. Le cornici si arrestano contro paraste e contrafforti, non collegando mai fra loro le impaginazioni frontali.

Nell’insieme il corpo dell’edificio appare come troncato da questi muri timpanati che lo sopravanzano in alto e sui fianchi. Sembrano quasi posti per dividere e separare; anzi nelle basiliche accentuano senz’altro quella cesura tra il corpo basilicale e la zona delle absidi che abbiamo lumeggiato.

Il laterizio svolge il suo essenziale modesto ruolo, con puntiglio, esaurientemente. Già nel Mausoleo di Galla Placidia nessun impiego di mensole lapidee si inseriva nella compagine laterizia e nel vicino S. Vitale la soluzione dei mattoni posti a sbalzo viene a denunziare la chiara essenza di una soluzione pratica che assume valore formale, talvolta complesso. Ecco gli esempi dello Spirito Santo e della chiesa di S. Apollinare Nuovo ricollegarsi forse ad antiche esperienze, offerte dall’edilizia minore ed utilitaria, ed assurgere ad espressioni che danno valore compositivo ai prospetti; questi risultano spesso proporzionati proprio in forza del motivo terminale « mitrato », congeniale – sotto tanti aspetti – all’arte paleocristiana ravennate.

Il prospetto di S. Apollinare Nuovo. Ricondotto alle sue dimensioni originarie presenta il campo centrale alto il doppio della larghezza (facendo riferimento al vertice della cornice terminale)

 

L’architettura paleocristiana ravennate ha una sua « facies » ben caratterizzata in tutte le espressioni. Non è soltanto l’esemplare attaccamento alla tradizione della basilica senza « matronei », ma la sua coerenza si rispecchia negli altri tipi di edifici, nella costanza di forme e soluzioni particolari e, perfino, nei metodi costruttivi.

La convinta elaborazione di una propria tematica – affrontata e perseguita con fermezza di intenti e solidità di mezzi – rifugge da avventure architettoniche e, soprattutto, da facili eclettismi. Il mausoleo di Teodorico, unica eccezione ad una ordinata serie di esperienze artistiche, è voluto evadere dal mondo ravennate, ma non si è lasciato nemmeno attrarre verso disinvolte imitazioni: quel monumento non è certo facile, né eclettico.

 

Così il poema delle chiese ravennati si snoda solenne e pacato nei ritmi basilicali, vibra per le appoggiature musive, si esalta nelle liriche aspirazioni. La sua poetica non presenta attardamenti e solecismi linguistici: Ravenna raggiunge e mantiene un altissimo prestigio di vera capitale artistica.

La forza, l’anima di Ravenna emergono ancor oggi dalla sua architettura, che fu feconda irradiatrice di temi e di forme, maturanti in clima esarcale coraggiose anticipazioni.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine:  51-54
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di Santa Croce
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di San Giovanni Evangelista
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Apostolorum (San Francesco)
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