Architettura cristiana ravennate – Le proporzioni delle chiese

Sdegnosamente appartato ai margini della città, chiuso nell’ostile veste lapidea – silente testimone di segreti drammi su cui aleggiano leggende antichissime – il mausoleo di Teodorico fa veramente parte per sé stesso. Studiato da tempo nelle difficili espressioni del suo linguaggio artistico, ne viene ora anatomizzata la peculiarissima essenza, nell’intento di lumeggiare gli aspetti originari della mole misteriosa.

Il Mausoleo non ha cercato alcuna solidarietà con i monumenti ravennati e non soltanto con questi; né ha trovato vera fortuna in seguito. È un’opera solenne quanto isolata, indice di una speciale situazione conclusa in sé stessa e le cui forme, prive di valore normativo, affondano diverse lontane radici.

I suoi elementi costitutivi non possono perciò essere presi in esame comparativo ai fini del nostro studio, che qui deve limitarsi a registrare l’acuto, globale interesse di un distaccato episodio che solcò, come una rapida meteora, l’ordinato firmamento dell’architettura ravennate.

 

Dopo quanto è stato partitamente esposto, non possono avanzarsi osservazioni generali di qualche rilievo sugli edifici accentrati. Espunto il mausoleo di Teodorico e considerata la limitata essenza delle cappelle crociate, i monumenti superstiti di maggior interesse si riducono ai tre edifici magnificamente decorati: il S. Vitale ed i due battisteri, che presentano più di una similitudine nell’impianto ottagono e nei tiburi.

Se non possono essere logicamente confrontate, con i colonnati basilicali, le interne archeggiature del S. Vitale e, ancor meno, quelle decorative del Battistero della Cattedrale – ambedue più snelle e articolate – molti altri elementi emergono dagli organismi centrici e vengono ad integrare quelli rilevabili nella edilizia basilicale. Abbiamo perciò riservato per ultimo uno sguardo conclusivo su comuni aspetti, e specialmente sui ritmi e sulle forme delle aperture – portali e finestrati – che contribuiscono ad imprimere un inconfondibile carattere alle architetture ravennati.

Nei grandi edifici le porte erano numerose, all’evidente scopo di facilitare la grande massa dei fedeli e di mettere ancor meglio in comunicazione lo spazio interno con il luminoso ambiente circostante. Più che nelle basiliche romane, sono qui frequenti le aperture laterali: all’Ursiana ed a S. Apollinare in Classe questa comunicabilità si attuava, oltre che con i portali sui prospetti, con ben sei porte sui fianchi, ma anche altre basiliche presentano un passaggio laterale, conservato nella mezzeria delle fiancate meridionali alla Anastasis Gothorum e a S. Apollinare Nuovo.

Semplici le incorniciature: robusti stipiti ed architravi di pietra a sagome liscie inquadravano il vano della porta, per lo più di proporzione quadrotta, a giudicare dagli esempi di S. Agata, di S. Apollinare in Classe e di S. Vitale. Sono frequenti e più facilmente conservati i grossi arconi sovrastanti, che non hanno soltanto funzione di archi di scarico affioranti sulla muratura, ma creano effetti plastici per la lunetta semicircolare che si approfondisce nel loro interno. Per le proporzioni generali e per la presenza degli arconi sovrapposti, le porte ravennati suscitano il ricordo di quelle del palazzo salonitano.

 

Le tante, grandi finestre dei monumenti ravennati si presentano tutte romanamente arcuate a pieno centro.

L’alternanza tra vuoto e pieno è, all’inizio, perfettamente equilibrata, come si riscontra nei finestrati terreni di S. Giovanni Evangelista.

All’eguaglianza p = l subentrano – senza diversità fra le soluzioni ad arcate o a pilastri – rapporti, poco differenziati, che danno maggior peso ai sodi murari; l’espressione più vistosa si incontra nei larghi finestrati terreni di S. Apollinare Nuovo. Invece – in sintonia con la snellezza dello spartito – i pieni diminuiscono nell’eccezionale sequenza terrena dell’Anastasis Gothorum. In ambedue questi edifici le situazioni marginali non ai ripetono nei finestrati superiori, dove si ritorna agli schemi tradizionali.

Nelle proporzioni del vano incalza la medesima aspirazione, ugualmente espressa in misura graduale e limitata. Partendo dal Battistero della Cattedrale – dove il rapporto tra altezza totale e larghezza dall’apertura è di una volta e mezzo – si trascorre verso proporzioni più slanciate, i cui più alti valori sono raggiunti dall’Anastasis Gothorum
(2,1) e dal S. Vitale.

Come abbiamo veduto per i colonnati, i rapporti erano originariamente studiati tra il piedritto e l’altezza del vano. Così ho potuto dedurre dalle misure rilevate: in S. Apollinare in Classe ci si imbatte, ad esempio, nello stesso rapporto 1,33 già emerso in quel monumento.

Accennerò infine che queste misurazioni hanno pure rilevato l’esistenza di una base unitaria prossima a m 0,32.

Benché questo studio non scenda a particolarità tecnico-strutturali, corre tuttavia l’obbligo di rilevare la continua ricorrenza di questa unità di misura che si riscontra nelle dimensioni dei laterizi, anche in quelli giulianei, e che è durata molto a lungo. Diversa dal piede romano e da quello bizantino, costituisce una misura localizzata e persistente in Italia settentrionale e che mi sembra possa esser collegata con il così detto « piede gallico » (m 0,324), praticamente durato in Francia sino all’adozione del sistema metrico decimale.

La constatazione è certo assai importante e suscettibile di notevoli sviluppi. A noi basta rilevare la permanenza di un sistema di misura localmente in uso, anche nei periodi di maggior splendore dell’impero d’Oriente. Ne risulta chiaramente avvalorata l’autonomia architettonica ravennate.

Sapere che il S. Vitale è stato progettato e costruito con unità metrica propria di Ravenna, può far cadere facili ipotesi sulla pianta già disegnata, pervenuta, bell’e pronta, da Costantinopoli e sulla acquiescente ricettività dia parte degli ambienti ravennati.

 

Le soluzioni absidali del Battistero degli Ariani e del S. Vitale – pur tanto diverse per situazione, esigenze e misure – accentuano nelle loro piante gli indici di approfondimento già esaminati per quelle basilicali.

Forse a causa delle limitatissime dimensioni, l’abside del Battistero è, tra la diecina di esempi ravennati, la più profonda fra tutte.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine:  48-51
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di Santa Croce
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica di San Giovanni Evangelista
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Apostolorum (San Francesco)
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Sant’Agata Maggiore
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Anastasis Gothorum (Basilica dello Spirito Santo)
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Sant’Apollinare Nuovo
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Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Conclusioni (1)
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Conclusioni (2)
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Architettura cristiana ravennate – Le costruzioni centriche
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