Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Conclusioni (3)

Alla conclusa unità del corpo della chiesa aderisce la zona absidale. Questa — non compresa, come appare logico, nel proporzionamento del blocco principale — costituisce non un’aggiunta, ma sempre un episodio, sia pure un saliente episodio. È comunque la parte più complessa dal punto di vista esecutivo, dove veniva richiesto speciale magistero murario per strutture poligonali ed in curva, per grandi archi e volte. Non ho bisogno di rammentare l’origine bizantina delle absidi definite poligonalmente all’esterno ed attraversate da finestre, come si riscontrano sempre a Ravenna, talvolta fiancheggiate da pastophoria pure all’uso orientale. Si deve, se mai, rilevare che la moda di tali absidi viene direttamente importata da Bisanzio, oltrepassando la Grecia dove l’adozione sporadica è limitata alle sole isole anatoliche.

Le particolarità rilevate nelle absidi ravennati portano a modificare l’apparente indipendenza dall’Oriente bizantino prima affermata, in riferimento alla sobria organizzazione del corpo principale della chiesa. Sembra quasi che, per un principio programmatico, si sia voluto giustapporre allo schema basilicale romano una zona absidale di dichiarato gusto bizantino.

Il già noto fenomeno del graduale approfondimento dello spazio riservato al presbiterio si attua anche nelle basiliche ravennati. Salvo l’abside di S. Apollinare in Classe dove l’aspirazione classica ne modera il valore, tutte le altre hanno un accentuato e assai simile rapporto tra larghezza e profondità dell’area absidale.

 

Altri elementi tipicamente bizantini sono dati dalla decorazione interiore e particolarmente dai marmi colorati quasi tutti importati dall’Oriente. Per quanto quest’argomento comprenda anche gli ornati degli edifici a pianta centrale, credo che non si debbano spendere molte parole per mettere in evidenza l’origine e la lavorazione costantinopolitana dei vari capitelli che ammiriamo a Ravenna. Analogie storiche, la presenza di lettere e sigle di marmorari e di monogrammi greci lo confermano apertamente.

Forse quasi solo gli amboni — collocati sull’asse della chiesa in mezzo alla navata — vanno riguardati un prodotto d’arte locale, rispondendo ad una necessità di predicazione che intendeva ugualmente rivolgersi alle due parti in cui, secondo i sessi, era diviso il pubblico dei fedeli.

Il prezioso materiale decorativo — formato da innumeri colonne con basi e capitelli, dai rivestimenti marmorei, dai pulvini, dalle recinzioni presbiteriali e dalle transenne più varie — veniva impiegato nelle basiliche secondo una visione che potremo definire se non proprio romana, certo profondamente latina, come vedremo a proposito del S. Vitale.

Si potrebbe dire in conclusione che gli edifici basilicali si rivelano pressoché equidistanti dagli esempi di Roma e di Bisanzio. La loro larga fioritura va spiegata non tanto con fenomeni di rapido incremento urbano, quanto con indirizzi imputabili ad una vera politica edilizia. Tuttavia l’architettura ravennate ha una sua propria avvincente unità che non scaturisce dalla geopolitica delle derivazioni e dall’alchimia dei compromessi.

È la luce — mi sembra — che sublima una esemplare coerenza di moventi e di risultanze e che assicura tale unità. A Ravenna la luce penetra dalle absidi, inonda le navate laterali: è la protagonista della visione architettonica.

Ben più che a Roma — dove la luce, sia pure abbondante, penetra e scende quasi solo dall’alto — tutto lo spazio interno si qualifica in aspetti più limpidi e lievi, facendo attenuare e tacere contrasti di luci e di ombre. Nelle basiliche ravennati non si guarda in alto per esaltarsi alla luce; questa prorompe dalle grandi finestre delle navatelle e dell’abside, gioca liberamente sui colonnati, sembra anzi raccogliersi in basso per poter lievitare tutta l’architettura in una ariosa, felice visione. Le superfici interne, largamente partecipi di una luminosità marina, erano fatte per vivere e fiorire nella magia dei mosaici.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine: 37-39
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana

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