Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Conclusioni (1)

Nell’accingerci a trarre qualche conclusione dall’analisi compiuta sugli edifici a pianta longitudinale, dobbiamo innanzitutto riconoscere in tutte le espressioni basilicali il comune anelito ad una semplicità d’impostazione architettonica che ci sorprende ad attrae.

L’univoca scelta ddl’elementare impianto planimetrico denuncia, meglio di ogni altro argomento, l’adesione più convinta alla tradizione architettonica cristiana incentrata su Roma. Nello spartito generale — dall’atrio fino all’abside esclusa — i caratteri romani sono certo evidenti e ben più marcati a Ravenna che nella edilizia sacra della precedente capitale lombarda, come pure della vicina Dalmazia ed in Grecia. Anche il gusto per l’unitaria ampiezza degli spazi interni, l’assenza del transetto e delle conseguenti « navate avvolgenti », delle gallerie superiori, degli endonarteci e di soluzioni comunque ricercate e complesse, confermano fedeltà alle origini cristiane e fermezza di ideali artistici.

Questa esemplare stabilità programmatica — non scossa e forse nemmeno scalfita dalle contrastate vicende e traversie politiche, di cui Ravenna subì i più forti contraccolpi — deve commuoverci per la fede che certo l’animò e la sorresse. Ravenna non soltanto rifiuta, per la tipologia basilicale, un allineamento con l’Oriente e con Bisanzio in particolare; ma si mostra refrattaria nell’accogliere alcuna delle tanto variate esperienze lombarde, suscitate dall’attivismo architettonico di S. Ambrogio, ed assai poco sensibile alle lusinghe dei mondo adriatico e ionico.

 

Siffatta limpida, indiscutibile visione di fondo si precisa a Ravenna, ma non si irrigidisce, attraverso l’uso di schemi proporzionali ora rintracciati. Mentre il rapporto più frequente, posto a base delle costruzioni chiesastiche, è di una volta mezzo tra lunghezza e larghezza, anche gli altri riscontrati (√2, √3 ed il numero d’oro) rispondono ad affermate consuetudini di modulazione classica.

Le modalità applicative di tali semplici proporzionamenti meritano particolare attenzione. Qualunque sia il rapporto, lo schema proporzionale in questi monumenti ravennati non riguarda — più o meno studiatamente — aspetti o particolarità dell’edificio, ma la costruzione nel suo complesso, non concerne lo spazio interno, ma le dimensioni esteriori comprensive degli spessori murari; in sostanza prende in considerazione il volume della fabbrica con esclusione della parte absidale. Ciò attesta la concretezza degli architetti che consideravano l’edificio nella sua unità e si preoccupavano di poterne indicare preventivamente sul terreno i punti e gli allineamenti estremi.

Che queste mie osservazioni — cui sono pervenuto soltanto attraverso il concorde esame dei dati monumentali — siano sicuramente fondate, dando peso e valore a tutta la fioritura delle basiliche ravennati, è confermato in pieno dal citato passo di Agnello (Liber Pontificalis, ed. Testi Rasponi, p. 71,5-8; 77,3-6) in cui si indicano due successive fasi nella costruzione di una basilica. La fabbrica veniva iniziata, difatti, dai muri perimetrali per poi essere completata nelle suddivisioni interne; anzi il protostorico, per il secondo tempo impiega addirittura il verbo implere.

Tale unico metodo di ideazione e di lavoro indica perciò lo schietto desiderio dei costruttori di dar ordine ed unità alle loro semplici fabbriche, direi agli stessi cantieri, più che rivelare particolare gusto per raffinati accordi o per le pure ricerche teoriche.

Per le strutture in elevato, la proporzione tra l’altezza e la larghezza della nave centrale — predominante per chi entri in chiesa o ne esca — si attua in diverse, ma non abnormi soluzioni. A parte l’esempio dello Spirito Santo, il rapporto è abbastanza alto (1,6) in S. Giovanni Evangelista e tende a diminuire gradatamente, attraverso S. Agata e S. Apollinare Nuovo — imperniati ambedue su √2 come le loro piante lo sono nel numero d’oro — per giungere alla basilica classense che prende il valore maggiormente beante di 1,33, di indubbio gusto classico.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine: 31-34
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana

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