Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Sant’Apollinare Nuovo

Di particolare interesse la Basilica detta di S. Apollinare Nuovo, costruita in nomine Domini dal re Teodorico presso il suo palazzo, riconciliata dal vescovo Agnello e poi denominata S. Martino in ciel d’oro per la ricchezza dell’antico soffitto.

Le tre navate sono suddivise da due serie di 12 colonne; l’abside, rintracciata nelle strutture inferiori è stata, anni addietro, baldanzosamente ricostruita. Le fiancate esterne son tutte percorse — come nel S. Giovanni Evangelista — dalle tipiche archeggiature in alto e dalle paraste terrene, quest’ultime collegate da una cornice laterizia che s’incurva ad avvolgere gli archi delle finestre.

La differente impostazione dei finestrati in Sant’Apollinare Nuovo

Il monumento, costruito di getto e ben conservato, si presta a qualche considerazione. La Chiesa ariana, anche in questo caso si è conformata ai precedenti, ma ha cercato di raggiungere una più espressiva interpretazione della corrente prassi costruttiva. La lunghezza e la larghezza della bellissima chiesa risultano proporzionate secondo la sezione aurea. Questa raffinata caratteristica può essere ricollegata con le proporzioni degli alzati e con il nuovo rapporto che qui intercorre fra le larghezze delle navate e che lascia maggiore spazio alla nave centrale.

La diversa e quasi discordante spartizione dei finestrati riflette la flessibilità dell’impostazione architettonica. Sorto con le sonore cadenze strutturali dei fianchi, l’edificio ha raggiunto altri più sottili effetti, meglio commisurati ai propri limiti dimensionali e alla indiscussa preponderanza della navata centrale.

Il finestrato superiore si fraziona e si ingentilisce nei suoi elementi, nel solo intento di collaborare con un altro spartito: quello della decorazione musiva. Il contrasto che arieggia all’interno esalta la nave centrale, allontana e rende ancor più sublime il ritmato gioco delle alte pareti; ad accentuare questi effetti le scene cristologiche sono le più lontane, redatte in maniera episodica e con le forme più minute.

L’incidenza massiccia dei pulvini non riesce a turbare l’interno tutto impreziosito dagli antichi mosaici: impressiona per il suo aspetto aulico e disteso (tav. VII), anche se nessuna particolare disposizione denunzia le funzioni di chiesa palatina che, specie per la vicinanza con il palazzo regio, le sono state attribuite.

Autore: Guglielmo De Angelis D’Ossat
Pubblicazione:
Studi ravennati: problemi di architettura paleocristiana
Editore
: Dante
Luogo: Faenza
Anno: 1962
Pagine: 26-28
Vedi anche:
Architettura cristiana ravennate – Edifici Basilicali: Basilica Ursiana

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